precedenti fiorentina bologna

Cento chilometri e infinite storie da raccontare. Bologna e Fiorentina si ritrovano per la quindicesima giornata di Serie A, l’amarcord non può che essere potentissimo.

È un derby ed è sentitissimo, nonostante non si tratti di una stracittadina vecchio stile. E’ un derby ed è stato a lungo teatro di trasferte, di saluti poco amichevoli tra i tifosi. Di destini incrociati, su quella vecchia strada lunga e scoscesa, di salite e discese. Emblematicamente, rappresentavano l’Appennino di cui il match prende il nome.

Ecco, a proposito di destini: il primo a incrinare Firenze e Bologna è quello di Hermann Felsner, l’allenatore del Bologna già campione d’Italia. Nel ’32, decide di passare alal Viola, completando lo smacco con le cessioni di Busini e Pitto. Tra i due club s’instaura una vera e propria guerra fredda: all’acquisto felsineo di Sanone, in Toscana rispondono con Petrone; poi, ancora: Clerici e Buso, Pecci e Paganin, fino a Osvaldo, Gilardino, Diamanti e… il direttore Corvino. Oh, ovviamente, pure Roby Baggio.

Ma sono gli ultimi anni, belli da vedere ma non esaltanti come gli albori del calcio. Del calcio vero. Dagli scudetti degli anni Trenta, passa una guerra e cambia il mondo. Nel 1956, è la Fiorentina a battezzarsi campione d’Italia, con passerella d’onore proprio al Comunale bolognese per 2-0. Pochi anni dopo, gli emiliani rispondono: c’è Giacomo Bulgarelli e la guida è quella di Harald Nielsen. L’annata è esaltante e a Firenze ricambiano malvolentieri il favore, cedendo il passo all’andata e tenendo duro al ritorno.

Da lì in poi, cadute e risalite, picchi ed eterne promesse. Con un 10 a unirle (si fa per dire) sotto lo stesso credo: quello verso il Divin Codino. Il primo e – quasi – ultimo Baggio: il ragazzino di grandi promesse e del profondo tradimenti, la stagione dei record e della rinascita in rossoblù. Soprattutto, dei 22 gol segnati in 30 partite, dell’Intertoto e pure della fascia di capitano. Infine, della lotta intestina con Renzo Ulivieri.

Nell’Amarcord di oggi, analizziamo due epoche diverse, trent’anni distanti ma unite dalla meraviglia del Derby dell’Appennino.
Fiorentina-Bologna 1-3 3/11/1968: l’ultimo scudetto Viola e l’unica sconfitta in campionato. Proprio contro i rivali…
Fiorentina-Bologna 1-0 5/12/1998: il Trap che sogna lo scudetto e Mazzone che torna da ex. E quanti campioni…

Fiorentina-Bologna 1-3, l’unica sconfitta viola nell’anno del trionfo

Due squadre incredibili, ma la Fiorentina un po’ di più. Da Janich a Bruno Pace, da Beppe Savoldi a Lucio Mujesan: nell’anno dei Viola campioni, pure i bolognesi erano una forza, e tutto si concentrava nella leadership e nel talento purissimo di Giacomo Bulgarelli. Era il 1968 ed era la squadra di Cervellati, arrivato all’allora Giovanni Berta di Firenze con la pretesa di non incappare in brutte esperienze, di dire la propria, di rispettare i campioni. E che campioni.

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Sì, perché quella Fiorentina, costruita da Montanari e dal presidente Baglini, era diventata una corazzata. Soprattutto in casa. La stella era Mario Maraschi, migliore marcatore stagionale dei gigliati con 16 gol. Un portento, subito in campo in quella domenica 3 novembre del ’68.

Oh, nel calcio, come nella vita, dietro l’angolo non sai mai cosa possa capitarti.

E capitò che la super Fiorentina riuscì a resistere per soli 34 minuti: Lucio Mujesan batté il primo colpo, inaspettato. Il doppio indizio firmato Beppe Savoldi portò alla prova definitiva: i toscani, che fino a quel momento non avevano mai perso, stavolta rischiavano davvero di portare a casa un nulla di fatto. Illuse Maraschi, al 59′, con il solito colpo. Riaprì il cassetto dei sogni niente di meno che Faustino Turra: un gigante buonissimo, bresciano di Catania e con il cuore ancora a Bologna.

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Fu l’immagine perfetta del trionfo della normalità: quella Fiorentina così viva, così giovane, così forte e scattante, messa sotto dall’arguzia bolognese. Dalle cose semplici, che indicano la via.

Fiorentina-Bologna 1-0: l’anno del sogno infranto per entrambe

Il Trap contro Mazzone. La Fiorentina con Batistuta, Edmundo, Rui Costa; il Bologna con Beppe Signori, Binotto e Marocchi partito dalla panchina. Quasi 33mila persone all’Artemio Franchi, a spingere la Viola che sogna uno scudetto che avrebbe del clamoroso.

Del resto, il 1998-1999 è l’anno delle sette sorelle, che si risolve in un duello serrato tra la Lazio e il Milan che vincerà a sorpresa lo scudetto. La Fiorentina rimarrà li, sulla vetta, per tre quarti del torneo. Sotto i colpi di Batigol, Trapattoni prova a scrivere l’ennesima, grandiosa storia della sua carriera.

Firenze si è risollevata con Cecchi Gori e vuole il gran colpo. Nel mentre, s’accontenterebbe pure del Derby dell’Appennino.

Da tanti anni, Fiorentina-Bologna non aveva tutto questo fascino. La Viola, capolista, affrontava il Bologna in striscia positiva: non perdeva da 16 gare. Dopo un buon inizio dei toscani, gli ospiti iniziano a spingere. Edmundo e Batistuta sono in difficoltà ed è Toldo a salvare i suoi in più frangenti. Sul finale di tempo, è fondamentale su Davide Fontolan; è invece incredibile su Signori, a due passi dalla rete.

Dopo una partita in costante affanno, è la Fiorentina a passare in vantaggio: mani di Paramatti e e tocco a due su calcio di punizione. Bomba di Batistuta ed è gol. “Questo è un gioco. Oltre all’abilità, ci vuole la fortuna. Noi non siamo stati fortunati”, la massima di Mazzone a fine gara.

Cristiano Corbo
Fan dei tiri a giro sul secondo palo. Prima del sinistro di Grosso, solo quello di Volpecina. Ostinatamente giornalista e giornalisticamente ostinato