fiorentina juve precedenti celebri

Per Firenze è sempre stata la partita dell’anno, la rivalità più accesa e quella che vale una stagione. Certo, lo scudetto 82 deciso all’ultima giornata è sicuramente l’episodio principe, ma l’affare Baggio del 1990 ha esasperato gli animi, acceso ancora di più una contrapposizione già sufficientemente aspra.

Ma anche per la Juve la gara di Firenze è sempre stata una sorta di termometro della stagione, quella partita che se vinta poteva dare la spinta verso i grandi traguardi.

Viola contro Bianconeri. Una classica che si porta dietro storie di cuore e rivalità, ma anche unità nel dolore di una scomparsa.

Fiorentina-Juventus 1-0: il gran rifiuto di Baggio

fiorentina juventus 1991

Battisti diceva che le donne, allo spuntare della primavera, vivono nuovi amori. Ma l’amore ha un contraltare che scende dal cielo come l’angelo più bello, cacciato dal paradiso: è l’odio. Nella prima settimana d’aprile del 1991 il collettivo del tifo organizzato viola, la Curva Fiesole, si era ritrovata per una riunione straordinaria. Il tema di discussione? Roberto Baggio, il nuovo 10 della Juventus.

Lui, che a Firenze aveva dato tanto, e che da Firenze aveva ricevuto tutto, aveva tradito quell’amore che sembrava destinato a durare in eterno. Il presidente Cecchi Gori, presentandosi all’Artemio Franchi, aveva mostrato al pubblico la sciarpa viola. Come a voler sancire la fine delle discussioni. Ora si gioca, e purtroppo per Baggio si gioca e come. Salvatori è come un’ombra che lo segue in orizzontale e in verticale per il rettangolo verde, senza farlo respirare.

I fischi si levano assordanti dalle tribune del Franchi, Baggio non ha neanche bisogno di un’ombra che lo segua perché, invero, egli è l’ombra di se stesso. La Fiorentina, consapevole della debolezza dell’avversario, più forte sulla carta, coglie il vento in poppa, molla gli ormeggi e si fionda all’inseguimento della Juventus, aggredendolo per tutti e 90 i minuti di gara. La Juventus di Maifredi è una squadra debole, che prova a proporre un calcio che non è nelle corde della squadra, da sempre.

È la storia a dirlo, è la storia a raccontarlo – ripetendosi costantemente. Tra i pali bianconeri c’è Tacconi, il man of the match della Vecchia Signora, quantomeno ben protetta. Le sue parate rimandano il gol del vantaggio viola, che è solo di là da venire. E infatti, quasi allo scoccare del primo tempo, al 41’, la Fiorentina guadagna una succulenta punizione dal limite dell’area di rigore. Si incarica della battuta Fuser. Siamo al limite, in una zona quasi centrale, ma leggermente spostati sulla sinistra.

Fuser calcia benissimo, cogliendo il palo alla sinistra di Tacconi. La traiettoria è magica, perché dopo aver colpito il montante rimbalza beffardamente sulla linea di porta per poi entrare sull’angolo opposto. Tacconi, nella circostanza, non ci fa una gran figura. Le sue braccia vagano come Dante nella Foresta alla disperata ricerca di un pallone che non toccherà mai.

Al 50’, però, al rientro immediato dagli spogliatoi, Baggio si sveglia. Supera Salvatori con un dribbling più cercato che ottenuto, viene trattenuto molto leggermente per la maglia, ma questo basta all’arbitro per fischiare il calcio di rigore.

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Le proteste e i fischi si abbattono sulla Juventus, in quel momento impersonificata da Baggio. Dal dischetto tutti si aspettano il numero 10 in maglia bianconera, ma Roberto non se la sente. Non vuole infliggere al suo popolo un dolore già incommensurabile. Dagli 11 metri si presenta così De Agostini. Baggio quasi non guarda. Ma il Franchi guarda ed esulta. Mareggini coglie l’angolo giusto, alla propria sinistra, si stende e respinge in calcio d’angolo, per poi alzarsi in piedi ed esultare veementemente. La folla è in visibilio. Baggio può solo immaginarsi le polemiche che lo travolgeranno nei giorni successivi. Ma non è finita qui.

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Minuto 63. Baggio viene richiamato da Maifredi, al suo posto è pronto Alessio. Dalla tribuna cade qualsiasi cosa, un altro po’ cade pure l’angelo di cui sopra.

Baggio lascia il campo con un’espressione che è un misto di vergogna e delusione. Dopo i fischi, però, il boato. Tra i vari oggetti lanciati in campo c’è anche una sciarpa viola. Baggio la raccoglie prontamente, stringendola al proprio bacino sotto la giacca griffata Juventus.

Si dirà: è solo un gesto. Ma lo dirà che non s’intende di pallone. Il football è un’altra cosa. Baggio trasforma, con quella raccolta, l’odio in amore.

Quel che ha seminato è stato colto. Ma per i tifosi della Juventus è un gesto imperdonabile. La partita, nel marasma generale, finirà 1-0 per la Fiorentina.

Fiorentina-Juventus 1-4: la vittoria scudetto dedicata a Fortunato

fiorentina juventus 1995

La Juventus ha 8 punti di vantaggio sul Parma. Per lo Scudetto, che manca da 9 lunghissimi anni, l’ultimo ostacolo è rappresentato dalla Fiorentina – squadra rivale per antonomasia. La partita, già difficile di per sé, è diventata quasi una questione marginale dopo la morte di un giocatore della rosa bianconera: Andrea Fortunato, che aveva lasciato il vuoto dietro di sé appena 4 giorni prima.

Tutto lo stadio, in un moto di commozione autentica, aveva partecipato al ricordo, con un applauso che aveva sostituito il silenzio assordante dei minuti precedenti. La Juventus non vince a Firenze da 13 anni, ma non riesce a pensarci. Troppo è il dolore per la perdita dell’amico. Ma come capita nelle più bizzarre circostanze della vita, il dolore a volte può trasformarsi in coraggio. E quel pomeriggio la Juventus lo dimostra ampiamente. Passano appena 7 minuti e Ravanelli, dopo aver controllato un pallone quasi fuori dal lato destro del campo, sulla trequarti, pesca Vialli al centro dell’area di rigore con un pallone forte e preciso.

Vialli fa il resto, coordinandosi con un gesto tecnico incredibile, colpendo quasi di punta col sinistro un pallone che sembrava irraggiungibile, e beffando il portiere viola alle spalle. Diamante di Gianluca Vialli e Juventus in vantaggio. La prima frazione, partita sugli scudi, non rispetta però le allettanti promesse.

La ripresa le renderà onore. Dopo 50 secondi Baiano viene atterrato in area di rigore da Rampulla, e per l’arbitro è calcio di rigore. Dal dischetto va Gabriel Omar Batistuta, ma il suo destro, potentissimo, nasce a mezza altezza e muore oltre la traversa, grazie alla respinta del portiere bianconero, che riscatta il fallo su Baiano.

Dall’altra parte, stessa ingenuità di Toldo ai danni di Vialli. Il tocco è leggerissimo ma sembra esserci. Ravanelli, d’astuzia, conquista il rigore. Baggio, dal dischetto, lo trasforma – riscattando il gran rifiuto di 4 anni prima. Nel postpartita Toldo griderà allo scandalo, e i replay gli daranno ragione: Stafoggia vede male, il rigore non è generoso, è inventato. Ma la Fiorentina quella partita non la perderà 2-0. Al 25’ Batistuta svetta di testa in seguito ad un bel cross proveniente dalla sinistra, insaccando in rete per il gol che dà speranza al Franchi.

La Juventus potrebbe qui perdere le certezze acquisite nel corso del match, ma invece si compatta – come è nello spirito del proprio allenatore – e riparte con grande pericolosità.

Come al 39’, quando Ravanelli controlla e combatte un pallone al limite dell’area, se lo porta sull’esterno e col sinistro calcia in diagonale, beffando Toldo con una grande esecuzione. 3-1 a 5’ dalla fine.

E 4-1 a 3’, quando Marocchi solo davanti al portiere lo salta, fa stendere un difensore sulla linea e batte nuovamente Toldo. Ora lo Scudetto è più vicino. Una Juventus nobile e operaia sbanca Firenze. Lippi è soddisfatto, e non potrebbe essere altrimenti

Gianluca Palamidessi
Crede solo a ciò che è impossibile (Tertulliano). Appassionato di Football e Filosofia, cerca il passaggio filtrante per trovarle nella profondità. Se si parla di sapienza, sa riderci su. Se si parla di pallone, lo scherzo finisce subito.