inter atalanta precedenti

Non è vero che con nerazzurri pensiamo solo all’Inter. Non lo è più da qualche anno. Da quando cioè l’Atalanta, che nel suo palmares può contare traguardi storici ma non trofei, ha iniziato a fare la voce grossa in Serie A e in Europa – prima in Europa League, poi in Champions League, arrivando ad un passo dalla semifinale lo scorso anno.

Tanto più se pensiamo che i nerazzurri per antonomasia, l’Inter, in Champions non glorificano il proprio nome addirittura dal 2010, da undici anni – fu anche l’ultima volta che un’italiana vinse la massima competizione europea.

Nel frattempo l’Inter ha subito una rifondazione societaria, ha visto passare sulla propria panchina un fiume di allenatori – in primo luogo quel Gasperini che oggi fa le fortune della Dea – e che oggi, a distanza di tanti anni, è di nuovo in cima alla classifica del nostro calcio, col chiaro obiettivo – e sentore – di arrivare fino in fondo. Difficile chiamarlo derby, quello tra Inter e Atalanta. L’una è come la nemesi dell’altra. I colori sono gli stessi. Non la storia.

Inter-Atalanta 2-0: la coppa Uefa del Trap

inter atalanta coppa uefa 91

Il 3-1 di quasi un mese prima in campionato aveva già dato un’ottima indicazione su quale squadra, tra Inter e Atalanta, sarebbe andata fino in fondo in Europa.

Le due formazioni lombarde, infatti, furono sorteggiate ai quarti di finale di Coppa Uefa. Dopo l’andata, finita sul punteggio di 0-0, c’era il ritorno ad attendere gli appassionati di calcio. Un ritorno che non avrebbe deluso le attese. Quell’Atalanta è ancora figlia – ormai orfana – di Mondonico, passato nel frattempo al Torino. L’Inter è invece allenata da Giovanni Trapattoni, una certezza in panchina – lo sarà fino a fine stagione.

Matthaus, Klinsmann, Berti. Bastano questi tre nomi a decifrare il portato – assolutamente straordinario – di quell’Inter. Diversamente si deve dire della Dea, che non schiera grandi campioni ma che fa del gruppo e del gioco di squadra la sua arma di forza – ciò che la fa somigliare all’attuale Atalanta, anche se in miniatura.

Ferron, portiere dell’Atalanta, guarda cupo il piede destro di Matthaus, che è pronto alla battuta del calcio piazzato dalla destra, vicino alla linea di fondo. Sono passati quasi sessanta minuti e la partita è bloccata sull’1-0. L’episodio può fare la differenza. Il cross del tedesco è preciso al centro dell’area, dove Serena può svettare indisturbato e indirizzare la sfera alla sinistra del portiere della Dea, spiazzato e deluso dal comportamento dei suoi, che pure aveva richiamato alla massima attenzione. Minuto 16 della ripresa. Siamo sull’1-0.

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L’Inter, che è in maglia bianca, capisce che la Dea è in grande sofferenza e accelera le operazioni. Il centrocampo è in mano ai Bauscia, che dietro non rischiano nulla, forti dell’esperienza e della qualità di Beppe Bergomi, che guida la difesa come un faro i marinai in una notte tempestosa; accanto a lui Baresi l’altro, che è capitano e leader di quell’Inter. Berti sulla sinistra fa il bello e il cattivo tempo, guadagnandosi una punizione al limite che, battuta magistralmente da Matthaus, fissa il punteggio sul 2-0 al minuto 63: una punizione incredibilmente potente, battuta di collo destro sul tocco corto di Baresi e che non lascia scampo al povero Ferron. Punteggio che rimarrà invariato fino al termine. L’Inter, poi, vincerà quella Coppa. Alla Dea solo un triste ricordo di un sogno svanito troppo presto.

Inter-Atalanta 1-2: l’anticamera del 5 Maggio

inter atalanta 2002

Due classe ’73 si contendono la palma di uomo immagine nella sfida valevole per la trentesima giornata di Serie A tra Inter e Atalanta: da una parte Christian Vieri, 20 centri stagionali, dall’altra Doni, il ragazzo che esultava col mento, a quota 12. L’Atalanta deve salvarsi, l’Inter lotta per uno Scudetto che sembra suo, ma che è sempre pronto a sfuggire tra le grinfie bianconere.

I primi minuti di gara parlano chiaramente. L’Atalanta si affida a Doni che viene a prendere il pallone già sulla linea del centrocampo, provando a imbeccare così i compagni di squadra.

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È lui che cuce il gioco tra difesa e attacco, nonostante il ruolo non lo richieda fino in fondo. Dall’altra parte l’Inter, col suo 3-4-2-1 in fase di possesso, imposta il gioco sugli esterni ma passa per i piedi di Dalmat e Di Biagio, pronti sia a imbeccare che ad essere imbeccati dai compagni. Davanti Vieri fa la guerra con Sala, che è sempre molto bravo a contenerne gli entusiasmi.

Seedorf imbecca Vieri con un lancio dalla sua metà campo, ma Bobo viene recuperato in extremis da un intervento prodigioso proprio di Sala, che ha ingaggiato con lui un duello personale. Ma qualcosa di ancor più memorabile sta per accadere. Doni serve Zenoni sull’esterno destro. Il terzino atalantino crossa di prima a centro area dove non Doni, né altri, ma proprio Sala svetta di testa bucando la porta di Toldo e portando in vantaggio la Dea. Partita fino a questo momento incredibile del difensore bergamasco.

Si va al riposo sull’1-0 per l’Atalanta dopo il gol di Sala al 44’. Ci si aspetta una partita tanto più dura per l’Inter che invece rientra in campo con uno spirito guerriero, infuso all’11 di casa dal suo uomo in panchina, el hombre vertical Cuper. Materazzi dà una mano alla manovra arrivando al cross dalla sinistra. Il cross è preciso ma lento, e solo uno come Vieri poteva trasformarlo in rete: stacco di testa poderoso del bomber nerazzurro e pareggio Inter immediato, al 47’.

L’Inter vola sulle ali dell’entusiasmo ma si divora la chance del 2-1. Cross a centro area di Seedorf e stacco aereo di Cordoba che impegna Taibi. Sulla respinta nell’area piccola, Vieri prova il tap-in di destro ma manca misteriosamente il bersaglio cadendo all’indietro.

Ma l’Atalanta è corsara e anziché difendersi decide di ricominciare ad attaccare. Sa che dietro l’Inter è distratta, e arriva così il gol del 2-1. Doni in mezzo per Comandini, che beffa la difesa nerazzurra, salita malissimo dal fuorigioco: prodezza di Toldo ma Beretta, che aveva iniziato l’azione, non sbaglia a pochi passi dal bersaglio, con tutta la retroguardia interista ferma a chiedere un fuorigioco che non c’è. Minuto 62, Inter 1-2 Atalanta.

L’Inter si butta furiosamente in avanti ma Taibi è miracoloso. Sul cross di Recoba dalla destra, ancora Cordoba svetta di testa, ma la risposta del portiere bergamasco è da copertina. Ma non è finita qui. Conceicao, entrato nella ripresa, crossa dalla sinistra più o meno dalla zolla di campo dalla quale Materazzi aveva pescato Vieri in occasione dell’1-1. Ed anche in questo caso, infatti, il cross trova Vieri, che stacca con ancor più prepotenza: ma Taibi parte prima e respinge come un gatto.

Sul finale assalto nerazzurro, ma non bastano 5 minuti di recupero. L’Inter perde una sfida che a fine campionato risulterà decisiva – come e quanto il 5 maggio – per la lotta al titolo, che sarà della Juventus.

Gianluca Palamidessi
Crede solo a ciò che è impossibile (Tertulliano). Appassionato di Football e Filosofia, cerca il passaggio filtrante per trovarle nella profondità. Se si parla di sapienza, sa riderci su. Se si parla di pallone, lo scherzo finisce subito.