precedenti inter milan

Da sempre, Milano è divisa tra Baùscia e Casciavìt. Equamente divisa, senza troppe pretese all’unilateralità, all’equilibrio. Una divisione accettata poiché storicamente accertata, che certo oggi si farebbe fatica anche solo a introdurre come argomento di conversazione dinnanzi a uno spritz o tra colleghi di lavoro, nella Milano ultra-accelerata del 21° secolo.

I termini di Baùscia e Casciavìt vennero coniati negli anni Venti del Novecento. I secondi sono i tifosi rossoneri – traducendo dal dialetto milanese: cacciaviti. Parliamo quindi di un simbolo per eccellenza del lavoro operaio (un po’ alla maniera degli Hammers del West Ham). Il proletario meneghino è, in altre parole, rossonero, almeno in origine.

I primi sono i tifosi nerazzurri – traducendo dal dialetto milanese: gradasso (ganassa). L’interista abita quasi sempre in centro, partecipa di gusto e di buon grado alla vita della Milano bene, spesso recandosi allo stadio in giacca e cravatta. L’Inter è orgogliosamente Internazionale, il Milan è orgogliosamente Milanese.

Per descrivere lo straordinario e storico antagonismo di una partita che non ha eguali, unica nel suo genere e unica anche nel nostro campionato – ma, come ricorderanno i tifosi, nell’annata 2002/2003, unica anche a livello europeo –, per cercare di trasmettere dunque al lettore una rivalità che solo la partita può restituire adeguatamente, abbiamo scelto tre derby giocati in casa dell’Inter, a loro modo tutti decisivi.

Stagione 1987/88, 12ª, Inter-Milan 0-1

INTER-MILAN 0-1

INTER: Zenga, Bergomi, Calcaterra, Baresi I, Ferri II, Passarella, Fanna (46′ Piraccini), Scifo, Altobelli, Mandorlini, Ciocci. All.: Trapattoni.

MILAN: G.Galli, Tassotti, P. Maldini, Colombo, F.Galli, Costacurta, Massaro(67′ Virdis), Ancelotti, Donadoni, Gullit, Evani. All.: Sacchi.

Arbitro:Lanese.

Gol: 4′ aut. Ferri II

Nel 1987/88 il Milan di Arrigo Sacchi vince lo Scudetto. Se in un’annata del genere perdi il derby, poco importa. Nessuno si ricorda dei derby persi, se la stagione poi si è conclusa in gloria. Ma in questo caso al cavallo s’aggiunge il fante, e pure il re. È la dodicesima giornata di Serie A e a San Siro si gioca il derby di Milano, Inter-Milan.

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La partita è segnata irrimediabilmente da un autogollonzo di Ferri (Inter). Su una palla alta lanciata in direzione di Gullit al limite dell’area, Ferri vorrebbe appoggiare tranquillamente di testa al proprio portiere, l’indomito Zenga. C’è un piccolo problema, però. Zenga sta uscendo dai pali in quell’esatto istante, e Ferri colpisce quasi a occhi chiusi il pallone.

La frittata è segnata. Zenga prova a correre disperatamente verso la propria porta per salvare il pallone, ma quando lo tocca in sforbiciata è troppo tardi.

L’Inter creerà un paio di circostanze favorevoli – specie con Mandorlini che davanti alla porta, anziché calciare, serve Altobelli in fuorigioco – ma il Milan controllerà la gara, e sfiorerà il raddoppio.

Trap si dice deluso, Sacchi si dice orgoglioso. Il Milan vincerà lo Scudetto, con il fondamentale passaggio proprio nel derby di ritorno griffato da un gol di Virdis e da una prodezza di Gullit.

Dopo questo derby d’andata i rossoneri batteranno il Napoli e poi la Juve a domicilio, dando inizio alla cavalcata sfociata poi nel sorpasso della mitica partita col Napoli del 1 Maggio 1988.

Stagione 1992/1993, 27ª, Inter-Milan 1-1

INTER-MILAN 1-1

INTER: Zenga, Bergomi, De Agostini, Berti, Paganin, Battistini, Orlando (10′ st Taccola), Manicone, Schillaci, Shalimov, R. Sosa. All.: Bagnoli.

MILAN: S. Rossi, Tassotti (27′ Nava), P. Maldini, Albertini, Costacurta, Baresi, Lentini, Rijkaard, Papin (18′ st Massaro), Gullit, Eranio. All.: Capello.

Arbitro: Pairetto.

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Gol: 44′ Berti (I), 38′ st Gullit (M).

I 70.000 di San Siro, ricordando un cronista dell’epoca, posticipano l’esodo pasquale per assistere ad uno degli incontri più importanti e sentiti dell’anno.

Di fronte il Milan degli “invincibili” di Capello, che in campionato ha appena assaporato la sconfitta contro il Parma di Scala e ha visto domenica dopo domenica assottigliarsi il vantaggio proprio sull’Inter di Bagnoli, partita in sordina, ma poi capace di infilare un filotto di risultati utili che fanno sperare nel sogno scudetto. Ma per dare fiato alle speranze nerazzurre e riaprire definitivamente il campionato serve un successo nel derby.

«Sfiorare un miracolo è peggio che beccare una solenne lezione», scrivono i quotidiani all’indomani di quell’Inter-Milan 1-1, 10 aprile 1993. Che cosa è accaduto? La squadra di Capello scende in campo convinta di poter gestire l’avversario, ma Bergomi, Berti e Ruben Sosa troneggiano e trascinano i propri compagni di squadra al gol del vantaggio al 44’ del primo tempo.

È proprio Berti che a poco dallo scadere della prima frazione svetta di testa liberissimo, su assist mancino e ambiguamente succulento di Ruben Sosa. La Madonnina capeggia la Nord nerazzurra, colma di pioggia e d’entusiasmo.

È proprio qui che entrerà in campo, seppur dagli spogliatoi, l’intuito (errato, e non di poco) di Osvaldo Bagnoli. L’allenatore autore del miracolo Verona pensa a difendersi e inserisce Taccola al posto di Angelo Orlando, mentre Capello – anche in virtù di un risultato pesante come il campo di San Siro – cambia e rafforza l’attacco Massaro, guerriero che nella pioggia può addirittura esaltarsi, al posto dell’esteticamente impeccabile ma concretamente rivedibile Jean Pierre Papin.

È la mossa giusta. A sette dalla fine, un pallone alto sfiorato proprio da Taccola, su disturbo di Massaro, viene lasciato rimbalzare da Gullit, per poi venir violentemente indirizzato all’angolino alla destra di Zenga, imparabile.

Il resto è la danza sotto la pioggia delle treccine olandesi e il Milan che si sente sicuro di aver respinto l’assalto avversario al titolo tricolore.

Così sarà. 13° scudetto rossonero, e saluti ai cugini. Le dichiarazioni del post-partita sono tutte in linea con l’impresa centrata dai rossoneri. 

Silvio Berlusconi: «Gullit e Albertini sono stati i migliori, splendidi. Ruud non ci stava a perdere, ha dato il suo contributo seguendo le indicazioni di Capello, fino a segnare un gol magnifico». 

Ruud Gullit: «Tutta l’Italia sull’1-0 tifava Inter, ci siamo sentiti punti nell’orgoglio. A me piace giocare i derby, partite in cui la tensione è palpabile». 

Fabio Capello: «È stata una sofferenza, però il pareggio è più che meritato, perché nel primo tempo anche noi eravamo stati pericolosi».

Stagione 2009/2010, 21ª, Inter-Milan 2-0

INTER-MILAN 2-0

INTER: Julio Cesar, Maicon, Lucio, Samuel, Santon, Zanetti, Cambiasso, Muntari (42′ st Cordoba), Sneijder, Pandev (21′ st Thiago Motta), Milito (36′ st Balotelli). A disp.Toldo, Materazzi, Mancini, Arnautovic. All. Mourinho.

MILAN: Dida, Abate, Favalli, Thiago Silva, Antonini (32′ st Jankulovski), Gattuso (1′ st Seedorf), Pirlo, Ambrosini (35′ st Huntelaar), Beckham, Borriello, Ronaldhino. A disp. Abbiati, Kaladze, Bonera, Inzaghi. All. Leonardo.

Arbitro: Rocchi di Firenze.

Marcatori: nel pt 10′ Milito, nel st 20′ Pandev.

È l’Inter del Triplete, è un Milan che vuole fargli lo sgambetto. È Mou contro il pianeta intero, a dirla tutta. Proprio come nel ’93 tutta Italia (o quasi) era con l’Inter, il derby della 21° vede un’Italia (neutrale) star più dalla parte dei rossoneri.

Ma quell’Inter ci sa fare, e lo dimostra Sneijder dopo appena due minuti, ma il suo destro – caramellato – finisce sul palo. All’8’ altra clamorosa palla gol scaturita da un rimpallo su azione solitaria di Pandev: Sneijder raccoglie il pallone di destro e calcia con violenza di sinistro, ma Dida dimostra di avere ancora qualche cartuccia da sparare. Miracolo. Il connazionale Julio Cesar osserva con un sorriso amaro quella giocata. Lui, al momento, non partecipa all’incontro.

L’Inter morde il Milan come un leone un vitello grasso. Si sente l’odore del sangue, e infatti il Biscione addenta il Diavolo. Palla lunga di Pandev da centrocampo con difesa del Milan eccessivamente alta.

Milito sfrutta un rimpallo favorevole (errore/orrore di Abate) e calcia dal limite di sinistro, ad incrociare, questa volta non lasciando scampo al povero Dida, che deve gestire un far west nella propria area di rigore. 1-0 Inter. 13° gol stagionale per Milito.

Cambia però la partita al 26’. Lucio si addentra nella metà campo del Milan e viene atterrato (almeno così sembrerebbe) da Ambrosini. L’arbitro invece dà ammonizione al brasiliano per simulazione. Sneijder applaude con ironia la decisione arbitrale, e viene espulso (sic!). Inter in totale controllo della partita, ma ora in dieci per i restanti 70’ minuti (compreso il recupero).

I primi dieci minuti della ripresa sono di marca Milan con due palle gol, una per Seedorf di testa (mezzo miracolo di Julio Cesar), un’altra con Ronaldinho – fuori di nulla.

Tocca poi al solito Milito, imbeccato da uno strepitoso Goran Pandev, presentarsi a tu per tu con Dida, ma il tiro esce moscio dal suo sinistro. Il Milan continua allora da attaccare, consapevole della propria forza. Beckham dalla destra pennella un cross sognante, ma Borriello di testa spedisce incredibilmente alto.

Al 17’, però, è l’Inter a creare i presupposti per il raddoppio. Milito e Pandev partono dalla metà campo con uno di quei 2 contro 3 (difensori del Milan) da allenamento del giovedì. Gli attaccanti sono più forti dei difensori, perché i due, con un movimento a incrociare, riescono a trovarsi, ma il cucchiaio di Pandev davanti a Dida, quasi impeccabile, pesca il palo della porta difesa dal brasiliano. Ma è solo questione di minuti.

Al 20’, su punizione, Pandev pennella la rete del raddoppio, incorniciando così una partita – e una stagione, col senno di poi – semplicemente sontuosa, dominante. Gol straordinario del macedone. E 2-0 Inter, con Mourinho che ritarda la sostituzione del suo attaccante appositamente per battere la punizione, prendendosi così la paternità del gol esultando in maniera eclatante.

Rimane un’ultima emozione. Al 91’ Rocchi concede un rigore generoso ai rossoneri, espellendo Lucio (doppia ammonizione per fallo di mano). Dal dischetto va Ronaldinho, ma Julio Cesar lo ipnotizza.

Mourinho esplode in una delle sue celebri esultanze. Fine dei giochi. Vittoria all’Inter, che vincerà Scudetto, Coppa Italia e Champions League.

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Gianluca Palamidessi
Crede solo a ciò che è impossibile (Tertulliano). Appassionato di Football e Filosofia, cerca il passaggio filtrante per trovarle nella profondità. Se si parla di sapienza, sa riderci su. Se si parla di pallone, lo scherzo finisce subito.