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La straordinarietà del gioco del calcio si evince dalla memoria dei suoi appassionati. Certo, negli annali rimangono, alla fine, solo i vincitori, ma nel ricordo collettivo questa formula è quasi capovolta. Non è vero che solo chi vince ottiene un posto tra i grandi di questo sport. Ma essere ricordati per una sconfitta nella finale dei Mondiali è un privilegio che spetta a pochissimi.

La nazionale di USA 94

L’aristocrazia del pallone, per dirla in una battuta, si fa nel ricordo dei nobili sconfitti addirittura più densa e pura che verso i vincenti. È il caso dell’Italia guidata da Arrigo Sacchi a USA 94. È il caso, soprattutto, del rigore di Roberto Baggio, del grido spezzato nella memorabile gola di Bruno Pizzul, della voce rotta di migliaia di italiani, così delusi dal Divin Codino, così attratti allo stesso tempo da quella gloria mancata, da quel giocatore sublime – sublime eppure umano.

Era partita dal Girone E, l’Italia di Sacchi. Aveva perso, all’esordio, contro l’Irlanda – non proprio una corazzata – per una rete a zero (Houghton all’11’). Si era rifatta contro la Norvegia di papà Haaland grazie ad una rete di Baggio. Non Roberto, ma Dino. Aveva infine pareggiato contro il Messico, arrivando così terza nel girone ma eleggibile per il ripescaggio. Agli ottavi gli Azzurri incontrano la Nigeria, che in un girone di ferro aveva avuto la meglio dell’Argentina – altra terza classificata e ripescata, con ben 6 punti all’attivo.

Era il 5 luglio del 1994 e la salvezza, quel caldo pomeriggio d’estate americano, veniva da Roberto Baggio, in maniera memorabile. 2-1 e qualificazione strappata con le unghie e con i denti. Poi la Spagna, il 9 luglio del ’94. Il sangue di Luis Enrique, la grinta degli Azzurri, la rete dei “gemelli” Baggio, prima Dino, poi Roberto a due minuti dalla fine. E allora semifinale, contro la Bulgaria – che aveva battuto la Germania ai quarti, ed era la vera outsider del torneo; la Svezia, invece, nella semifinale poi persa col Brasile, era arrivata fin lì un po’ per caso.

Baggio vs Stoichkov, per un posto in finale

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Arriviamo così al 13 luglio del 1994. Al Giants Stadium di New York, di fronte ad oltre 70.000 spettatori, va in scena la prima delle due semifinali del campionato del mondo: Bulgaria v Italia.

Il pubblico sugli spalti è tutto per l’Italia. Sia i neutrali, che si emozionano a vedere quella squadra, sia i tanti tifosi italiani. Compare sugli spalti addirittura un mega bandierone – a mo’ di coreografia – per la nazionale allenata da Arrigo Sacchi. In porta confermato Pagliuca. Difesa a quattro composta da Costacurta,Maldini, Benarrivo e Mussi. A centrocampo Albertini e Baggio al centro con Berti e Donadoni a tutta fascia. Roberto Baggio a inventare. Davanti a lui Casiraghi. Nella Bulgaria, il grande nemico da tenere sotto osservazione è Stoichkov, naturalmente.

La vittoria ai quarti contro la Germania ha dato grande fiducia alla Bulgaria, che sente di poter scrivere la storia. Ma l’Italia è troppo più forte. Soprattutto, gli Azzurri possono contare su un giocatore che in quel momento non ha rivali nel pianeta. È Roberto Baggio. Bastano 25 minuti a dimostrarlo.

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Al 20’ Baggio riceve un pallone sulla sinistra, fuori dall’area di rigore. Punta un uomo e lo salta di netto. Si presenta al limite, aspetta una frazione di secondo e calcia alla sua maniera. Il suo destro è preciso, potente, imparabile per Boris Mihajlov, che pur tuffandosi non può mai arrivare su quel pallone. Le larghe reti del Giants si gonfiano: nomen omen. Solo un gigante come Baggio poteva sbloccare quel match.

Commovente è il commento di Bruno Pizzul, che anziché nominare il cognome, passa direttamente al nome, come fosse un suo caro amico. In effetti è l’amico di tutti, Roberto. È il nostro fuoriclasse assoluto. Ed è 1-0. Ma c’è un altro uomo, quel pomeriggio, a guidare gli Azzurri.

È Demetrio Albertini, che dirige il gioco con eleganza e personalità da leader, cogliendo anche uno sfortunatissimo palo dopo un tiro di collo esterno. Gli Azzurri continuano ad attaccare, sicuri della propria forza. Benarrivo scarica alla sua destra per Albertini, che alza la testa e vede l’inserimento di Roberto Baggio, lasciato inspiegabilmente libero dalla difesa avversaria.

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Baggio non guarda neanche la porta, non ne ha bisogno. Il suo destro di controbalzo è una fucilata che lascia impietrito Mihajlov, il quale chiede – quasi stordito da quell’1-2 micidiale – un fuorigioco che già in presa diretta si capisce essere inesistente. Il replay evidenzia il gran gesto tecnico di Baggio, non l’unico di quell’azione travolgente. È infatti Albertini, con uno scavetto fine, delicato e millimetrico, a creare quell’occasione da gol, puntualmente realizzata da Roberto. 2-0 Italia dopo appena 25’. Gli Azzurri stanno demolendo la Bulgaria.

A quel punto, però, qualcosa accade. Sarà stato il caldo, o la consapevolezza di essere troppo superiori rispetto all’avversario da potersi concedere qualche minuto di pausa – mai commettere un simile errore nel calcio.

Fatto sta che la Bulgaria la riapre grazie ad un rigore conquistato da Sirakov e realizzato da Stoichkov. La ripresa è tiratissima. La Bulgaria ci crede e l’Italia perde anche Roberto Baggio, che accusa un dolore preoccupante alla coscia destra. Si decide saggiamente di preservarlo.

Al suo posto Giuseppe Signori, tanto per gradire. Nonostante il risultato resti in bilico fino all’ultimo, alla fine gli Azzurri ottengono il pass della finale mondiale.

A bordo campo, a fine partita, Roberto Baggio si stringe in lacrime al corpulento Gigi Riva. Nel 1970 era stato lui a sfidare Pelé per la finale del mondiale, sbattendo però contro il Brasile più forte di sempre. Nel 1994 sarà lui, Roberto Baggio, a dover vendicare quella partita di ventiquattro anni prima. Il suo avversario sembra sulla carta meno forte di quello del 70′, ma ha in Romario l’uomo della provvidenza.

Gianluca Palamidessi
Crede solo a ciò che è impossibile (Tertulliano). Appassionato di Football e Filosofia, cerca il passaggio filtrante per trovarle nella profondità. Se si parla di sapienza, sa riderci su. Se si parla di pallone, lo scherzo finisce subito.