precedenti italia polonia

Tra il Belpaese e la Polonia corre buon sangue. Almeno a livello geopolitico e religioso, da quando Karol Wojtyla fu eletto papa nell’ottobre del 1978, chiamandosi – e passando alla storia come – Giovanni Paolo II.

Appena quattro anni prima, ai Mondiali del 1974, la Polonia buttava fuori dal girone proprio gli Azzurri allenati da Ferruccio Valcareggi – che, non a caso, molti di voi faranno fatica a ricordare.

L’intreccio calcistico tra noi e i polacchi si ripeterà nel Mondiale, per noi aureo, del 1982 – questa volta in semifinale. Andrà meglio (2-0). Infine, il duello si riproporrà per una partita di qualificazione ai Mondiali di Francia: punteggio 3-0 per gli Azzurri, con eurogol di Baggio.

Avvicinandoci alla super-sfida di domenica sera proprio contro la Polonia, quinta giornata del girone di UEFA Nations League, cruciale per rimanere attaccati alla testa del girone magari prendendoselo con la forza, ripercorriamo dunque le tre tappe di una rivalità che, spinta sul terreno di gioco, trova una sorta di controcanto etico-estetico nel comune e fervente cattolicesimo delle due nazioni. Il Dio del calcio, comunque, si sa, ha poco a che fare con le leggi di Nostro Signore.

 Polonia-Italia 2-1, Mondiali 74′

Si gioca al Neckarstadion di Stoccarda la terza e decisiva partita del girone mondiale per gli Azzurri di Valcareggi. È una sorta di spareggio, perché con una vittoria della Polonia l’Italia direbbe clamorosamente addio, e con largo anticipo, al sogno mondiale. Quella Nazionale non è ancora forte come lo sarà qualche anno più tardi, è in fase di costruzione ma può contare su un attaccante che, in quel momento, è tra i più forti al mondo: Long John Chinaglia.

La Polonia comunque parte molto meglio, forse libera mentalmente e atleticamente rispetto al peso degli Azzurri, le cui gambe assomigliano più a sacchi di patate che a fulmini lanciati in corsa.

Al 38’, le preoccupazioni di inizio gara si trasformano in cruda realtà. Su un cross preciso dalla destra di Maszczyk, svetta di testa Szarmach, anticipando tutti: palla imprendibile per Zoff, che si tuffa ma non può nulla. La Polonia è avanti. L’Italia è allo sbando e i biancorossi ne approfittano.

Altro gran cambio gioco che pesca l’ala destra polacca: cross basso e preciso al limite dell’area dove l’accorrente Deyna calcia di destro di prima senza pensarci due volte, trovando l’angolino alla sinistra di Zoff, che vola ma non può nulla neanche in questo caso.

I giocatori dell’Italia abbassano la testa sconfortati, il linguaggio del corpo parla chiaro, la debacle sembra inevitabile. L’Italia riaprirà la partita solo a 5’ dalla fine, grazie ad un gol di volontà di Fabio Capello. A poco servirà lo sforzo finale degli Azzurri, che usciranno dal Mondiale per merito di una Polonia attenta, organizzata e letale.

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Polonia-Italia 0-2, semifinale Mondiali 1982

Bastano due zampate di Pablito Rossi, vero protagonista di quel magico Mundial, per permettere all’Italia di Enzo Bearzot di accedere alla finale più ambita dell’anno. Come otto anni prima, tra i pali per gli Azzurri troviamo Dino Zoff, eterno capitano. Davanti a lui Bergomi, Collovati, Scirea e Cabrini, con Tardelli e Oriali davanti alla difesa ad impostare il gioco. Poi i due esterni, formidabili: Conti a destra, Antognoni a sinistra. In attacco il già menzionato Rossi e Ciccio Graziani a fargli da spalla.

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È dal piede di Antognoni, Michelangelo dei tempi moderni, che arriva la zampata di Rossi, bravissimo a non farsi sfuggire l’occasione del tocco a pochi metri dalla porta difesa da Jozef Mlynarczyk.

Siamo al minuto 22 e gli Azzurri sono già avanti, sicuri di sé e sull’onda dell’entusiasmo. La Polonia è una squadra forte, fortissima. Ha alcuni nomi importanti, su tutti Lato in fase offensiva. Ce ne siamo accorti già ai gironi di quello stesso mondiale quando la partita si inchiodò ad uno 0-0 brutto e con poche occasioni.

Ma l’Italia sente di essere forte più di chiunque altro. Ha già battuto Argentina e Brasile, la Polonia non può essere l’ostacolo. E infatti, dopo aver controllato per larghi tratti la partita, gli Azzurri la chiudono al 73’, ancora con Pablito.

Antognoni nel frattempo è uscito per infortunio, al suo posto “pinna” Marini. Il gol arriverà da un altro esterno, Conti, di mancino, con un pallone pennellato sul quale il capoccione di Rossi non può che ringraziare. 2-0 Italia, finale, storia.

Italia-Polonia 3-0, qualificazioni Mondiali Francia 98′

Il due aprile del ’97 Polonia e Italia avevano fatto 0-0. Il ritorno al San Paolo può decidere, per gli Azzurri, l’accesso ai playoff per i Mondiali di Francia ’98. Quella Nazionale è semplicemente straordinaria. Un anno dopo giocherà contro il Resto del Mondo mettendo in campo talento, esperienza, gioventù e una qualità da far invidia a qualsiasi altra nazionale. Figuriamoci a quella Polonia, lontanissima tanto dai fasti degli anni 70′ e 80′ quanto da quella di Lewandowski, dei giorni nostri.

I gol di Di Matteo e Maldini nel primo tempo aiutano a rasserenare gli animi del CT Maldini, Cesare, padre di Paolo in gol quella sera.

Palla stratosferica di Albertini per il gol di piatto mancino di Di Matteo per il gol dell’1-0 al 24’, raddoppio di Maldini su angolo calciato da Zola e doppio tap-in del difensore azzurro.

Poi, nella ripresa, il gol capolavoro del Divin Codino, al ritorno in Nazionale quel giorno. Dino Baggio vede il suo omonimo scattare in profondità, da poco entrato al posto di Gianfranco Zola.

Il numero 18 azzurro si presenta a tu-per-tu col portiere avversario, lo dribbla e si porta la palla sul destro, per poi concludere dolcemente all’angolino, con il difensore polacco che sulla linea di porta poco può dinnanzi a quel gesto tecnico, raffinato, elegante, ingenuo, unico.

Roberto Baggio su assist di Dino Baggio, terzo gol degli Azzurri e qualificazione più vicina.

Gianluca Palamidessi
Crede solo a ciò che è impossibile (Tertulliano). Appassionato di Football e Filosofia, cerca il passaggio filtrante per trovarle nella profondità. Se si parla di sapienza, sa riderci su. Se si parla di pallone, lo scherzo finisce subito.