precedenti juve toro

Tra il 1898 e il 1907 la Mole Antonelliana è stata la Torre più alta del mondo. Simbolo dell’eccellenza di Torino – prima capitale d’Italia – e del Belpaese, fu costruita da Alessandro Antonelli.

Indovinate un po’ cosa accadde negli anni in cui la torre detenne questo bizzarro primato. Veniva fondata prima la Juventus (nel 1897), poi proprio il Torino (1907) a seguito dell’addio di alcuni dissidenti dalla società bianconera, che si unirono alla Torinese dando vita al sogno granata. Il primo derby verrà giocato proprio nel 1907 e finì 2-1 per il Torino al Velodromo Umberto I. Era solo l’inizio di una rivalità storica, che oppone l’alto contro il basso, l’aristocrazia alla classe operaia.

Anche stavolta mi sistemerò davanti alla televisione e anche stavolta maledirò il destino che mi obbliga a soffrire per il derby. È sempre stato così, in vita mia, anche se ancora oggi sono il giocatore che ha segnato più reti in questa sfida: 14. E allora dovrei essere un ottimista a priori. Ma il derby mi consuma. Amo troppo la Juve e ho così rispetto del Toro che non può essere altrimenti. Anche adesso che la differenza di valori è cresciuta, rispetto a quando guidavo il club, quando i granata cercavano di competere con noi anche per lo scudetto. Ma il derby fa storia a sé.

Giampiero Boniperti

La Juventus è universale, il Torino è un dialetto. La Madama è un “esperanto” anche calcistico, il Toro è gergo.

Giovanni Arpino

Juventus vs Torino 0-4: il derby di Gigi Meroni

juventus torino 0-4 1967

Aveva appena 24 anni Gigi Meroni quando, uscendo dallo Stadio e attraversando insieme all’amico Fabrizio Poletti la strada su Corso Re Umberto, venne brutalmente investito da un’auto in corsa. Aveva appena disputato l’ultima partita della sua vita. Vestiva la maglia del Torino, di cui già era leggenda nonostante la giovane età.

Un destino tragico e crudele lo portava via da questo mondo, del quale egli poteva ben dirsi un principe eletto. Talento soprannaturale, classe sopraffina, temperamento da campione, da sempre. Dai tempi della Libertas San Bartolomeo e del Como.

Era il 15 ottobre del 1967. Appena sette giorni dopo, la città di Torino si apprestava ad ospitare uno dei derby più significativi della storia. I compagni di squadra granata, ancora scossi nel profondo, scendevano in campo per onorare l’amico, il compagno di squadra, l’eletto in maglia numero 7 – la stessa di George Best, al quale veniva spesso accostato.

L’allenatore, Edmondo Fabbri, è chiaro coi suoi ragazzi: «Giocate come fosse una partita qualunque. Il presidente è con noi, comunque vada. I tifosi anche, come sempre.» Gli allenamenti settimanali che precedono quella partita, potete solo immaginarveli. Sgambate, corsettine flebili, e tanta rabbia. Poi la preparazione per il funerale, l’ultimo saluto a Meroni. Infine, la partita. Il Toro è dato per spacciato dai quotidiani locali e nazionali. Ma negli spogliatoi c’è un clima diverso. Si vuole vincere per Gigi. Non solo per onorare la sua memoria, ma per il Toro, ancora una volta colpito da un tragico destino.

I ragazzi di Fabbri tirano fuori una prestazione da inserire negli annali. Nestor Combin, amico strettissimo di Gigi Meroni, mette a segno una tripletta da urlo. Apre le danze al 3’ con una punizione che buca le mani dell’estremo difensore bianconero: Angelo Colombo. Natalino Fossati, difensore granata, raccoglie il pallone in fondo al sacco con le lacrime agli occhi.

Se le asciugherà qualche minuto più tardi quando sempre Combin, dopo aver fatto fuori un paio di difensori bianconeri, scaraventa un destro poderoso in diagonale, che si infila sotto al sette per l’entusiasmo collettivo del popolo granata.

Sempre ad incrociare, questa volta al 60’, Combin segnerà la sua terza rete, di sinistro. Una giornata particolare e un derby speciale, nel segno di Gigi Meroni, chiusa da una stranezza che possiamo definire divina o casuale a seconda dello spirito che ognuno di noi porta con sé. Il 4-0 viene infatti firmato da Carelli con la numero 7, la maglia (pesantissima) indossata proprio da Meroni fino alla domenica prima.

Quel derby, in fondo, lo ha vinto anche lui.

HAI MAI GIOCATO A SUPER6?

Pronostica 6 risultati e vinci 100.000€ in diamanti E se nessuno indovina i 6 risultati, tutte le settimane un diamante del valore di 1.000€ al miglior classificato. Provalo subito, E' GRATIS!

Juventus vs Torino 3-3: corna, rimonte e buche galeotte

juve torino 3-3 buca maspero

Domenica 14 ottobre 2001, Juventus vs Torino.

HAI MAI GIOCATO A SUPER6?

Pronostica 6 risultati e vinci 100.000€ in diamanti E se nessuno indovina i 6 risultati, tutte le settimane un diamante del valore di 1.000€ al miglior classificato. Provalo subito, E' GRATIS!

Il Toro si gioca quel derby da neopromosso, la Juventus ci arriva invece con la ferma convinzione di vincere una delle partite utili all’ottenimento dello Scudetto. Lippi contro Camolese, cuore bianconero contro cuore granata.

Le premesse per un derby vecchio stile, come quello degli anni ’70 e ’80, ci sono tutte. Ma il campo dice ben altro. Dopo appena 15’, la Vecchia Signora ha già preso il Toro per le corna, scuotendolo con vigore e lasciandolo trafitto al suolo dalle reti, in rapida successione, di Del Piero, Tudor e nuovamente Del Piero, due volte servito splendidamente da Pavel Nedved, autore di un primo tempo da sogno.

I ragazzi di Camolese si guardano confusi, come storditi. La Curva Scirea, al contrario, salta e ondeggia dipinta di bianco e nero. L’undici di Lippi infierisce psicologicamente sull’avversario, palleggiando con maestria tra gli olè del Delle Alpi. È una lezione di calcio severissima per il Toro; ogni passaggio è una bandiera rossa fatta passare tra le corna dell’animale ferito. Detta in gergo, qui azzeccatissimo: è un vero e proprio torello.

Eppure, è proprio in questa situazione ai limiti del tragico (sportivamente parlando), che il dramma ribalta la propria trama. Tacchinardi dirà, alcuni anni dopo: «con quel torello, abbiamo perso i tre punti».

Negli spogliatoi, i ragazzi di Lippi parlottano tra di loro chiedendosi «chi son quelli là? Ma è un’amichevole?». Risatine più o meno esplicite disturbano il caos calmo dello spogliatoio granata. Camolese guarda i suoi ragazzi senza dire una parola. Basta uno sguardo. Col Toro puoi vincere, ma non puoi mai uscire indenne dopo aver mostrato troppo a lungo la bandiera rossa.

Decisivo l’ingresso di Marco Ferrante, quel Marco Ferrante capace di siglare una doppietta – con tanto di corna nell’esultanza divenuta iconica – nell’ultimo derby di Torino.

Dopo 12’, palla straordinaria proprio di Ferrante per Lucarelli che, dopo aver controllato la sfera, calcia con precisione alla sinistra di Buffon, non posizionato benissimo in occasione del gol. 1-3.

La riscossa è guidata da Antonino Asta, capitano indomito, vero simbolo dell’orgoglio granata. I suoi occhi, ad avvio di ripresa, sono quasi spaventosi. In lui è come riassunta la rabbia di un popolo ferito, ma non ancora finito. È proprio Asta a guadagnarsi il rigore del possibile 2-3, al 24’. Ferrante trasforma dal dischetto, derby apertissimo.

Lo spettro del derby dell’83 aleggia in campo. In quell’occasione, si passò dal 2-0 per la Juve al 3-2 per il Toro.

Qui siamo sul 3-2, ma per la Juventus. Eppure, la formazione di Lippi, proprio come accadde nell’83, sembra sottovalutare l’avversario – e la mistica che si porta dietro la storia granata. La Juventus reagisce, consapevole di quel pericolo, ma Salas e Trezeguet non incidono lì davanti, il centrocampo arranca e la difesa è spaventata.

Poi, proprio al minuto 83, accade l’inverosimile. Asta conduce il pallone dalla destra, lo mette al centro col mancino, testa di Ferrante, miracolo di Buffon che però la lascia lì, dove sopraggiunge Maspero, che in maniera sporca ma efficace la butta in rete per il gol dell’incredibile 3-3.

Camolese quasi invita i suoi all’attacco, sente che la partita è ancora da decidersi. Ma l’incubo si affaccia nuovamente alla porta di Bucci quando l’arbitro fischia un calcio di rigore, quasi a tempo scaduto, per la Juventus.

Rigore molto dubbio per una trattenuta in area. I giocatori del Toro accerchiano Borriello, quelli della Juventus parlottano nervosamente. Nel frattempo, le telecamere e i 20 giocatori in campo – tutti escluso Tacchinardi, che si accorge solo alla fine di quello che sta succedendo – si perdono Maspero, che sta scavando con colpettini di destro e sinistro, tanto segreti quanto efficaci, il dischetto del rigore.

Salas, ignaro di tutto ciò, posiziona il pallone dove gli sembra più congeniale. Maspero sorride. Il tiro del cileno è un disastro e finisce ben oltre i cartelloni pubblicitari.

È la degna conclusione di un derby unico e memorabile. Bucci salta come un bimbo, con lui Galante e i tifosi del Toro. È finita, 3-3.

Gianluca Palamidessi
Crede solo a ciò che è impossibile (Tertulliano). Appassionato di Football e Filosofia, cerca il passaggio filtrante per trovarle nella profondità. Se si parla di sapienza, sa riderci su. Se si parla di pallone, lo scherzo finisce subito.