precedenti lazio juve

La passata stagione, Lazio-Juventus ha fatto rivivere ai tifosi biancocelesti emozioni antiche. In ben due occasioni, e a distanza di pochi giorni, Inzaghi ha avuto la meglio su Sarri: in campionato prima, in Supercoppa poi. In entrambi i casi, col punteggio di 3-1.

Punteggio magico, per i tifosi della Lazio, che vi accompagnano memorie gloriose. In particolare dall’anno 1974, quello del primo Scudetto biancoceleste. È proprio dalla partita del 17 febbraio 1974 che dobbiamo allora iniziare questo confronto centenario, tra due delle squadre più antiche e vincenti d’Italia.

Due delle sette sorelle, unite da un dettaglio non indifferente: rendere fiera la propria città senza portarne direttamente il nome. Lazio e Juventus, simboli di Roma e Torino.

Lazio-Juventus 3-1, 17 febbraio 1974

La Lazio si presenta all’appuntamento forse più importante dell’anno col brivido. Manca Re Cecconi, con Nanni e Frustalupi a cercare di non farlo rimpiangere. Ma un altro dato, più che l’assenza del biondissimo centrocampista laziale, preoccupa Maestrelli e la sua banda: è la caduta, qualche giorno prima, di Marassi, nella quale la Sampdoria ha avuto la meglio su Chinaglia e compagni. Una reazione è dunque richiesta al gruppo allenato dal Maestro. Il pubblico, dal canto suo, ha già risposto con dei numeri impressionanti a quella sconfitta. Gli spettatori totali, in quel bel pomeriggio dell’Olimpico, sono 76.564 (di cui 58.429 paganti e 18.135 abbonati): record d’incassi nel campionato italiano.

Umberto Lenzini, il presidente biancoceleste, si appresta a terminare il giro di campo, mentre sugli spalti sventolano fiere le bandiere dei tifosi della Lazio. È una grande festa, ancor prima del calcio d’inizio. È soprattutto un buon auspicio. Dopo appena 6’ di gioco, infatti, il pallone calciato in area da Inselvini – gregario e inaspettato uomo della partita per i biancocelesti, quel pomeriggio – trova una deviazione beffarda su un difensore della Juventus, con Garlaschelli che è bravissimo ad avventarsi sul pallone e ad incrociarlo sul palo opposto della porta difesa da Zoff: 1-0 per la Lazio, esplode l’Olimpico.

Intanto il cielo si annuvola, brontolando con tanta maggiore forza quanto più passano i minuti di gioco. Al 15’, D’Amico serve un gran pallone in verticale per Chinaglia che, entrato in area, viene chiaramente atterrato da Morini, ma l’arbitro allarga le braccia facendo finta di nulla.

Sugli spalti il popolo biancoceleste, noncurante della fitta pioggia che si abbatte su Roma in quel momento, arde di passione e rabbia. La Lazio è però tambureggiante: uno scambio tra Petrelli e Nanni porta il primo a calciare di destro dal limite, di poco a lato. Il gol è però maturo. Chinaglia si fa toccare il pallone su calcio piazzato, per poi scaraventarlo con violenza e precisione all’angolino, basso, dove Zoff non può arrivare. Raddoppio Lazio al 28’, delirio della folla festante.

Ad inizio ripresa uno svarione difensivo di Petrelli consente a Gentile di lanciarsi verso la porta avversaria con Wilson che, vedendosi sfuggire lo juventino, decide di braccarlo fuori dall’area di rigore. Gentile cade dentro e l’arbitro, facendosi ingannare con enorme ingenuità e con somma disperazione del pubblico, concede calcio di rigore.

Va Cuccureddu dal dischetto, tra i migliori nella Juventus. Il suo tiro è secco e forte, ma centrale. Pulici non battezza alcun angolo, rimanendo centrale e vincendo la sfida psicologica con l’attaccante: il ginocchio del portiere devia il pallone in angolo. Si rimane sul 2-0.

Ma l’arbitro Panzino sembra proprio intenzionato a far rientrare in gara i bianconeri. Così Petrelli, ingenuo ma non colpevole, trattiene leggermente Altafini per il braccio: l’italo-brasiliano sviene in area di rigore, e l’arbitro non ha dubbi.

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Dal dischetto questa volta va Anastasi, che realizza. Al 55’, dunque, siamo sul punteggio di 2-1. Ma la Lazio non ci sta e riprende a tambureggiare in avanti. Chinaglia, quasi da solo, si prende la squadra sulle spalle e prima impensierisce Zoff, poi si procura un furbesco ma netto calcio di rigore, con fallo a dir poco ingenuo di Morini.

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Dal dischetto Long John realizza, per la rete del 3-1 al 65’ – riprendendosi la vetta della classifica dei cannonieri. Quella che chiude i giochi e che consegna alla Lazio una vittoria cruciale (a +4 dalla Juventus) – fondamentale ai fini del primo Scudetto, che arriverà tre mesi più tardi.

Lazio-Juventus 3-4, 11 dicembre 1994

Le scorie lasciate da Juventus-Inter e la risalita rappresentata da Juventus-Milan avevano segnalato al pubblico di fede bianconera due indizi che, eventualmente confermati da Lazio-Juventus, avrebbero significato una prova: la Juve c’è.

La formazione di Lippi, con un derby ancora da recuperare e alcuni pesantissimi nomi costretti ai box (Vialli, Baggio, Fusi, Di Livio; ma recuperano Ravanelli e Sousa), si gioca contro i biancocelesti la credibilità del primo posto. La vera sorpresa della partita è Alessandro Del Piero, talento sopraffino che, oltre ad una tecnica innata e un capello da leggenda, sembra possedere una qualità non proprio indifferente alla figura del campione: la personalità. In assenza di Vialli e Baggio, due pezzi da 90, è lui il vero protagonista della sfida dicembrina.

Al posto di Di Matteo, per Zeman, ecco Venturin. Fuori anche Boksic, ma sono della partita Signori, Casiraghi e Rambaudi. La Lazio non è ancora quella da sogno (che così sarà almeno dal 1998) che dominerà Italia ed Europa per un biennio, ma può comunque contare su una rosa di tutto rispetto e su un allenatore le cui idee, bizzarre come le parole che gli escono dalla bocca, sono quantomeno interessanti.

Meno, forse, per i tifosi della Lazio, che dopo 5’ già si prendono un bello spavento sul colpo di testa di Ravanelli, bloccato da Marchegiani. Passano pochi secondi e la Lazio ribalta il fronte; Casiraghi a tu-per-tu con Peruzzi lo salta sull’esterno, con il portiere bianconero che gli frana addosso. Incredibilmente, non viene dato il calcio di rigore.

La Lazio comunque continua a spingere. Le incursioni di Aron Winter sulla sinistra impensieriscono la Juventus. Ed è proprio da una sgroppata di Winter, che si accentra e scarica sulla destra, che Fuser pennella al centro e Casiraghi, con un’elevazione da urlo, stacca di testa angolando con forza, ma Peruzzi compie un miracolo. Tutto molto bello. Ma ancora 0-0.

Almeno fino al 20’. Winter dialoga in mezzo al campo con Signori che sfrutta un semi-blackout della difesa bianconera, quella sera in divisa blu, per mettere al centro con una rasoiata potente e precisa, che Peruzzi sfiora ma indirizza per l’accorrente Rambaudi, che di destro trova l’angolino con tre giocatori della Juventus in traiettoria. Grande gol, 1-0 Lazio.

Del Piero ha subito l’occasione di pareggiare, ma Negro lo chiude sul più bello. Passa qualche minuto e Cravero commette un’ingenuità clamorosa, toccando il pallone di mano nella trequarti offensiva della Lazio, su sterile palleggio della Juventus. Doppia ammonizione e Lazio in dieci per oltre 60’.

Al 33’ Zeman, con un gesto non alla Zeman, toglie Signori – suo pupillo fin dai tempi del Foggia – e mette Bergodi, con l’attaccante laziale che manda visibilmente e ripetutamente a quel paese il Boemo, rientrando poi negli spogliatoi infuriato, senza nemmeno passare dalla panchina. Un cambio e una reazione che scombussolano la partita laziale. Al 37’, su cross dalla sinistra, Del Piero si avventa con decisione e sfruttando la dormita generale della difesa laziale la spinge in rete, quasi in caduta. Punteggio così di 1-1.

La difesa della Lazio è debole, sale troppo spesso con tempi sbagliati, e la Juventus la punisce. Su azione dell’esordiente Grabbi (19 anni), Conte controlla il pallone in area per poi crossarlo alle spalle di Marchegiani, con Marocchi che si butta in scivolata e riesce a toccare il pallone quanto basta per spedirlo sotto la traversa, con bacio al legno.

È 2-1 per la Juventus. La Lazio prova a reagire ma è stanca e si vede. Prima Casiraghi poi Winter arrivano in ritardo rispetto all’appuntamento col gol.

Al 77’, la perla della giornata e la nascita di un’icona.

Del Piero si trova spostato sulla sinistra del campo, a pochi metri dall’area di rigore, con il corpo rivolto verso il fondo-campo. Vede davanti a sé Negro e alle sue spalle Venturin. Con un tocco di destro e poi di sinistro a rientrare li salta entrambi, convergendo verso il centro del campo. Appena vede uno spiraglio per calciare, calcia: alla Del Piero. Come noi tutti oggi conosciamo: lì nasce il mito del gol alla Del Piero. È 3-1 per la Juventus, con una perla da incorniciare nel museo della storia del calcio italiano.

Al 36’ c’è festa anche per Grabbi che, sfruttando una difesa ancora follemente alta da parte della Lazio, si invola verso la porta di Marchegiani su assist di Del Piero, non si fa prendere dall’emozione e infila il portiere biancoceleste. 4-1. Casiraghi (83’) e Fuser (93’) sigleranno per la Lazio i due inutili gol del 2-4 e del 3-4.

Con Lippi però giustamente indispettito dall’atteggiamento dei suoi nel finale. Certo, consapevole anche della forza del proprio gruppo, che quella sera scoprì un gioiello in casa propria.

Gianluca Palamidessi
Crede solo a ciò che è impossibile (Tertulliano). Appassionato di Football e Filosofia, cerca il passaggio filtrante per trovarle nella profondità. Se si parla di sapienza, sa riderci su. Se si parla di pallone, lo scherzo finisce subito.