superclassico milan roma

È inutile rivangare un qualche accadimento sportivo, passato e magari glorioso, per trovare il motivo autentico che muove la rivalità – ormai acclarata – tra Milan e Roma.

Troppo forte il Milan, nella sua storia, per poter essere paragonato ai giallorossi a livello sportivo; troppo diversa e magica, nella sua essenza, la Roma, per poter essere paragonata alla storia del Diavolo rossonero, da sempre colosso del calcio italiano e mondiale.

Certo, se c’è non un evento, ma uno sportivo che può essere lietamente ricordato da ambo le parti quello è Nils Liedholm. Straordinario calciatore e centrocampista coi colori rossoneri (dal ’49 al ’61 segnando oltre 80 reti), formò la prima delle celebri formule magiche del nostro campionato: la gre-no-li (Gunnar Gren, Gunnar Nordahl, Nils Liedholm, capitano del Milan).

Liedholm, che il Milan allenerà ben tre volte in carriera, viene però ricordato nelle vesti dell’allenatore soprattutto ai tempi della Roma (che allenerà ben quattro volte), in modo particolare dal 1979 al 1984, quando i giallorossi vinceranno uno Scudetto e sfioreranno il massimo traguardo europeo.

Liedholm non è però l’unica leggenda ad aver vestito entrambe le casacche: è da ricordare anche l’indimenticabile Ago, Agostino Di Bartolomei.

Infine, Carlo Ancelotti, che insieme ad Ago e sotto Liedholm passò anni meravigliosi alla Roma, prima di concludere la propria carriera col Milan – che allenerà con enorme successo, come noto. Corsi e ricorsi storici, fili così stretti che il destino sembra averli intrecciati quasi per capriccio.

Apprestandoci dunque al big-match della quinta di Serie A, Milan-Roma, passeremo in rassegna due partite simboliche, una per i rossoneri, l’altra per i giallorossi.

L’apoteosi di Sheva e del Milan più forte e vincente degli ultimi 20 anni e quella del capitano Francesco Totti, esaltato ed esaltante nella sfida del novembre 2006, a pochi mesi da un Mondiale conquistato da protagonista con la nostra Nazionale – e con un Milan scosso e penalizzato dallo scandalo di Calciopoli.

2 maggio 2004, Milan-Roma decide uno scudetto

Quel giorno siede sulla panchina dei rossoneri proprio Carlo Ancelotti, simbolo di entrambe le compagini, opposte l’una all’altra dall’alto della classifica – Milan primo e Roma di Capello seconda, ad appena tre giornate dalla fine.

San Siro è stracolmo – addirittura 13.000 tifosi della Roma sono giunti dalla Capitale – e auspice il clima estivo Carlo Ancelotti ha deciso di riporre per l’occasione il suo celebre albero di Natale: 4-3-1-2 con Tomasson e Shevchenko supportati da Kakà, e il presidente così è contento.

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Ancelotti in campionato vanta una striscia di 23 vittorie, 7 pareggi e appena una sconfitta. Il Milan è il favorito della sfida, anche perché se i tifosi della Roma sono 13.000, quelli di casa sono 70.000.

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E il surplus di pubblico si trasforma infatti subito in surplus di risultato. Cafù conduce palla sulla destra, scaricando sul connazionale Kakà, che svaria su tutto il fronte d’attacco. Kakà punta e supera il diretto avversario per poi pescare, con un cross teso, a giro, e pennellato, la testa di Andriy Shevchenko, che colpisce il pallone in maniera perfetta, indirizzandolo alla destra di Pelizzoli: imparabile. Milan già in vantaggio dopo neanche 2’ di gioco.

Per i rossoneri la partita è da lì in avanti quasi in gestione. La Roma è scossa e non solo non riesce a creare alcun pericolo per la porta avversaria, ma rischia anche di subire la rete del 2-0 con Shevchenko che al 42’, ricevuto il pallone da Kakà, calcia – liberissimo – sul fondo.

Nella ripresa il copione sarà praticamente identico, con la Roma che reclamerà per un fallo di mano di Shevchenko – sul quale la partita si fermerà per 7 minuti causa incidenti interni allo stadio, coi tifosi giallorossi protagonisti – e che chiuderà in attacco ma senza riuscire a trovare la rete del pareggio.

Quel gol di Sheva, detto altrimenti, deciderà lo Scudetto (il 17esimo) per il Milan di Berlusconi, Galliani e Ancelotti, uno dei più forti della storia.

11 novembre 2006, Milan-Roma rivela la bellezza dei giallorossi

Non è una partita decisiva, ma è una partita rivelativa.

Mentre la Juventus si dimena negli inferi della Serie B, Milan ma soprattutto Inter e Roma si giocano la ghiotta possibilità di sostituirsi al trono bianconero, lasciato vacante dalle furbate della Vecchia Signora.

La Roma di Spalletti è una squadra solida e bella da vedere, con quello che forse è il miglior Totti di sempre. Il Milan dal canto suo, pur dovendo far fronte ad alcuni punti di penalizzazione, può contare sul semidio Ricardo Kakà, che è della partita come il capitano dei giallorossi.

Dopo appena 7’, su una palla recuperata all’interno dell’area da Rodrigo Taddei, Totti si fa vedere al centro, solissimo; ricevuto il pallone dal brasiliano, anziché aspettarlo, controllarlo e osservarlo, lo divora con un collo volante di un’eleganza inaudita: una semi-rovesciata imparabile per Dida, che vede il pallone trafiggersi in alto alla propria destra, sotto l’incrocio dei pali.

Vantaggio Roma e ciuccio alla bocca. Il Pupone ha segnato, 1-0.

Il Milan reagisce e Seedorf, con una delle sue solite azioni, prima fa fuori metà centrocampo giallorosso, poi scarica un destro potente e preciso in direzione dell’incrocio dei pali, con Doni che non può far altro che guardare il pallone sbattere sul legno e, miracolosamente, uscire dalla linea di porta. La Roma rimane in vantaggio.

Stessa sorte capita qualche minuto dopo ad Oliveira che, quasi scippando il pallone a Kakà, scarica una gran bordata di sinistro dai 20 metri: traversa. Totti spaventa Dida ma è Brocchi, al minuto 56, a trovare la rete. Destro dalla lunga distanza, imparabile per Doni, che prova a distendersi alla propria sinistra ma senza trovare la sfera, già irrimediabilmente dentro il sacco. Gran gol di soldatino, 1-1.

La Roma però gioca meglio e continua ad attaccare a pieno organico. È ancora Totti il protagonista assoluto, ma il palo gli nega la gioia del gol.

Fino all’83’, perlomeno. Aquilani deve gestire un pallone leggermente arretrato e con una rabona riesce a servire Mancini sulla sinistra. Il brasiliano, senza tremare dinnanzi a un gesto così importante ed esteticamente incredibile, di piattone la mette in mezzo di sinistro, dove l’accorrente Totti, questa volta di testa, punisce Dida, per il definitivo e memorabile 2-1.

Dopo 19 anni la Roma torna a vincere a San Siro.

Gianluca Palamidessi
Crede solo a ciò che è impossibile (Tertulliano). Appassionato di Football e Filosofia, cerca il passaggio filtrante per trovarle nella profondità. Se si parla di sapienza, sa riderci su. Se si parla di pallone, lo scherzo finisce subito.