olanda italia 2000

Olanda – Italia semifinale di Euro 2000 non è una semplice partita. Per molti è la partita.

In oltre 110 anni difficilmente riusciremo a scovare tra le gare disputate dall’Italia un riassunto così fedele delle caratteristiche principali del nostro modo di fare calcio. Forse Italia-Brasile dell’82’, o la partita del secolo dell’Azteca contro la Germania. 

Questa semifinale contro l’Olanda entra quindi di diritto tra le perle da incastonare nelle pluricentenaria storia azzurra.

L’Italia di Dino Zoff

Come si arriva a quella semifinale? L’Italia è passata dopo i Mondiali 98’ a Dino Zoff vera icona del nostro calcio che ha ricompattato un gruppo uscito scosso dalla terza eliminazione (o sconfitta) ai rigori in altrettante edizioni dei mondiali.

Il gruppo è grossomodo lo stesso dei mondiali transalpini e saggiamente Zoff decide per la continuità negli uomini. 

Nel percorso di qualificazioni vengono aggiunti al gruppo azzurro un paio di giovani che hanno ben figurato nei due campionati di passaggio tra mondiali ed europei.

Su tutti Zambrotta, esploso a Bari e passato alla Juve e Totti la cui completa maturazione in maglia giallorossa è sta evidente ed esponenziale. A questi si aggiunge Stefano Fiore autore di due grandi campionati con la maglia dell’Udinese post Zaccheroni.

Arriviamo alla kermesse europea non da favoriti, ma comunque nel novero delle papabili per il successo finale. La Francia e l’Olanda padrona di casa sembrano squadre più attrezzate anche in virtù di una semifinale mondiale raggiunta appena due anni prima.

Superiamo brillantemente il girone con Turchia, Belgio (l’altra padrona di casa) e Svezia. Ai quarti la Romania è una pratica sbrigata senza eccessivi patemi, grazie anche alle prestazioni sempre più convincenti proprio dei nuovi ingressi in nazionale, in particolare di Francesco Totti che si carica sulle spalle una squadra orfana del suo pezzo pregiato, vale a dire Bobo Vieri rimasto a casa vittima di un infortunio.

Ad attenderci all’Amsterdam Arena è dunque l’Olanda, ultimo ostacolo verso la finale di Rotterdam

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Fin li gli orange hanno destato una grande impressione, e sembrano una squadra al proprio culmine: Bergkamp, Kluivert, Overmars, Seedorf, Davids, Stam e una schiera di campioni pronti a giocarsi l’occasione di una vita in nazionale. 

Una partita a senso unico

Al fischio d’inizio dell’arbitro Merk si capisce subito che saranno due ore di passione e sudore, in campo e sul divano. 

L’Olanda è una marea arancione che avanza sospinta dall’urlo di tutto uno stadio e i nostri sembrano un muro solido, ma che difficilmente riuscirà a reggere a lungo.

Per tutto il primo tempo il professor Bergkamp sale in cattedra e insegna calcio alla platea europea. Dopo 14 minuti prende palla sulla trequarti, disorienta con una finta di corpo Iuliano entra in area e spara verso la porta di Toldo: ci salva solo il palo.

Anziché svegliarci questo botto olandese ci affossa ancora di più: in particolare a sinistra Zambrotta non ci capisce granché tra l’indemoniato Zenden e Van Bronckhorst. Dopo appena 34 minuti rimedia due ammonizioni lasciandoci in 10 contro quella squadra di assatanati. 

Appena due minuti dopo l’espulsione la situazione sembra precipitare: Merk assegna un rigore (molto casalingo a dire il vero…) e sul dischetto si presenta De Boer. 

Inizia qui il clamoroso pomeriggio da leoni di Francesco Toldo

L’olandese arrota il sinistro come una falce sul grano, il tiro ad incorciare non è particolarmente potente ne preciso, Toldo si tuffa dalla parte giusta e smanaccia in angolo.

A questo punto l’Olanda schiuma rabbia verso la metà campo azzurra. 

Proviamo a resistere stoicamente almeno fino alla fine del primo tempo, per riordinare le idee quantomeno.

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Con l’espulsione di Zambrotta tocca a Del Piero scalare a centrocampo in una partita di assoluto sacrificio su Van Bronckhorst e su uno Zenden che sembra la reincarnazione di Garrincha.

Arriviamo miracolosamente indenni all’intervallo: non si ricorda una volta in cui abbiamo superato la metà campo anche solo in azione di alleggerimento.

Non si passa

La ripresa non muta il copione visto nei primi 45 minuti. Ondate della marea arancione si abbattono fragorose sul muro azzurro, anche se con lucidità sempre minore col passare dei minuti. 

All’ora di gioco però altra svolta dell’incontro: percussione di Davids che viene steso in area dal compagno di club Iuliano: rigore solare. Il secondo. Sembra non esserci scampo.

Questa volta sul dischetto si presenta Kluivert che colpisce col piattone destro aperto: palla da una parte e Toldo dall’altra, ma con il porterione azzurro che quel giorno ha qualche santo in paradiso.

Il rumore del palo viene soffocato dalle urla di disperazione del pubblico, Toldo in preda all’euforia salta aggrappandosi all’altro palo, regalandoci una delle immagini più iconiche di quel giorno.

A questo punto l’aria della partita cambia. L’Olanda ha sempre il dominio della palla ma l’Italia inizia farsi più insidiosa e pungente anche perché Zoff capisce che l’attacco affidato al solo Inzaghi è troppo leggero e butta nella mischia Delvecchio

La partita scorre ma adesso la marea arancione sembra meno potente e il muro azzurro più alto e sicuro: con l’ingresso di Totti all’81’ in luogo di un appassito Fiore anzi l’Italia ci guadagna in imprevedibilità e lo schieramento di Zoff comincia a procurare non pochi grattacapi a quello di Rijkaard.

I supplementari confermano le sensazioni generali: l’Olanda domina ma in maniera sempre più sterile, l’Italia si fa sempre meno timida nelle ripartenze e proprio nell’extra time siamo noi ad avere la palla del golden goal

Lancio di Maldini alla cieca nella zona di Delvecchio con l’attaccante che s’invola verso la porta avversaria: nonostante i 40 metri di scatto la punta azzurra conserva la lucidità di incrociare bene il sinistro, trovando però il miracolo di Van Der Sar che con il suo di piede sinistro mette in angolo.

Si arriva all’invitabile epilogo, lo spauracchio di entrambe le squadre: i rigori. L’Olanda è ancora ferita dalla sconfitta subita dagli 11 metri contro il Brasile due anni prima nella semifinale del mondiale, per l’Italia è un’incubo che si ripropone da 10 anni e precisamente da quel mondiale casalingo degli azzurri di Vicini e delle notti magiche.

Benedetti Rigori

Chissà cosa passa nella testa di Gigi Di Biagio mentre percorre i metri che lo separano dal centrocampo fino al dischetto del rigore dell’Amsterdam Arena. Chissà quanto piccola è la porta e quanto grande è Van Der Sar che la difende. 

Il ricordo del rumore secco e freddo della traversa di Saint Denis di due anni prima è ancora vivo, ma questa è una partita per uomini veri e giocatori veri: Di Biagio è entrambe le cose e non si tira indietro nel momento del bisogno: tira chiudendo gli occhi la rete si muove e la paura passa.

Certo non devono essere migliori i pensieri di Frank De Boer mentre si appresta a tirare un rigore che ha già sbagliato un’ora prima. Intriso di tutta quella agitazione il tiro dell’olandese è ancora peggiore di quello del primo tempo: Toldo gli para così due rigori nella stessa partita, evento più unico che raro.

Il nostro secondo rigore è affidato a Gianluca Pessotto e lo deve tirare al compagno di allenamento Van Der Sar: davanti alla tv tutti facciamo lo stesso pensiero, in più Pessotto non è certo uno dei piedi più educati di quella nazionale. Eppure il suo è un rigore che sembra uscito da una spara-palloni per precisione e potenza.

Siamo avanti di due e sul dischetto si presenta Jaap Stam: nemmeno i suoi di piedi sono educati e infatti spara un mattone diretto al secondo anello.

Gli olandesi hanno tirato 4 rigori in poco più di un’ora: non ne hanno segnato nemmeno uno, Toldo ne ha parati due.

Mentre la palla di Stam viaggia ad altezza satellite nei cieli olandesi Francesco Totti è a centrocampo e sussura ai compagni il celebre “mo’ je faccio er cucchiaio”.

Gli altri si guardano in un misto di divertimento e terrore: non sarà mica così incosciente da farlo davvero no?

Lo sappiamo, non è da questi particolari che si giudica un giocatore, ma Francesco Totti diventa Francesco Totti in quei due minuti. Rincorsa come se dovesse spaccare la porta, poi la gamba destra si trasforma in una frazione di secondo da cannone a dolce pennello: per tv non si capisce immediatamente la traiettoria, ingannati dall’appiattimento della prospettiva. 

Pizzul in telecronaca rantola qualcosa appena il pallone lascia il piede di Totti e per una lunga e interminabile frazione di secondo nessuno in Italia respira.

Poi vediamo Van Der Sar a terra e la palla che solletica dolcemente la rete proprio al centro della porta: Totti con la faccia dello sbruffoncello romano si gira verso il centrocampo esultante, Zoff inquadrato in panchina è una maschera di cera. 3-0 per noi adesso e per giunta con quello che una volta si chiamava un “Panenka” dal nome del calciatore cecoslovacco che per primo mostrò questo sberleffo travestito da rigore alla platea del calcio europeo.

Subito dopo finalemente l’Olanda segna un rigore al quinto tentativo, con Kluivert che non ripete la “prodezza” del compagno De Boer.

Si presenta quindi Maldini dagli undici metri per quello che potrebbe essere il colpo di grazia del capitano: lui che di rigori in carriera ne ha tirati pochi dimostra di non averne più e di non essere avvezzo alla pratica. Questa volta Van Der Sar ha la meglio e iniziamo a spaventarci davvero, perché i fantasmi del San Paolo, di Pasadena e di Saint Denis sono ancora li danzanti nelle nostre menti.

Bosvelt va sul dischetto per gli orange. Ma quel pomeriggio Toldo parerebbe anche delle palline da ping-pong, figuriamoci l’ennesimo scempio olandese dal dischetto: il portierone azzurro si butta dalla parte giusta e ci porta in finale.

Mucchio selvaggio e gioia incontrollata, perché abbiamo sconfitto l’Olanda e anche la sorte che finalmente ai rigori ci sorride dopo tante delusioni. 

Una delle partite più belle della storia della nostra Nazionale si conclude con la convinzione che il meglio dovrà ancora venire, precisamente nella finalissima di Rotterdam.

Non sappiamo ancora che sarà in realtà una delle beffe più atroci della storia azzurra e che il cammino per il trionfo dovrà ancora attendere 6 anni prima di essere compiuto.

Matteo Mancin
Pigiatore di tastiere per professione, lo fa soprattutto per scrivere di palloni e palline. Quindi di sport. Conta le stagioni calcistiche in prima e dopo Ronaldo Luís Nazário de Lima e quelle del basket in prima e dopo Manu Ginobili.