ibra parma inter 2008

18 maggio del 2008. Si gioca Parma contro Inter, ultima giornata del campionato di calcio 2007/2008. Dopo un testa a testa a dir poco leggendario con la Roma di Luciano Spalletti, l’Inter di Roberto Mancini si presenta al Tardini con un solo punto di vantaggio sui rivali giallorossi (a 81 punti) ma con una partita tutt’altro che comoda contro una squadra che deve salvarsi a tutti i costi.

I destini delle due formazioni in lotta per lo Scudetto s’incrociano con quelli dei due undici in lizza per l’ultimo posto valevole per la Serie A, con lo spettro della retrocessione ad un passo.

Il Parma ha 34 punti, il Catania 36. I ducali vengono da una settimana burrascosa, con la cacciata di Cuper che così non potrà assistere ad un Inter che si gioca lo scudetto in 90′ come avvenuto 6 anni prima nella famosa partita del 5 Maggio.

Da una parte quindi Parma e Inter. Dall’altra Catania e Roma. inferno e paradiso del campionato, tutto in 90 lunghissimi minuti.

La Roma scatta, l’Inter arranca

Dopo 8’, il primo squillo. Il tabellone luminoso del Tardini, qualche minuto dopo l’annuncio ufficioso del vociare del pubblico, annuncia con entusiasmo per i Ducali e con mestizia per i nerazzurri che la Roma è passata in vantaggio al Massimino.

La rete è di Mirko Vucinic, ed è un’autentica perla. La Roma, in questo momento, è Campione d’Italia. Qualche minuto più tardi, al Tardini, la prima occasione da rete ce l’ha il Parma con Morrone, ma Julio Cesar salva i nerazzurri in calcio d’angolo.

Passa un altro minuto e su un cross velenosissimo di Gasbarroni, Budan per poco non tocca il pallone – che sarebbe diventato imparabile per il portiere brasiliano. L’Inter è alle strette, il Parma ci crede. La Roma gode.

L’Inter però reagisce e inizia a giocare. Soprattutto Balotelli sembra ispirato. Mario, dalla destra, cerca l’area di rigore dove Cruz attende rifornimenti adeguati. Alle loro spalle, Vieira e Stankovic danno manforte. Sull’altra fascia, Cesar, ex Lazio, sa come mettere in difficoltà la difesa avversaria.

Per il momento, comunque, tutti gli attacchi della formazione di Mancini si spengono tra i fischi della curva ducale. Al 31’ il pericolo giunge sì dalla fascia, ma a destra. Maicon chiede l’uno-due a Vieira che lo accontenta con uno scavino dolce e profumato. Maicon impatta bene di destro, ma la palla finisce alta. Ancora su iniziativa di Balotelli, quasi allo scadere del primo tempo, Cruz sfiora la rete, ma Pavarini è attento.

Si va così al riposo. La Roma si lecca i baffi, l’Inter le ferite.

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Scatta l’ora di Ibra

La ripresa ricomincia come s’era chiuso il primo tempo, con l’Inter all’attacco. L’occasione capita sui piedi di Vieira, ben servito da Balotelli, sempre nel vivo dell’azione. Il tiro del francese, però, è strozzato sul nascere da una bella chiusura difensiva ai suoi danni. Pavarini blocca e respira.

Mancini dà un’occhiata alla panchina. Il tempo è nemico dei nerazzurri che devono trovare la chiave per scardinare la porta del Parma. Senza gol, niente Scudetto. Ibra nemmeno lo guarda, anche perché sa di non essere al meglio per l’infortunio che l’ha messo out per l’ultimo quarto di stagione. Però entra, su ordine del Mancio.

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Dopo qualche secondo si crea già l’occasione per il vantaggio, ma il suo destro zappa il terreno e finisce largo alla destra di Pavarini (minuto 52). Intanto al Massimino il Catania sta assediando la Roma, ma né Morimoto né Martinez riescono a tradurre in rete le tante occasioni da gol.

Dopo qualche azione combattuta ma inconcludente di Reginaldo e compagni, è ancora una volta Ibra a prendersi la responsabilità del tuttofare. Il suo destro dalla lunga distanza finisce però nuovamente a lato.

Minuto 61. Stankovic avanza sulla trequarti e serve un pallone scomodo per Ibra, che è attaccato ma si libera con una splendida finta del proprio diretto marcatore. Ibra ne ha tre di fronte, con due compagni che si propongono, ma anche con un solo obiettivo in testa: segnare.

Ancora un passo, poi il destro, chirurgico, imprendibile per Pavarini, letale, magico. Come la Roma, che lì si scioglie. L’Inter è in vantaggio a trenta minuti dalla fine, ha segnato il genio, Zlatan Ibrahimovic.

Campionato in bilico

Tutto ciò, sotto un diluvio che stava rendendo insieme impossibile e apocalittica una partita che sulla carta poteva sì riservare delle sorprese, ma non una tragedia di queste dimensioni.

Il Parma reagisce di rabbia e il sinistro di Castellini è potentissimo ma largo, nonostante lo spavento dei tifosi nerazzurri e la speranza di quelli ducali.

Ancora Ibra al 65’, scatenato lo svedese. Dalla destra serve Balotelli libero in area di rigore. Supermario controlla il pallone, se lo sposta sul destro e calcia sotto le gambe del proprio avversario ma l’attempato Pavarini, nonostante l’età, si dimostra ancora giovanissimo a livello di riflessi ed elasticità fisica: parata superlativa, si rimane sul punteggio di 1-0.

Il Catania, nel frattempo, prende un palo con Morimoto. La Roma non la chiude, l’Inter va per il raddoppio, il Catania ci crede e il Parma piange come il suo cielo.

Al minuto 76 Lucarelli si tuffa in area di rigore sull’uscita di Julio Cesar. L’azione prosegue nella confusione creata da quel gesto vile, ma il cross di Gasbarroni è rimpallato da Maxwell, uno dei giocatori più in forma di quel campionato.

L’Inter comunque trema lì dietro. Ma riparte, con Pelé, che pesca Ibra al limite del fuorigioco. Il gigante svedese, a tu per tu con Pavarini, si fa ancora una volta ribattere il destro dall’estremo difensore parmigiano. Incredibile. Si rimane sull’1-0. Qui come a Catania.

Mancano 10 minuti alla fine del campionato, e tutto ancora galleggia nell’incertezza. Ma galleggia anche la sfera sul campo del Tardini e infatti l’azione non è finita…

Lo scudetto di Ibra

Maicon vede un varco che solo i proiettili sarebbero in grado di percorrere. Ma Maicon, in quel momento, è un proiettile dai piedi d’oro.

La sua percussione si porta dietro tre giocatori del Parma. La sua corsa è di quelle epiche, sotto il diluvio del Tardini. Maicon vuole chiuderla, l’Inter vuole chiuderla.

Il cross del brasiliano è una cheese-cake ai mirtilli. Ibra è il festeggiato. Il Parma è invitato al banchetto, ma non può parteciparvi.

Il piattone sinistro di Ibrahimovic rimarrà per sempre nella memoria collettiva dei tifosi nerazzurri. Ora lo Scudetto è certo. 0-2. Nel frattempo, al minuto 40’, il Catania riesce finalmente a pareggiare, condannando il Parma con un gol di Martinez, e spegnendo i sogni di gloria di una Roma arrivata stanca all’appuntamento finale.

L’Inter vince il suo terzo Scudetto consecutivo, il 16° e i giornali il giorno dopo usciranno con un titolo emblematico – Benedetto 16° appunto – della sofferenza che con cui è stato raggiunto.

Con questo titolo la squadra di Mancini – che già aveva annunciato la sua partenza – entra nella storia del nostro calcio. Ma di storia, da scriverne per quell’Inter, ce ne sarebbe stata ancora tanta.

Gianluca Palamidessi
Crede solo a ciò che è impossibile (Tertulliano). Appassionato di Football e Filosofia, cerca il passaggio filtrante per trovarle nella profondità. Se si parla di sapienza, sa riderci su. Se si parla di pallone, lo scherzo finisce subito.