precedenti parma lazio

Gli anni Novanta, forse a pari merito con gli anni Ottanta, che li precedono temporalmente ed ontologicamente, rappresentano per il calcio italiano una vera e propria epoca d’oro. È proprio in questi anni che si inizia a parlare di Sette Sorelle, per indicare le sette squadre che, stagione dopo stagione, tutte più o meno allo stesso livello d’equilibrio, hanno segnato per sempre il nostro calcio: Juventus, Milan, Inter, certo, ma anche Roma, Lazio, Fiorentina e Parma.

Basti ricordare la grande Lupa targata Sensi, o l’Aquila targata Cragnotti, ma anche la Viola di Cecchi Gori e il Parma di Cesarini prima e Tanzi-Pedraneschi poi.

Parma-Lazio è in questo senso una sfida che ci riporta alla mente partite e nomi incredibili. Entrambe, tanto in Italia quanto in Europa, riuscirono negli anni Novanta a portare in bacheca trofei indelebili: Coppe Italia, Supercoppe italiane, Coppe UEFA, Supercoppe europee. Al Parma mancò solo la ciliegina sulla torta: lo Scudetto a lungo cercato ma mai trovato. Proprio da alcuni esuberi parmensi, su tutti Veron e Almeyda, la Lazio riuscirà invece a raggiungere il secondo titolo nazionale della sua storia, nell’anno del centenario.

Parma – Lazio 1-3: la pennellata di Roberto Mancini

È, quella del 17 gennaio del 1999, la sfida tra due delle squadre più forti al mondo in quel momento. Senza dubbio, Parma e Lazio, quella sera, si sfidano con le due rose più potenti della loro storia.

La Fiorentina guida la classifica di Serie A: ha una squadra che gioca un gran calcio e che mette spesso e volentieri davanti alla porta, con le geometrie su tutti di Rui Costa, il centravanti più in forma del momento, Gabriel Omar Batistuta.

La Lazio insegue la Viola, il Parma pure.

I biancocelesti propongono un 4-4-2 che è poco fantasioso nella teoria quanto lo è invece nella prassi, perché le individualità di cui dispone Eriksson sono fuori dalla norma.

Il Parma di Malesani, al contrario, sa il fatto suo a livello di gioco. La palla si muove con fluidità e la difesa è talmente forte (Buffon, Thuram, Cannavaro) che non ha timore di alzare un poco la linea del proprio posizionamento in campo. Ne esce fuori, fin da subito, una partita avvincente; due squadre cortissime, che si pressano con veemenza ma che hanno anche la qualità di saperlo eludere, questo pressing asfissiante.

Il Parma parte meglio, comunque. A centrocampo Boghossian, Baggio e Veron mettono in grande difficoltà Mancini, che non è più un giovanotto nonostante Eriksson gli chieda di partire dal cerchio di centrocampo. Salas e Vieri, in avanti, sanno tuttavia come impensierire la retroguardia Ducale, ed è proprio da un’imbucata tentata da Mancini per Negro, che quest’ultimo viene buttato a terra da Thuram, poi Buffon fa lo stesso con Vieri, ma l’arbitro rimanda al mittente le proteste biancocelesti. Mihajlović ci prova dalla distanza, ma il suo tentativo è più apprezzabile balisticamente che contenutisticamente.

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In avvio di ripresa il Parma si rende subito pericoloso con Crespo, ben servito da Cannavaro, ma il suo sinistro termina molto distante dalla porta difesa da Marchegiani.

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Poi, quasi all’improvviso, la Lazio ottiene un calcio di rigore per fallo di Sartor su Pancaro, che aveva tagliato il campo dalla sinistra. Dal dischetto Salas non sbaglia, e al 51’, dunque, la Lazio si porta in vantaggio. La reazione del Parma, però, è da brividi. Veron e Fuser si scambiano il pallone al volo sull’out di destra. Proprio Fuser crossa di prima intenzione in mezzo, quasi in sforbiciata, cogliendo in controtempo la difesa laziale: Chiesa si butta come un falco per spizzare il pallone che Crespo, sbucando da chissà dove, trasforma nella rete del pareggio. Siamo al 54’, la partita è stupenda e siamo sull’1-1.

Le due squadre si affrontano a viso aperto senza paura di concedere la rete. Vogliono la vittoria. Lo si può vedere dall’esultanza di Crespo, che raccoglie il pallone in fondo al sacco riportandolo veementemente al centro del campo, dando così un segnale alla squadra sua e a quella ospite.

Ma è la seconda a cogliere il grido di battaglia.

Mihajlovic dalla bandierina: palla tagliata e tagliente, ma ad uscire, sulla quale Mancini, andando all’indietro, colpisce di tacco (destro) un pallone impossibile, indirizzandolo sotto la traversa di Gigi Buffon, immobile e come ammaliato dalla giocata del Mancio. Delirio nel settore ospiti, Lazio in vantaggio a venti minuti dalla fine.

Il Parma si butta furiosamente all’attacco, creando anche alcuni presupposti interessanti (Baggio, Crespo e Cannavaro su tutti), ma su azione di contropiede, al 91’, Vieri scaraventa uno dei suoi sinistri letali sotto l’incrocio dei pali, lasciando ancora una volta Buffon con l’amaro in bocca. Finisce 1-3 per una grandissima Lazio.

Parma – Lazio 2-1: l’acuto dell’«Imperatore»

La Lazio arriva alla sfida del Tardini da imbattuta in trasferta. Ad allenarla c’è quel Roberto Mancini che, come abbiamo visto, ha scritto una pagina indelebile nella storia di questo match. Il Parma non è più quello di fine anni Novanta, d’altronde non lo è la Lazio. Ma le due squadre sono comunque attrezzatissime, piene di campioni e con tanta voglia di ben figurare in campionato – l’ultimo nel quale si affronteranno da prime della classe.

Lo dimostrano i padroni di casa, che passano in vantaggio dopo appena 4’, quando a seguito di una carambola Cardone si getta sulla respinta e dimostra tutta la propria voglia di andare in rete, anticipando Peruzzi.

Pesa nella Lazio l’assenza di Mihajlovic, infortunatosi nel riscaldamento. 1-0 Parma, dunque. La Lazio inizia però a giocare. Le sponde di Corradi agevolano l’agilità di Claudio Lopez, uno dei grandi esuberi del Valencia dei miracoli, così come Simeone e Fiore, a centrocampo, gestiscono bene in fase di possesso e chiudono quando serve in fase di ostruzione.

Il Parma riesce a rendersi pericoloso in almeno un paio di circostanze, soprattutto con Lamouchi. È proprio quest’ultimo ad avere un’altra grande occasione a inizio ripresa, prima che sugli sviluppi di un calcio piazzato Stankovic svetti perfettamente di testa beffando Frey con l’aiuto del palo interno. 1-1 dopo 5’.

Prima Nakata, poi ancora Lamouchi, tentano la buona sorte con conclusioni coraggiose ma imprecise dalla distanza. La partita sembra destinata all’1-1, anche perché prima Corradi e poi Gilardino sfiorano ma non centrano il bersaglio grosso.

Ma il Parma di Prandelli non molla mai. Rosina appena entrato finta su Stankovic che salta malamente a vuoto, scarica poi su Barone che calcia di destro, Peruzzi respinge una volta, Adriano sul tap-in, ancora Peruzzi, Adriano di potenza e determinazione, per il 2-1 quasi a tempo scaduto. 12° gol di Adriano, e Parma che vola in zona Champions.

Gianluca Palamidessi
Crede solo a ciò che è impossibile (Tertulliano). Appassionato di Football e Filosofia, cerca il passaggio filtrante per trovarle nella profondità. Se si parla di sapienza, sa riderci su. Se si parla di pallone, lo scherzo finisce subito.