precedenti milan inter

La Madonna Assunta osserva dal Duomo i suoi due figli (il)legittimi, il Diavolo rossonero e il Biscione nerazzurro: due simboli differenti ma coincidenti sul tratto del maligno. Tanto il diavolo quanto il serpente, infatti, sono sineddoche del male nella tradizione biblica. È quindi tanto più curioso che, dallo sguardo attento e santo della Madonnina, calino le tenebre al suolo del rettangolo verde.

Quello del Derby di Milano è un confronto che, nel Novecento, divideva la città lombarda in due parti ben distinte.

Se i tifosi dell’Inter definivano – anche ironicamente – tramvèe (coloro che prendono il tram) quelli del Milan, appartenenti alla classe operaia e per questo chiamati anche casciavit, i supporter rossoneri rincorrevano i nerazzurri al suono di muturèta, come i mezzi (motorini) che il lusso di quella Milano (da bene) concedeva alla propria gente per raggiungere lo stadio san Siro.

Qui, chiaramente, ogni divisione veniva meno. Si accendevano i riflettori e due delle squadre più forti del nostro calcio si scontravano per due (o più) volte all’anno. Spesso più di due volte. Come nel 76/77 in finale di Coppa Italia, o nel 2011 in Supercoppa, o ancora in Europa, Champions League, in semifinale nel 2002/2003 e ai quarti nel 2004/2005.

A quasi vent’anni di distanza da queste sfide memorabili, il Derby di Milano torna ad essere protagonista di una sfida che può indirizzare il campionato di Serie A, uno dei più avvincenti della storia – nonostante l’assenza di pubblico, o forse proprio in virtù di quest’assenza. Da una parte Conte, figlio di quel Trapattoni che fece grande l’ultima Inter italiana, dall’altra Stefano Pioli, il sacerdote della rinascita rossonera.

Milan-Inter 2-0: uno straripante Gullit lancia la volata scudetto

Milan inter 1988 gullit

Il 16 aprile del 1988, la situazione in Serie A sembra essere già scritta.

Il Napoli sta giocando un gran calcio e, guidato dal suo astro Diego Armando Maradona, crede di poter bissare il successo della stagione appena trascorsa. Il suo avversario diretto, il Milan di Sacchi – che può contare su un mercato eccezionale, che ha visto arrivare Gullit, Van Basten e Ancelotti, niente di meno – non molla un centimetro, ma sa che il destino della stagione non dipende solo dalle proprie prestazioni.

Il 17 aprile, però, accade l’imprevedibile. La Juventus fa lo scherzetto al Napoli, mentre il Milan travolge la Roma portandosi a ridosso dei partenopei. Si arriva così alla sfida del 24, che vede impegnate il Milan nel derby casalingo con l’Inter, il Napoli, invece, nell’ostica sfida contro il Verona. La classifica dice che la temperatura scudetto dei rossoneri è salita a -2 rispetto al Napoli. Si sogna ad occhi aperti di rosicchiare altri punti, proprio prima dello scontro diretto del San Paolo del 1 Maggio 1988.

Di mezzo l’Inter, impegnata in un campionato piuttosto anonimo che vuole nobilitare proprio con un’affermazione nel derby, visto che anche all’andata la Madunìna si è tinta di rossonero.

Il Milan però quel pomeriggio scende in campo con una furia inaudita, non concedono neanche le briciole alla malcapitata Inter allenata da Trapattoni.

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Le idee di Sacchi trovano in questo derby la perfetta attuazione pratica. Fin dai primi minuti, l’Inter soffre tremendamente il pressing – fin dall’attacco – dei rossoneri, e Zenga tiene a galla i suoi fin che può. Fino a quando, cioè, Gullit sfrutta un’indecisione della difesa nerazzurra per sparare contro l’estremo difensore un tiro mancino che si infila con violenza inaudita sotto l’incrocio dei pali della rete nera di San Siro.

L’Inter non reagisce, non può. La difesa del Milan è alta, guidata da un Baresi sugli scudi, mentre quella dell’Inter è bassa e timorosa. È infatti proprio da un’indecisione di Passarella che Virdis ringrazia, salta Zenga e infila la rete per il 2-0 nella ripresa. Un 2-0 che neanche testimonia fino in fondo un dominio che va ben al di là del risultato finale.

Nel frattempo il Napoli pareggia a Verona e dimostra di avere il fiato grosso. Ora lo Scudetto è nel mirino rossonero, e il Milan se l’è meritato. Andandoselo a prendere con la forza, delle idee certo, ma anche dello spirito.

Milan Inter 0-3: sotto il segno del Cholo e del Fenomeno

milan inter 1998 ronaldo

La Juventus e la Lazio sembrano giocare un campionato a parte, ma le inseguitrici rimangono temibili. Se non è quello il campionato delle Sette Sorelle beh… poco ci manca.

L’Inter sa che contro il Milan, a marzo quasi concluso, si gioca forse l’ultima carta stagionale per provare ad insediare le due favorite al titolo. I rossoneri sanno, invece, che il derby è sempre un derby a prescindere dalla classifica finale.

Il Milan parte meglio, gioca un calcio pulito e verticale, fedele allo spirito di un derby, ma il centrocampo nerazzurro scalda i motori col passare dei minuti: sarà la chiave decisiva del match.

A imporre il proprio calcio è soprattutto Diego Pablo Simeone, che impegna dalla distanza Rossi. Il Milan risponde però colpo su colpo: su tutti è Boban a guidare la manovra. Sulla sinistra i rossoneri non possono usufruire della consueta spinta di Maldini, che gioca centrale accanto a Desailly. I due contendono Ronaldo, maglia numero 10, con attenzione, premura e cattiveria agonistica, ma si dimenticano di Simeone, che spunta come un falco e, da corner, catapulta in rete la palla dell’1-0 allo scadere del primo tempo, su gran cross di Djorkaeff.

Il Milan reagisce subito e, su punizione a due, Albertini sfiora l’angolo alla destra di Pagliuca. Sarà l’ultima giocata del Demetrio rossonero: al suo posto Maini nella ripresa.

Capello cambia ancora una pedina inserendo l’ex dal dente avvelenato Ganz al centro dell’attacco, ma è Kluivert a creare un grande pericolo per Pagliuca, attento nella respinta.

Il Milan concede, e Simoni lo sa. Moriero si trova così a tu per tu con Rossi su gran palla di Ronaldo, ma il suo destro termina a lato. Al 32°, però, l’Inter la chiude. Proprio Moriero restituisce il favore al Fenomeno, servendolo con un lancio splendido d’interno destro, ad aggirare la difesa rossonera: Ronaldo si trova costretto a colpire il pallone a mezza aria, ma per lui quasi è più facile così. Colpo d’esterno destro meraviglioso, pallonetto a Rossi e gol del 2-0, splendido.

Il Fenomeno è atterrato a San Siro, e il Milan è al tappeto. Nel giro di pochi minuti il Milan si sfilaccia del tutto, colpito e affondato dal raddoppio nerazzurro.

Cauet, subentrato a Djorkaeff, sfiora due volte la rete del 3-0, imbeccato splendidamente in entrambe le occasioni da Zanetti, spostato sulla destra nel finale.

La terza rete, comunque, arriverà lo stesso. A realizzarla è ancora una volta Diego Pablo Simeone, che si fa tutto il campo palla al piede, potrebbe servire Ronaldo solissimo al centro ma preferisce dribblare Rossi (col brivido) e appoggiare in rete per il 3-0 definitivo. È il trionfo dell’Inter, che continuerà la sua rincorsa scudetto fino all‘epilogo carico di polemiche nel finale contro la Juve.

Gianluca Palamidessi
Crede solo a ciò che è impossibile (Tertulliano). Appassionato di Football e Filosofia, cerca il passaggio filtrante per trovarle nella profondità. Se si parla di sapienza, sa riderci su. Se si parla di pallone, lo scherzo finisce subito.