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Non esiste in Italia una partita tanto tesa quanto Napoli vs Juventus. Certo, ci sono i derby. Quello di Roma in particolare, quello di Genova e in parte quello di Milano.

C’è il derby d’Italia, senz’altro. Ma l’odio che contrappone il popolo partenopeo a quello juventino – perché parlare di popolo Juventus è certamente meno azzeccato – ha radici antichissime, sociali, politiche. Parliamo di una sfida che tra il finire degli anni Ottanta e l’inizio dei Novanta ha rappresentato l’incrocio di due mondi, lo scontro di due emisferi opposti ma legati dallo Stivale.

Se senti parlare un torinese, non ha nulla a che vedere con un napoletano. Uno è preciso, misurato, freddo. L’altro è caloroso, chiacchierone, elegantemente ironico. Il napoletano avrà sempre qualcosa da rinfacciare al torinese, ma chi tifa Juventus potrà sempre rifarsi con la gloria calcistica della propria storia.

Cosa che, chiaramente, è motivo di scherno per gli stessi tifosi del Napoli: tra appartenere alla famiglia Agnelli e aver storicamente apparecchiato campionati, non si saprebbe cosa scegliere. Rimane il fatto che in questa opposizione il calcio giocato non è che una partita.

La vera battaglia si gioca a priori, si gioca prima e dopo la partita, tutto l’anno. Novanta minuti: è davvero questa la durata della vita di un tifoso?

Napoli-Juventus 3-0, la rimonta che vale una coppa

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I napoletani a casa non ci rimasero neppure per dormire, la città era invasa in massa dal popolo sin dal primo canto del gallo. Un’alba chiara chiara, che preludeva ad un pomeriggio troppo azzurro e lungo. E soprattutto a una notte di trionfo.

Bruno Marra

L’andata sembrava aver chiuso i giochi. A Torino era finita 2-0. Il Napoli e la Juventus erano le due uniche squadre italiane ad essere rimaste in Coppa UEFA, ma una delle due avrebbe detto addio anzitempo alla competizione.

Le quote dicevano Juventus, già prima dell’andata. Figuriamoci quindi alla vigilia del ritorno. Eppure gli 80.000 del San Paolo, coi numeri, ci fanno ben poco, da sempre. Preferiscono appellarsi a San Gennaro e a Diego Armando Maradona, dio del calcio sceso in terra per diffondere il messaggio tra i vicoli di Partenope.

Al 10’ l’arbitro Kirschen fa già esplodere il San Paolo. Careca viene trattenuto in area di rigore su un campanile scaraventato da Renica alla bell’e meglio. I giocatori della Juventus sono increduli. Il rigore è senza dubbio generoso, ma la trattenuta c’è. Dal dischetto Maradona può regalare al San Paolo 80’ di fuoco.

Tacconi e compagni provano a rimandare la battuta del rigore per distrarre Dios, ma l’argentino si fa beffe di quei sotterfugi un po’ furbeschi spiazzando il portiere bianconero. 1-0 per il Napoli. Esplode il San Paolo, che ora ci crede per davvero.

Il primo tempo passa senza troppi squilli né da una parte né dall’altra. L’arbitro tedesco sta per mandare tutti negli spogliatoi, ma al 45’ il secondo colpo di scena della partita stappa ufficialmente i partenopei. Alemao recupera un pallone d’oro sulla trequarti, ingenuamente perso da Massimo Mauro, che rincorre il brasiliano sapendo di aver commesso una clamorosa leggerezza. Alemao serve a centro area Carnevale, che controlla e calcia come viene, spiazzando Tacconi, su tutte le furie. Incredibile al San Paolo, siamo sul 2-0 (2-2 totale) a fine primo tempo.

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Il Napoli ha raggiunto la Juventus.

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Il secondo tempo scorre come il fiume d’Eraclito, nel quale non è possibile bagnarsi due volte. Le reti rimangono quelle del primo tempo, e lo stesso accade per il primo tempo supplementare.

La tensione degli 80.000 (e qualcosa in più) crea una suspence che è difficile ricordare in una competizione europea di questo genere. In ballo c’è molto più di una semifinale. C’è la gloria eterna. Carnevale riceve il pallone sulla destra, salta il proprio marcatore e dal fondo mette in mezzo un cross che Renica, in tuffo di testa, indirizza sul primo palo prendendo in controtempo Tacconi, incolpevole. 3-2 del Napoli al minuto 119.

Non esiste la perfezione, ma questa partita gli si avvicina molto. Il Napoli andrà in semifinale dove incontrerà il temibilissimo Bayern Monaco, di cui avrà però la meglio nel doppio incontro in una semifinale che molti ricordano, a ragione, per il balletto pallonaro di Maradona sotto le note di Life is Life. La vita è la vita, Maradona è Maradona. Napoli è Napoli.

Napoli-Juventus 3-3, educazione «Contiana»

napoli juve 3-3

La Juventus di Antonio Conte è lanciatissima in campionato ma il Napoli non sta a guardare. La squadra di Walter Mazzari, poi, fa del fattore casa uno dei punti di massima forza nel nostro campionato.

Quella Juventus, però, sembra quasi divertirsi nelle difficoltà e nelle pressioni esterne. Così accade quella sera, quel 29 novembre del 2011. Napoli vs Juventus, al San Paolo si gioca per la storia di quel campionato.

La prima occasione capita sui piedi di Mirko Vucinic, che schiaccia troppo il destro su ottimo invito di Pepe, in palla fin dai primi minuti di gioco. Una clamorosa leggerezza di Pirlo su Lavezzi in area, però, regala al Napoli un’occasione ghiottissima per sbloccare l’incontro.

Abbiamo da poco superato il quindicesimo quando Hamsik, dopo aver spiazzato Buffon, si liscia la cresta sotto l’inconfondibile frastuono del San Paolo. 1-0. Ma è tutto fermo, il rigore si deve ripetere, ordina Tagliavento. Stesso tiratore, ma esito completamente differente. Hamsik spara alle stelle portandosi il lembo finale della maglietta sul volto, con Buffon che fa cenno “ok” ai compagni.

Il Napoli però insiste e da punizione trova la rete del vantaggio. Palla messa in mezzo con sponda di Maggio e difesa della Juventus che, concentrandosi sul pallone, lascia solissimo proprio Hamsik di colpire di testa. Lo slovacco si piega su se stesso e schiaccia di testa all’angolino, siglando il vantaggio – questa volta per davvero – del Napoli. 23’, 1-0. Vantaggio meritatissimo.

La Juventus non solo non reagisce ma continua a soffrire, schiacciata da un Napoli che sta letteralmente dominando la partita.

Al 40’, quale naturale conseguenza della spinta propulsiva dei biancoazzurri, arriva il raddoppio. Chiellini spazza il pallone in avanti ma una carambola che finisce sullo stinco di Pirlo libera in area di rigore Pandev, che è agilissimo nel controllare e calciare di destro, con rapidità notevole, trovando la rete del 2-0.

Il San Paolo quasi non ci crede, Conte è visibilmente preoccupato e non potrebbe essere altrimenti. Ad inizio ripresa, però, le cose cambiano.

La Juventus scende in campo con un altro atteggiamento e una grande azione combinata da Vucinic e Vidal porta il cileno a servire un assist splendido per Matri, che a tu per tu con De Sanctis fa 2-1.

La Juventus insiste e con Vucinic sfiora il gol del pareggio, ma è il Napoli a riaffacciarsi con grande pericolosità in avanti, sfruttando l’atteggiamento eccessivamente offensivo dei bianconeri. Maggio dalla destra fa un’incursione delle sue, arrivando fino in fondo al piccolo trotto. Di fronte a Chiellini, difficile da superare. Così il terzino del Napoli, anziché tentare la gran giocata, butta in mezzo un pallone forte, basso, preciso, che Pandev controlla spalle alla porta, ricontrolla di coscia e calcia di sinistro in mezza rovesciata, segnando uno dei gol più belli di quel campionato. Autentica perla del macedone per il 3-1 del Napoli al minuto 68.

La partita sembra finita, ma la Juventus la rimette incredibilmente in piedi. Estigarribia riceve un pallone sporco spizzato da Matri su cross di Vucinic. Il paraguaiano è completamente solo e ha tutto il tempo di controllare (male) il pallone e con la punta del piede destro farla passare sotto l’ascella di De Sanctis, in disperata uscita. Al 72’, siamo sul 3-2.

La Juventus giustamente ci crede e con Pepe crea i maggiori pericoli. Prima con uno slalom podistico al limite dell’area, concluso col tiro di Vucinic respinto dal portiere partenopeo, poi con una super giocata ancora di Pepe, che sfrutta un rimpallo al limite dell’area dopo aver condotto magistralmente il pallone fino ai 20 metri e calcia spiazzando De Sanctis per il gol del 3-3 all’80’.

È questo anche l’ultimo squillo di una sfida incredibile, marchio indelebile nella memoria della prima Juventus di Antonio Conte, che a fine partita affermerà: «Adesso lo posso dire, sono orgoglioso di questi ragazzi: partite come questa non è facile non perderle. La squadra ha dato dimostrazione di forza, umiltà, professionalità e io ho ottenuto importanti risposte a livello mentale». Le otterrà fino a fine campionato, aprendo un ciclo irripetibile.

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Gianluca Palamidessi
Crede solo a ciò che è impossibile (Tertulliano). Appassionato di Football e Filosofia, cerca il passaggio filtrante per trovarle nella profondità. Se si parla di sapienza, sa riderci su. Se si parla di pallone, lo scherzo finisce subito.