precedenti napoli roma

Quando nel VI sec. a.C. viene fondata Neapolis (Νεάπολις), il nome di questa terra, abitato e fertile fin dai tempi del Neolitico, dice già il destino della propria storia futura. Città nuova, ma vecchi – meglio, antichi – abitanti. Culla della Magna Grecia in Italia, Napoli è fin dalle sue origini il fulcro della commistione culturale tra latini e greci. Roma le ruota intorno come la terra col sole.

O sole mio, canterà Luciano Pavarotti molti secoli dopo. Per la precisione, è il 1979. Un anno più tardi, inizia un gemellaggio – quello tra le due tifoserie di Napoli e Roma – che a sentirne parlare oggi quasi non ci si crede.

Nel nome del gruppo ultras dei Fedayn, presente tanto in terra partenopea quanto in terra romana, viene sancito un gemellaggio che dura però pochissimo. Come se la storia, incrinatasi per un secondo nel segno dell’amore – notoriamente opposto alla storia, che è sempre storia di guerra e conflitti –, avesse deciso da sé di ristabilire l’ordine turbato dagli uomini.

Oggi tra Roma e Napoli non corre affatto buon sangue. I cittadini delle due città vedono il calcio, non sono gli unici, come la grande opportunità per ristabilire il dominio regionale su scala sportiva. Unite ancora oggi da alcune analogie intramontabili – calore del pubblico, grandi entusiasmi intervallati a grandissime delusioni, facili elogi e ferventi critiche, odio nei confronti delle squadre del Nord –, Napoli e Roma hanno nel tempo scalfito i contorni di una rivalità oggi tra le più entusiasmanti del nostro calcio (nel bene e nel male). Quali sono le radici (calcistiche) del derby del Sud? Dobbiamo fare un passo indietro nel tempo, e portare la lancetta dell’orologio al 19 ottobre del 1980.

Napoli-Roma 4-0: il piccolo grande Napoli guidato da Krol

napoli roma 4-0 anno 1980

È la stagione 1980/81. Napoli e Roma sono due squadre che, sulla carta, e rose alla mano, non hanno molto a che fare l’una con l’altra. Mentre i partenopei allenati da Rino Marchesi, pur disponendo di alcuni ottimi giocatori (su tutti Castellini tra i pali, Bruscolotti e Marangon dietro, Krol e Pellegrini tra centrocampo e attacco), non puntano affatto ai primi posti della classifica, la formazione allenata da Nils Liedholm può disporre di alcuni autentici fuoriclasse (su tutti Falcao, Conti, Pruzzo, Di Bartolomei e il giovane Ancelotti).

L’inizio della stagione, però, si sa, riserva spesso e volentieri delle sorprese inaspettate. È la quinta giornata di campionato e le due formazioni, non le sole, sono ancora in fase di rodaggio. Soprattutto l’undici allenato da Liedholm, di lì a pochi anni campione d’Italia, non sembra ancora aver messo tanta benzina nelle gambe. Comunque sia, la forma fisica non può essere una scusante per quella che rimane tra le sconfitte più cocenti della storia giallorossa. Un 4-0 che lascia senza fiato il Barone, già di suo uomo di poche parole, e che fa esplodere il San Paolo. Napoli quell’anno vivrà una stagione memorabile, conclusa al terzo posto a -4 proprio dai giallorossi allenati da Liedholm.

Nel primo tempo sblocca il risultato Vinazzani, il cui tiro viene deviato in porta da Romano. Il raddoppio cade sul piede di Pellegrini, bravo a indirizzare in rete l’assist dell’ottimo Bruscolotti, capitano del Napoli che inventa dopo aver scippato il pallone ad un distratto Bruno Conti.

Nella ripresa, dopo il 2-0 della prima frazione, il Napoli chiuderà i giochi prima con un’autorete di Di Bartolomei, su calcio piazzato di Marangon, talento straordinario; poi con un colpo di testa di Nicolini su assist di Damiani – quel pomeriggio letteralmente indemoniato sulla fascia destra. Un 4-0 memorabile, che fu anche una grande lezione per i giallorossi, studiosi umili e disciplinati: la Roma infatti, di lì a fine campionato, perderà soltanto altre due partite, chiudendo al secondo posto.

Napoli-Roma 2-2: rinviata la festa scudetto

napoli roma 2-2 anno 2001

Napoli v Roma del 2001 è una delle partite più piacevoli per il tifo partenopeo, che di lì a pochi mesi avrebbe sperimentato il valzer delle presidenze e il declino fino alle tenebre della Serie C, prima della lunga attesa per la risalita col presidente De Laurentiis in Serie A nel 2008. I giallorossi, d’altra parte, nonostante il risultato di quella sfida non porti alla memoria momenti gloriosi, avrebbero vinto il campionato poco dopo. Il terzo ed ultimo della loro storia.

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Il Napoli lotta per non retrocedere, la Roma per chiudere il discorso Scudetto senza dover aspettare gli ultimi 90’ col Parma. Il Napoli è allenato da Mondonico, arrivato alla corte Ferlaino dopo l’esonero di Zdenek Zeman. Il passaggio non poteva essere più traumatico: dall’iper-offensivismo speculativo del Boemo si passa al calcio all’italiana del Mondo. Proprio in questa partita, Mondonico piazza Husain su Totti, a uomo, e con grandi risultati. La Roma di Capello è una corazzata che non ha bisogno di tante presentazioni.

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Il San Paolo accoglie in un clima surreale le due squadre in campo. Nelle ore precedenti la partita, alcuni scontri avevano messo a repentaglio la bontà del rapporto tra le due tifoserie, ormai al collasso. Prima alcuni tifosi del Napoli avevano preso a sassate il pullman della Roma, poi altri delinquenti avevano accoltellato, ferendoli non gravemente, due tifosi giallorossi.

L’ingresso dei napoletani allo stadio è una bolgia. Seggiolini staccati e lanciati verso la gabbia dei tifosi della Roma. Infine, l’intervento della celere, lacrimogeni, dieci ultras fermati e una dozzina di feriti in Curva A. L’inferno. Che però doveva continuare anche alla stazione, al ritorno verso Roma dei tifosi giallorossi. Questa volta sono loro miccia dello scontro coi tifosi del Napoli e i poliziotti, in un miscuglio da film dell’orrore. Partiti verso la capitale, il treno, danneggiato, si ferma a Formia, dove parte una nuova sassaiola. Sette accoltellati e una sessantina di feriti il bilancio, compreso un ragazzo vittima di un lancio di bottiglie tra tifosi laziali (sic!) e romanisti alla fermata di Termini della Metro B.

Alla luce di questi episodi, è quasi ridicolo parlare della partita, che è comunque spettacolare.

Qualche occasione per la Roma in contropiede, protagonisti Tommasi e Delvecchio, ma è la coppia Edmundo-Amoruso a creare i maggiori pericoli della gara.

Fino al 37’, quando il Napoli passa in vantaggio proprio con Nicola Amoruso, imbeccato da Pecchia, bravissimo in stirata a trafiggere Antonioli. Bolgia San Paolo, 1-0. Passano però appena 5’ e Batistuta punisce il Napoli da calcio d’angolo, splendidamente calciato da Totti. 1-1, Batigol timbra il suo ventesimo gol stagionale.

La ripresa ripete, a livello di reti, lo score della prima frazione. Questa volta però è la Roma a passare in vantaggio grazie ad un gol furbesco di Totti.

Cross dalla destra di Cafù, stop di petto del capitano giallorosso che con violenza scaraventa il pallone all’angolino, imparabile per Mancini. Gli undici di Mondonico accerchiano l’arbitro e a ragione: Totti controlla infatti il pallone con entrambe le mani. Gol irregolare, ma può essere il gol dello scudetto.

Minuto 52, la Roma è avanti al San Paolo ed è campione d’Italia. Lo sarà per altri 29 minuti.

La reazione del Napoli è infatti quanto mai rabbiosa. La squadra di casa, stanca, conquista con Moriero una punizione dal limite (ingenuo Samuel). Col destro va Pecchia, deviazione e rete: 2-2 con Antonioli su tutte le furie che però detiene qualche responsabilità sulla rete subita.

Il Napoli vincerà a Firenze la domenica successiva ma andrà comunque in Serie B in virtù dei risultati sugli altri campi. La Roma, vincendo col Parma, conquisterà lo Scudetto.

Gianluca Palamidessi
Crede solo a ciò che è impossibile (Tertulliano). Appassionato di Football e Filosofia, cerca il passaggio filtrante per trovarle nella profondità. Se si parla di sapienza, sa riderci su. Se si parla di pallone, lo scherzo finisce subito.