precedenti roma milan

Roma-Milan è una partita che riassume la rivalità tra la capitale e l’ideale del Belpaese. È una sfida ricca di tensione sportiva, che con gli anni – e in seguito al tragico episodio della morte di Antonino De Falchi – si è acuita a tal punto da diventare questione sociale.

Ben più interessante di quest’ultimo aspetto, comunque, è quello riguardante l’incrocio di giocatori e allenatori che, per vie più o meno traverse, sono passati da una parte all’altra della palizzata.

Da Capello ad Ancelotti, passando per Agostino Ago Di Bartolomei, indimenticabile campione di entrambe le compagini, eterno capitano giallorosso. Ma ricordiamo anche Cafu, in tempi più recenti, o Mexes, o ancora El Shaarawy, Romagnoli, e chi più ne ha più ne metta. Tra i nomi menzionati, alcuni li ritroverete nel doppio confronto che scandisce quest’oggi il nostro consueto amarcord settimanale: posizionate l’orologio al 1998, è da lì che partiremo.

Roma-Milan 5-0: l’apice della Roma di Zeman, il fondo del Milan di Capello

roma milan 5-0 1998

Il sole di maggio romano è tra i più forti del mondo. Perché a colpire non è soltanto il calore della stella più vicina alla terra, ma il riflesso dei raggi sul marmo che riveste la città eterna. E l’Olimpico non è da meno. Pur sorgendo infatti nella zona di Ponte Milvio, tra il Ponte della Musica e il Ponte Flaminio, nel verde che confonde le acque del Tevere, l’Olimpico è preceduto dallo Stadio dei Marmi (appunto) e, dal punto di vista architettonico, non spicca di certo tra i migliori impianti in Italia.

Ma il sole colpisce più o meno deciso a seconda dell’umore di chi lo riceve. Ritrovarsi sotto di quattro reti dopo quaranta minuti, di certo, non te ne fa apprezzare il calore. Vincere per cinque reti a zero contro una delle grandi del nostro calcio, te lo fa amare ancor più intensamente. Da una parte Fabio Capello, che assiste inerme alla disfatta del proprio Milan, ormai al tramonto definitivo. Dall’altra Zdenek Zeman, che un campionato intero non lo azzecca mai, ma che in una sola partita può fornire agli spettatori uno spettacolo tanto forte da bastare per il resto della stagione.

La partenza dei giallorossi è impressionante. La squadra di Zeman la sblocca dopo appena 16’ grazie ad una perla di Candela dalla lunga distanza, che batte il portiere milanista Rossi, alla trecentesima coi rossoneri quel giorno. Al 20’ Totti viene affondato in area di rigore, dal dischetto Di Biagio spiazza ancora Rossi per il gol del 2-0. Capello, già senza giacca, si muove nervosamente in panchina.

Al 28’ ancora Roma, ancora Di Biagio. Scambio preciso con Delvecchio e mancino potente e imprendibile per Rossi. Gol che dice 3-0 dopo neanche trenta minuti. La regia inquadra un giocatore della Roma, forse Totti, che dopo aver visto la palla sotto al sette sfrutta l’occasione per allacciarsi gli scarpini: un’autentica passeggiata per i giallorossi.

Passano 11’ e Paulo Sergio, beffando Costacurta in uscita alta su di lui, si trova a tu per tu con Seba Rossi, spiazzato ancora una volta senza troppi patemi. Punteggio roboante all’Olimpico: 4-0 per la Roma.

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Il secondo tempo scorre come il mare ad agosto alle 6 del mattino: con grande lentezza e serenità.

Fino al 37’, quando è ancora la Roma di Zeman a trovare la rete. Questa volta è Di Francesco a pescare in area di rigore Delvecchio, che di testa svetta su Costacurta e indirizza splendidamente all’angolino, alla sinistra di Rossi, ormai sfiduciato.

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5-0 il punteggio finale. Lezione severissima che sancisce, se ce ne fosse ancora bisogno, la fine della storia d’amore tra Don Fabio, futuro artefice dello scudetto giallorosso, e il Milan di Berlusconi.

Roma-Milan 1-2: la zampata del Milan ancelottiano che indirizza lo Scudetto

roma milan 1-2 2004

Epifania, dal greco, significa rivelazione. Il 6 gennaio del 2004, quella tra Roma e Milan non è semplicemente la sfida tra due rivali storiche del nostro calcio, ma la partita che sancisce – almeno idealmente – la squadra più forte del campionato di Serie A.

Il Milan sta vivendo uno dei momenti più importanti della sua storia, è reduce dalla Coppa Italia stravinta proprio contro la Roma e dalla finale di Manchester contro la Juventus, che è valso il titolo di campione d’Europa.

Al 4-3-2-1 di Ancelotti risponde un modulo praticamente identico di Fabio Capello, che dietro l’unica punta John Carew, inespresso per antonomasia, schiera Totti, forse nel miglior momento psicofisico della propria carriera, e Cassano, il giovane che sta guidando insieme al capitano giallorosso la Roma alla rincorsa al titolo.

La Roma parte meglio, e Totti impegna Dida in due occasioni con due conclusioni dalla distanza, sorta di marchio di fabbrica del Capitano. Ma il Milan è una squadra che sa attendere e sa colpire al momento giusto. Lo fa al 24’, quando Seedorf alza la testa e vede Shevchenko partire sul filo del fuorigioco. Stop e pallonetto sporco dell’ucraino, che beffa Pelizzoli – quello sarà poi votato come il gol più bello dell’anno.

Sheva quella sera è praticamente immarcabile – non è una novità. Riceve un altro bel pallone ancora dal destro di Seedorf e, dopo essersi defilato sulla destra, calcia di prima intenzione sul palo lungo di Pelizzoli, che vede uscire il pallone di un soffio a lato. Anche la Roma, però, crea qualche apprensione alla difesa rossonera. Prima con Totti sugli sviluppi di un calcio piazzato, poi con Cassano che, quasi allo scadere del primo tempo, raccoglie a due passi dalla porta una bella sponda di Mancini, su imbeccata di Totti. 1-1, quasi un fulmine a ciel sereno per Ancelotti e i suoi.

Nel secondo tempo ci si aspetterebbe il contraccolpo psicologico dei rossoneri, che invece rimangono in partita e anzi rientrano con ancora più tenacia nel terreno di gioco. La Roma non riesce quasi mai a rendersi pericolosa e Sheva, lì davanti, è un pericolo pubblico per i giallorossi.

Al 63’, alla fine, il Milan trova il gol del meritato vantaggio. Rui Costa conduce un pallone al centro del campo, fino al limite dell’area, per poi scaricarlo sulla sinistra dove Sheva attende l’assist, lo raccoglie, lo lavora con uno stop e lo realizza splendidamente con un sinistro rasoterra e imparabile per Pelizzoli.

È il gol del 2-1, che sancirà anche l’inizio di una volata inarrestabile per i rossoneri. Nel nome di Shevchenko e, curiosamente, ancora nel nome di Fabio Capello, questa volta da avversario.

Gianluca Palamidessi
Crede solo a ciò che è impossibile (Tertulliano). Appassionato di Football e Filosofia, cerca il passaggio filtrante per trovarle nella profondità. Se si parla di sapienza, sa riderci su. Se si parla di pallone, lo scherzo finisce subito.