superclassico sampdoria genoa

Il Derby della Lanterna esiste almeno dal 1902.

All’epoca, la Sampdoria non esisteva ancora. Al suo posto una squadra rimasta poi nel culto del calcio Ligure: l’Andrea Doria. Quello di Genova è uno derby più antichi d’Italia. Lo stadio che lo ospita, il gioiellino Luigi Ferraris – o Marassi, se preferite –, è come la cornice inglese di un incontro che ha l’Inghilterra nel sangue.

Non solo per la fondazione a tinte britanniche del Genoa Cricket & Football Club, ma ancor più per la struttura dello stadio che ne ospita, appunto, gli incontri casalinghi.

Dall’origine del calcio

La Sampdoria, dal canto suo, è stata nel corso del Novecento come l’altra faccia del calcio genoano. Non ne abbiano a male i tifosi doriani, però. Alcune pillole storiche ne testimoniano lo splendore – e il predominio sull’altra, la fondatrice, il Genoa CFC.

Se infatti agli albori del calcio italiano, il Genoa col Torino e la Pro Vercelli si contendevano la palma di squadra più forte della Penisola, in un calcio ancora profondamente diviso tra Nord e Sud, gli anni Ottanta e Novanta hanno riportato nuovo splendore pallonaro al capoluogo ligure, ma questa volta a tinte blucerchiate – e non più rossoblu. Un esempio? La stagione 1990/91, quella dello scudetto doriano, della mitica coppia Vialli-Mancini.

La storia però non si dice, ma si fa.

E così, figuratevi una squadra così forte e motivata come la Sampdoria di Vujadin Boskov perdere 1-2 nel derby casalingo della decima giornata del campionato di Serie A 90/91, al termine del quale – ma all’epoca la Doria non poteva ancora neanche sussurrarlo – la Samp avrebbe vinto il campionato. Il primo della sua storia. Caso curioso.

Lo stesso anno, il Genoa si piazzerà al 4° posto in campionato, per il miglior piazzamento di sempre dal dopoguerra, grazie al sapiente lavoro del maestro Bagnoli e di un attaccante semi-sconosciuto ma, come spesso accade dalle parti del Ferraris, incredibilmente forte: Tomáš Skuhravý.

Sampdoria – Genoa 1-2, il bolide di Branco nell’anno dello scudetto doriano

La differenza, quel giorno, la fanno i singoli. La Samp, globalmente, è più forte del Genoa, ma i rossoblù sfruttano le prestazioni incolori di Vialli, nervoso, Mancini, quasi del tutto assente, e di una difesa preoccupata da Tomáš Skuhravy e Pato Aguilera, piccoletto tutta tecnica che la furia bruta di Vierchowod non riesce ad accartocciare.

A centrocampo, poi, l’odiato – vedasi bene, dai propri tifosi – Bortolazzi fa sfigurare quanto Dossena quanto Lombardo, che con forse troppa superbia lo affrontano a campo aperto, subendone le più disastrose conseguenze.

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Il gol del vantaggio, comunque, è frutto di una prodezza dinnanzi alla quale ogni discorso tecnico-tattico si mette a tacere. Parliamo di Stefano Eranio che, ricevuta palla al limite dell’area, sul lato sinistro rispetto alla fase offensiva dei rossoblu, rientra sul destro e calcia come viene, pescando l’angolo alla sinistra di Pagliuca, portiere superlativo ma non abbastanza da rimediare all’irrimediabile.

Per il centrocampista di Bagnoli, che da li a poco sarà buon protagonista anche con il Milan di Capello, un girono sicuramente indimenticabile, in quanto genovese e genoano.

Sullo scadere del primo tempo Aguilera ha l’occasione per matare definitivamente la Samp, ma Pagliuca con l’aiuto dei centrali di difesa riesce a sventare il tentativo del fuoriclasse genoano, dando così anche un segnale – almeno sotto l’occhio delle Parche – per il risveglio della Samp, che giunge puntuale a inizio ripresa. Vierchowod vede Mancini in profondità e lo serve con un filtrante da sogno; il Mancio supera abilmente e furbescamente Braglia, che lo atterra. Calcio di rigore, nessun dubbio per Longhi. Vialli dagli 11 metri esegue un Panenka disarmante. Scavetto imparabile, che anche per la difficoltà del gesto tecnico farebbe pensare ad un capovolgimento radicale degli animi della partita.

Mikhaylichenko e Dossena mettono in serio pericolo la porta difesa da Braglia, che però la difende alla grande (sul secondo compie quasi un miracolo). La Samp sembra in effetti averne di più, tutto fa pensare al ribaltone nel finale. E invece no, perché quella sera il Grifone vola più alto delle onde mosse dai marinai blucerchiati. Pagliuca, attento sulla punizione di Aguilera, nulla può sul missile di Branco, mancino destinato alla gloria già solo dall’esecuzione del tiro, di una bellezza sconcertante. E disarmante. Il Genoa, al 74’, passa in vantaggio. E così chiuderà il 76esimo derby della storia, uno dei più belli di sempre.

Sampdoria – Genoa 1-0, 11 aprile 2010: Cassano alimenta il sogno Champions

Con un salto di vent’anni, arriviamo all’aprile del 2010.

Mentre Inter e Roma si contendono uno scudetto che le vedrà lottare fino al termine del campionato, la Sampdoria sfrutta qualche buco illustre in alto alla classifica – su tutti quello della Juve, che rimarrà fuori dall’Europa – per presentarsi alle porte più ambite del calcio europeo: la Champions League, niente di meno (insieme a lei anche il Palermo, altra rivelazione del campionato).

Il Genoa di Gasperini sta vivendo una stagione altalenante. È sempre ad un passo dal famoso salto di qualità, ma nel momento di saltare è sempre di là da inciampare. Il Gasp si affida al tridente Palladino, Palacio e Sculli, Del Neri alle fantasie di Cassano e alla concretezza del Pazzo, Giampaolo Pazzini.

La prima occasione capita alla Samp sul sinistro di Guberti, ma la parata di Bardi, accompagnata dagli «uuu» della Gradinata Doriana, testimoniano un equilibrio ancora inviolato.

Passa qualche minuto e sull’imbeccata centrale di Papastatopoulos, Palacio incrocia col destro spedendola a lato non di molto. Grande avvio di partita.

Tensione alle stelle e clima infernale. E ancora più al 23’, quando l’equilibrio viene effettivamente violato.

Palla al centro dell’area di rigore dove ancora Guberti, l’uomo che non ti aspetti, svetta di testa sul secondo palo per cercare un compagno, anche senza vederlo.

Cassano si avventa sul pallone compiendo un gesto tanto poco a lui addicente quanto più decisivo: colpo di testa sul ben più strutturato Moretti, che finisce in rete insieme al pallone. Vantaggio Doria col quarto gol (primo nel derby) nelle ultime cinque gare per il genio di Bari Vecchia.

La rete dell’1-0 basta alla Samp, che riuscirà senza troppi patemi – ad esclusione di un’occasione per Sculli ad inizio ripresa e per Acquafresca praticamente a fine partita – a mantenere la rete del vantaggio, senza spaventare ulteriormente Bardi.

Del Neri festeggia, Gasperini mastica amaro. Ancora una volta, nell’incertezza che gli dèi sembrano voler destinare al derby, è l’errore nel sistema a decidere per uno dei due poli: quell’errore è uno dei giocatori più forti di quel campionato, Antonio Cassano.

Gianluca Palamidessi
Crede solo a ciò che è impossibile (Tertulliano). Appassionato di Football e Filosofia, cerca il passaggio filtrante per trovarle nella profondità. Se si parla di sapienza, sa riderci su. Se si parla di pallone, lo scherzo finisce subito.