SAMPDORIA ROMA PRECEDENTI

Non è mai stata una sfida scudetto Samp-Roma, anche perché le epoche d’oro delle due due compagini si sono solo sfiorate negli anni 80, quando all’inizio del decennio la novità era la Roma di Falcao e poi sul finire della decade emerse la Samp della gioventù sfacciata di Vialli e Mancini che avrebbe trovato il suo apice nello scudetto del 1991.

Eppure l’incrocio tra giallorossi e blucerchiati ha spesso scandito pagine storiche della nostra serie, anche in epoche recenti, con i genovesi capaci di scippare uno scudetto alla Roma consegnandolo di fatto all’Inter del triplete nel 2010.

Poi Samp e Roma sono state anche la casa di due tra i più grandi numeri 10 della storia del nostro calcio, Roberto Mancini e Francesco Totti che proprio in un Sampdoria-Roma hanno due storie da raccontare.

Sampdoria-Roma 1-0: Mancini porta per la prima volta la Samp in vetta

Samp roma 1982

È il XII secolo, siamo in pieno Medioevo, e Genova è una delle potenze marinare più forti d’Italia e del Mediterraneo, se non del mondo allora conosciuto. Nel XV, la sua potenza raggiungerà l’acme della gloria e del ricordo storico nel nome di Andrea Doria, ammiraglio, politico e nobile della Repubblica marinara di Genova.

Oltre cinque secoli dopo, la Sampdoria di Mantovani conquisterà il primo scudetto della propria storia, nella stagione 1990/91. Ma la Samp guidata da Ulivieri è come la prima avvisaglia, il primo ormeggio, per così dire, di quella futura squadra tricolore che sarà poi condotta da Vujadin Boskov. In questa Samp, stagione 1982/83, gioca e incanta il primo Roberto Mancini, che alla tenera età di 22 anni già avverte sul suo capo future corone d’alloro.

Al principio di quel campionato, la Samp riesce ad avere la meglio della Juventus, la grande favorita al titolo, forte di due fuoriclasse come Platini e Boniek. Dopo qualche giorno, alla seconda giornata, la Sampdoria si ripete lontana dalla costa ligure, sul difficile e temibile campo dell’Inter, un’altra delle favorite.

A San Siro è proprio Roberto Mancini a timbrare il cartellino doriano, per la prima volta in carriera. L’esame è già passato, per la Samp di Ulivieri. Ma alla terza giornata c’è la Roma, un’altra grande del nostro calcio, che nelle intenzioni del popolo e della stampa è anch’essa tra le principali candidate al titolo. Si gioca a Genova, a Marassi. Nessuno rifiuterebbe un pareggio, quel giorno. Giusto i giallorossi, le cui ambizioni le impediscono di accontentarsi. Eppure il campo, anche stavolta, dà un esito inaspettato.

Brady, il 10 di quella squadra, e Francis, portano qualità e legna da ardere al fuoco dei doriani. Mancini è il jolly impazzito, capace di passaggi illuminanti e giocate inaspettate. Scanziani ha la prima occasione del match dopo pochi minuti, ma Tancredi è attento nella presa. Brady scalda il piede, acuisce la vista e vede, servendolo perfettamente, Roberto Mancini, che si invola verso la porta avversaria superando il diretto marcatore con un abile tocco di coscia, per poi concludere, di destro, lui mancino, beffando il portiere giallorosso in disperata uscita. La porta rimane sguarnita e la rete si gonfia leggermente, sul fine tocco del fuoriclasse doriano, alla prima rete a Marassi. Sampdoria avanti già all’inizio della partita – minuto 34.

Francis si stira ed è costretto ad uscire dal campo, mentre la Roma avanza creando qualche problema alla difesa doriana, che riesce però quasi sempre ad avere la meglio.

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Soprattutto su Pruzzo, genovese trapiantato a Roma, che fatica a trovare la giusta posizione nel reparto offensivo. La sua corsa è stanca, stantia, e nemmeno il rientrante Bruno Conti riesce ad illuminare un grigio pomeriggio per la Roma di Liedholm.

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Di Bartolomei, attento dietro, prova a punire su calcio da fermo, ma la sua conclusione è ben respinta da Bistazzoni. Accade poco altro.

La Sampdoria si conferma squadra solida e temibile, ammazzagrandi, ma quel grandissimo avvio – in testa alla classifica dopo 3 giornate – non troverà conferme a fine campionato.

Sarà invece proprio la Roma di Nils Liedholm a vincere lo scudetto, il secondo della sua storia, andando in testa alla classifica alla 10ª giornata per non mollarne più la presa fino alla fine dei giochi.

Sampdoria-Roma 2-4: il capolavoro di Francesco Totti

sampdoria roma 2006 gol di totti

Curiosamente, un altro indimenticabile Sampdoria vs Roma cade nella stagione post Mondiale azzurro. È il 26 novembre del 2006, la Juventus è in Serie B dopo lo scandalo calciopoli, mentre Inter e Roma sembrano essere le favorite al titolo – anche perché il Milan deve recuperare parecchio terreno visti i punti di penalizzazione che ne hanno complicato l’inizio di stagione.

Quella Roma, la Roma di Spalletti, è una delle squadre più godibili del panorama calcistico italiano. Gioca un calcio veloce, verticale, quasi rivoluzionario per i tempi, e ha in Francesco Totti non solo un leader carismatico, ma un fuoriclasse giunto all’apice della propria carriera, forte anche di un mondiale vinto da protagonista.

Ma Marassi, si sa, non è mai una passeggiata. La Roma non vince su questo campo dal 16 febbraio del 1997. Novellino schiera in campo una formazione arcigna, forte sugli esterni e creativa davanti. Ma è la Roma ad iniziare a spron battuto. De Rossi, quel giorno dominatore del centrocampo, recupera il pallone e senza stopparlo lancia immediatamente Totti a campo aperto, colpevolmente lasciato solo dalla retroguardia blucerchiata. Il capitano giallorosso dà un’occhiata a Berti e lo fulmina sul palo opposto, alla sua destra.

Dopo 13’, ciuccio in bocca per la ventura nascita del figlio, e 1-0 Roma. Ma passa appena un minuto e la Samp pareggia i conti. Iniziativa dalla destra di Christian Maggio, palla a centro area dove Mexes allontana sornione il pallone che capita sui piedi di Volpi al limite. Tiro immediato, sporco ma preciso, che non fa fare una gran figura a Doni, e rete. 1-1 dopo 14’. Ma la Roma gioca meglio, e quando attacca fa male alla retroguardia blucerchiata. Così Perrotta, con un tiro da fuori, pesca Berti poco attento e al 32’ il campione del mondo riporta avanti i giallorossi.

La Samp è in bambola, la Roma è in palla. Pizzarro inventa al limite, doppia finta e scarico alla sua sinistra per l’accorrente Totti, che mette in mezzo cercando probabilmente De Rossi, che sfiora senza arrivare sul pallone, che arriva invece a Panucci. Splendido anticipo col destro del difensore ex Milan e Real Madrid, e 3-1 Roma al 44’. Partita già chiusa a fine primo tempo.

La ripresa scorre lenta, senza troppi acuti. La partita scivola dolcemente sul 3-1, ma al 29’ i paganti hanno ancora un buon motivo per restare incollati al gioco. Cassetti, dalla trequarti, effettua un morbido lancio all’indirizzo di Totti, che si trova spostato sulla sinistra dell’area di rigore blucerchiata.

Tutti si aspettano che il capitano giallorosso la metta giù. Tutti, tranne Totti. Il 10 della Roma si coordina e calcia di sinistro impattando il pallone come meglio non si potrebbe. Una coordinazione da far studiare nelle scuole calcio – per far sentire i ragazzi inadatti al mestiere, s’intende; certe cose non si apprendono.

Il pallone finisce sull’angolo opposto, basso alla sinistra di Berti, terminando in rete. 134° gol di Totti in Serie A, e standing ovation del pubblico di Marassi, che omaggia un fuoriclasse assoluto col giusto pegno. Totti uscirà sei minuti dopo per far posto a Montella, beccandosi un meritato rinforzo d’applausi. La partita a questo punto può dirsi conclusa. La Samp proverà a rientrare in partita con un rigore – inesistente – concesso a e realizzato da Flachi. Una scena che potrebbe ripetersi qualche minuto dopo, su grossa ingenuità di Mexes, ma l’arbitro non vede un rigore che, questo sì, era netto. Finisce 4-2, nel pomeriggio e nel segno di Francesco Totti.

Gianluca Palamidessi
Crede solo a ciò che è impossibile (Tertulliano). Appassionato di Football e Filosofia, cerca il passaggio filtrante per trovarle nella profondità. Se si parla di sapienza, sa riderci su. Se si parla di pallone, lo scherzo finisce subito.