scuola di scommesse

Quante volte è capitato di leggere un articolo sportivo contenente dei riferimenti legati alle quote dei bookmakers?

“Vittoria della squadra di casa a quota 1,4”

“Pareggio a quota 3”

“Vittoria esterna a 2,5”

Ormai i migliori portali di analisi sportiva, infatti, forniscono anche informazioni su come i quotisti ipotizzino l’esito di un determinato evento, come una partita di calcio, un match di tennis, di pallacanestro o più in generale di qualsiasi sport.

Ma cosa significano quelle quote? E come si leggono?

Come vanno lette le quote dei bookmakers?

Prima di tutto, cerchiamo di riassumere il concetto con una singola affermazione, ovvero:

“Ogni quota rappresenta il valore probabilistico che un determinato evento finisca in quella maniera”.

Prendiamo, ad esempio, una partita di calcio con il relativo “picchetto” di quote.

 1X2
Juventus- Barcellona2,753,52,5

In questo caso, significa che la vittoria della Juventus è “bancata” dai quotisti 2,75, il pareggio bancato a 3,5 e la vittoria del Barcellona a 2,5.

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Cosa significano le quote dei bookmakers?

Come abbiamo detto, una quota è un metodo per indicare la probabilità che avvenga un evento e serve per dare un determinato valore alle scommesse che possiamo fare.

Nell’esempio sopracitato, i bookmaker danno la Juventus vincente a 2,75.

Con la seguente formula matematica (teniamola a mente)

100/quota

Scopriremo che, facendo l’operazione 100/2,75 (quota Juve vincente) = 36

Significa che i bookmakers stimano nel 36% la probabilità che la Juventus batta il Barcellona.

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Con 100/3,5 (quota pareggio) = 28 , ovvero 28% di probabilità che finisca in parità;

Con 100/2,5 (quota Barcellona) = 40 otterremo il 40% di possibilità di vittoria attribuito al Barcellona.

In questo modo, ovvero attribuendo un valore percentuale ai tre possibili esiti di Juventus – Barcellona, i quotisti hanno formulato le quote su cui scommettere.

I più attenti, peraltro, avranno notato come la somma dei tre esiti (ovvero 36,28 e 40) faccia più di 100, in questo caso 104. C’è un motivo: quel 4% è l’aggio del bookmaker, ovvero quella parte che –nei grandi numeri – corrisponde al guadagno per l’agenzia che emette le quote.

Riassumendo: per capire cosa significhino le quote, risulta sufficiente effettuare l’operazione 100/quota per rendersi conto della stima probabilistica per cui quell’esito possa avvenire.

In gergo, queste si chiamano quote decimali.

Facciamo un altro esempio, magari riferito al tennis:

12
Federer – Nadal1,722,00

In questo caso, la quota che Federer vinca su Nadal è di 1,72. Quindi, utilizzando la formula sopracitata:

100/1,72 = 58

Secondo i quotisti, Federer ha una probabilità di vincere del 58%.

100/2 = 50

Nadal, invece, ha il 50% delle chance.

Semplice, no? Teniamolo presente come chiave di lettura ogni qual volta ci si presenti un palinsesto davanti.

Le quote frazionali

Può capitare (in particolar modo nei film o nelle serie TV) che, sentendo parlare di scommesse, si legga o si sentano dire espressioni del tipo “la vittoria di quella squadra è bancata a 6/4” oppure “quota a 3/2” o espressioni di questo tipo.

Non è un errore, è solo il modo di esprimere le quote usato nel Regno Unito.

In quel caso, la probabilità legata ad ogni quota si calcola con l’operazione

(Primo termine / Secondo termine) +1

Ovvero, se la vittoria – per ipotesi – del Chelsea sul West Ham è fissata a 6/4, otterremo

(6/4) +1 =2,5. 2,5 è la quota corrispondente nelle quote decimali,  a cui potremo, mediante l’operazione sopracitata 100/quota, abbinare l’esito probabilistico 100/2,5 = 40%. Ovvero che secondo i bookmakers il Chelsea vince sul West Ham nel 40% dei casi.

Capire le quote per vincere

Avremo modo di approfondire esaustivamente il concetto, ma risulta evidente come – per capire e gestire al meglio le proprie scommesse – risulti necessario capire a fondo il valore delle quote.  

Le quote, del resto, non sono che le chance che un determinato evento abbia luogo.

Starà a noi, poi, capire la bontà delle quote emesse dai bookmakers. E se accettare o meno di scommettere a quella quota.

Riccardo Moro
Editorialista, copywriter, appassionato di comunicazione, sport e giochi. Da sempre racconta storie di calcio, motori e gambling.