christian riganò

L’estate del 2002, per il calcio italiano, non è passata alla storia soltanto per la beffa di Giappone e Corea; nel nostro paese, infatti, si consuma quell’anno il dramma sportivo di una delle squadre più importanti della nostra tradizione calcistica.

Si tratta della Fiorentina, che dopo una stagione disastrata -che ha visto succedersi tre allenatori in panchina e un tourbillon di problemi societari scaturiti con problemi economici sempre maggiori – vede la retrocessione e il fallimento della gloriosa società toscana. Le inadempienze finanziarie figlie della gestione Cecchi Gori, peraltro, permettono alla squadra di iscriversi soltanto al campionato di C2, con una rivoluzione totale sul piano sia societario che dell’organico.

Salutano Firenze, infatti, i vari Adriano, Nuno Gomes, Chiesa, Mijatovic: la rosa viene ovviamente rinnovata da cima a fondo, e a far compagnia ad Angelo Di Livio (unico reduce dalla serie A) vengono ingaggiati giocatori utili a combattere nei campi di C.

La Florentia Viola, questo il nuovo nome della squadra, acquisisce anche qualche giovane di belle speranze (come Quagliarella o Diamanti) o qualche “usato sicuro” (come Maspero o Longo), ma le soddisfazioni maggiori, quella stagione, verranno da un nome inaspettato.

Un bravo muratore

Christian Riganò nasce a Lipari nel maggio 1974. Come la maggior parte degli sportivi, cresce alternando calcio e lavoro, disputando con soddisfazione la Promozione e l’Eccellenza nella sua città, nel ruolo di attaccante. Di mestiere fa il muratore, e con il calcio dilettantistico arrotonda, come migliaia di altri ragazzi sparsi in giro per l’Italia.

Nel 1997-1998 il primo grande bivio: arriva la chiamata dal Messina, in D, categoria semiprofessionistica che pone il dubbio di lasciare o meno il proprio lavoro per dedicarsi solo agli allenamenti. Christian rischia e prova a giocare solo al calcio, e nelle due stagioni successive, sempre in D, si fa notare nell’Igea Virtus. L’onesta carriera del muratore siciliano continua nel Taranto, in C2, con cui conquista addirittura una promozione in C1.

Il fato però l’ha scelto per qualcosa di diverso da una anonima scorribanda nelle leghe minori del calcio italiano: nell’agosto 2002, clamorosamente, arriva la chiamata della neonata Florentia Viola.

Dio perdona, Riga.. no

“Siamo passati in poco tempo da Batistuta a Riganò” esclamano delusi i tifosi viola nell’estate 2002.

Riganò ascolta e incassa: pur cosciente dell’importanza della piazza fiorentina, è pur sempre un ragazzo che nelle sue esperienze in serie C ha sempre fatto gol.

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Dopo un paio di partite di rodaggio, Riganò trova il suo primo gol gigliato il 15 settembre 2002 col Castel Di Sangro. Sarà il primo di una lunghissima serie: saranno ben 30 le reti in 32 partite, media clamorosa grazie alla quale la formazione viola vince agevolmente il campionato e Riganò si consacra eroe inaspettato di Firenze.

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La curva Fiesole, dopo le diffidenze iniziali, se lo coccola, e conia lo storico striscione “Dio perdona, Riga.. no” , sull’aria di un celebre film di Bud Spencer e Terence Hill.

Bomber (non solo) di provincia

Nella stagione successiva, la presidenza ovviamente conferma Riganò, ma la novità (stavolta positiva per Firenze) è che in seguito al “caso Catania”, costituita da una escalation di ricorsi nei tribunali civili e sportivi in seguito ad una partita irregolare in serie B, si sono generati una serie di scossoni che hanno ridisegnato la geografia del nostro calcio, tra cui il ripescaggio della Fiorentina in B.

Per Riganò, il doppio salto non sembra mettere in discussione l’istinto del gol: in un’insolita Serie B da 48 giornate, l’ex muratore di Lipari mette a segno ben 23 marcature in 44 presenze, che sono valsi il sesto posto e lo spareggio per la Serie A, che la Fiorentina conquista contro il Perugia.

Finalmente, Serie A

L’ascesa professionale di Riganò, parallelamente ai successi viola, si concretizza con la promozione in Serie A: traguardo inaspettato per un ragazzo che pochi anni prima ha dovuto scegliere tra il calcio e la posa dei mattoni.

Nonostante l’ingaggio dei vari Miccoli, Bojinov, l’ex Real Portillo e il giovane Pazzini, Riganò gioca tutte le sue carte (spinto anche dall’entusiasmo della gente di Firenze, che l’ha letteralmente adottato e di cui è diventato beniamino) e più volte si fa preferire ai quotati attaccanti presenti in rosa.

A fine anno, saranno 4 le marcature in 18 presenze complessive, tra cui una decisiva per la salvezza all’ultima giornata contro il Brescia: la Fiorentina, dopo una stagione traballante (ma solo per meriti sportivi, fortunatamente) , acciuffa infatti la permanenza nella massima serie all’ultima giornata, e il suo ex muratore ne è meritatamente uno dei protagonisti.

L’arrivo nell’ estate successiva di Luca Toni, chiude oggettivamente le porte al bomber di Lipari, che – raggiunta comunque una dimensione soddisfacente – saluta Firenze e va ad Empoli.

Le esperienze di Empoli e Messina

Nella stagione successiva, Riganò arriva alla corte di Somma (poi sostituito da Cagni) , ma la stagione empolese è estremamente soddisfacente:  seppur risulti essere Tavano il miglior finalizzatore, le 5 reti in 33 gare aiutano l’Empoli a concludere ad un lusinghiero ottavo posto.

Nel 2006, Riganò torna in Sicilia, a Messina: la stagione dal punto di vista realizzativo è ottima, dal momento che Riga mette a segno ben 19 reti. Cifra ragguardevole per un campionato di Serie A, che però non evita al Messina la retrocessione in B.

L’esperienza in Spagna e il ritorno alle origini

Nel 2007, è addirittura la formazione spagnola del Levante ad interessarsi delle prestazioni del bomber siculo. Il matrimonio con la formazione iberica dura solo sei mesi, che portano 4 reti in 13 presenze; il tempo di trasferirsi nuovamente in Toscana, a Siena per una mezza stagione, per poi tornare letteralmente nelle categorie che l’avevano fatto grande: Ternana e Cremonese sono le prime tappe, in Lega Pro, che preludono al ritorno nelle categorie dilettantistiche, dove forse Riganò più si diverte, e dove del resto vi ha milita fino ai 40 anni, naturalmente segnando gol a grappoli.

Ma l’esperienza di Firenze, quell’ “eroe che non ti aspetti”, si è rivelata forse più emozionante e gratificante di qualsiasi altra storia del nostro calcio.

Riganò è arrivato a Firenze per provare a se stesso e all’Italia intera che, a volte, la passione genuina per il calcio può portare a delle favole dal lieto fine.

Riccardo Moro
Editorialista, copywriter, appassionato di comunicazione, sport e giochi. Da sempre racconta storie di calcio, motori e gambling.