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C’è una storia poco conosciuta sull’infanzia di Eduardo Camavinga, nato a Miconge, in Angola, nel 2002. Spiega alla perfezione perché la definizione di predestinato sembra calzargli a pennello. Eduardo è una storia innanzitutto di responsabilità, a prescindere da quanti anni abbia o abbia mai avuto. Per capirci: quando ne aveva appena 10, un incendio distrusse interamente la casa che i suoi genitori avevano costruito con le proprie mani, in un modesto blocco del quartiere di Fougueres, a 50 chilometri da Rennes. Tutta una vita trasformata in ceneri.

“Lo ricordo come se fosse accaduto ieri. Ero a scuola e dalla finestra vidi i pompieri correre a tutta velocità. Non mi resi conto chiaramente che si trattasse di casa, di casa mia”, il racconto Camavinga. “Nel pomeriggio, il professore venne a chiamare me e mia sorella: ci disse dell’incendio mentre stava per arrivare mio padre. Guardai casa sciogliersi in nulla, non avevamo più cose o vestiti”. Per fortuna, nel momento in cui divamparono le fiamme, il padre stava lavorando al mattatoio come tutte le mattine; la madre era ancora in giro dopo aver portato i figli a scuola. Una casualità. Che fece la fortuna di tutti.

Il destino di Camavinga

Eduardo aveva invece solo due anni quando i suoi genitori furono obbligati a lasciare la terra che li vide nascere, nella ragione della Cabinda, conosciuta come il Congo Portoghese. Ancora oggi è una zona catalogata tra quelle cosiddette instabili, a causa della violenza che genera povertà e disuguaglianza, spesso asserragliata sotto i colpi di una lotta al potere che ha la forma e l’odore del petrolio e dei soldi. La guerra e la povertà avevano cambiato tutta la famiglia: lo status era quello di rifugiati. Dall’Africa andarono a Lille, poi a Fougeres, nei pressi di Rennes. Quella casa che bruciava era stata costruita pezzo dopo pezzo, in un anno di sacrifici. Tutti sfumati, vanificati dal destino.

Ripartire da zero: è sempre stato un motivo ricorrente nella famiglia Camavinga, che però ha trovato supporto ovunque si sia spostata. Quello di Nicolas Martinais, primo allenatore di Eduardo, fu fondamentale: organizzò una raccolta di vestiti e mobili nel quartiere, mentre il Comune riuscì a prendere una casa popolare per tutta la famiglia. Il giorno in cui si concretizzò quel meraviglioso regalo, papà Celestino prese Eduardo e gli parlò apertamente: “Sei la speranza della famiglia, sarai tu a portarci in alto”. Non ci aveva visto poi così lontano.

Ed è difficile immaginare come possa sopportare un peso del genere un ragazzo di soli dieci anni. Ad AS, quotidiano spagnolo, Camavinga ha raccontato il suo segreto: semplicemente, non ci ha mai pensato più di tanto. Erano giorni in cui si divertiva e basta, quelli: “Mi caricò, in realtà. Non presi la frase così sul serio. Con il tempo e con mia madre solerte nel ricordarmelo, capii che facevano sul serio. Stavamo attraversando un periodo complicato”. Il prossimo obiettivo è quello di ricongiungersi con i nonni, che sente due volte a settimana ma che non vede da 15 anni. Da quando ha dovuto lasciare l’Angola per la Francia.

Intanto, ha già comprato una nuova casa ai suoi genitori: l’ha pagata con i primi soldi da professionista nel Rennes, società del multimilionario François Pinault. Guadagna due milioni di euro a stagione da quando aveva appena 16 anni.

Il sogno Pogba

Eduardo è riuscito a compiere la profezia di suo padre nonostante sia arrivato a giocare a calcio per assoluta casualità. A nove anni era molto più interessato nel fare judo: “Mia madre accompagnava sempre mio fratello lì, era un tipo molto litigioso e allora le sembrò una scelta giusta anche per impartirgli disciplina. Io l’andavo a vedere e ovviamente volevo imitarlo, per fortuna mi fu negato”.

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Mamma Camavinga aveva infatti altri piani per il terzo dei suoi cinque figli. Nessuno può negare che, come suo marito, Sofia ebbe davvero buon occhio. “Mi guardava giocare col pallone in casa, rompere cose… allora m’iscrisse a scuola calcio, al campo vicino casa. Iniziò tutto lì”. Iniziò, in realtà, una storia di costante stupore ed emozione. La più grande “irruzione” di un talento in Francia dopo il debutto di Mbappé.  

In Francia s’iniziò a sentire sempre più spesso il cognome di Camavinga. Lo chiamano “il nuovo Pogba”, per la storia simile dell’ex Juve di discendenza guineana. Pazzesco ma vero: in un certo senso quest’anno ne ha preso già il posto, almeno sui taccuini dei giornalisti. A causa dei costanti infortuni, Pogba nel pre lockdown aveva messo insieme solo una manciata di presenze: nella formazione ideale di France Football e de L’Equipe, a soli 17 anni, ha iniziato a figurare Eduardo proprio al posto del “Polpo”.

Ha avuto l’onore, il centrocampista del Rennes, di essere per un po’ il calciatore più giovane ad aver debuttato nelle principali Leghe d’Europa. L’ha fatto contro l’Angers lo scorso maggio, ad appena 16 anni e 21 giorni.

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“Voglio essere quel tipo di giocatore che fa tutto bene e al massimo livello: tiro, recupero palla, passaggio, difesa”. Pogba, in un certo senso, è diventato un punto di riferimento che fa semplicemente sognare: alla base resiste però una differenza. Pogba, con Mino Raiola a fargli da procuratore, ha iniziato molto presto a muoversi nel calcio professionistico. Camavinga, invece, è un “prodotto protetto” dal suo rappresentante Moussa Sissoko, ma anche dallo stesso Rennes, dov’è cresciuto e dove conserva tanti dei suoi vecchi allenatori e consiglieri.

Caratteristiche di “stabilità”

La vita sportiva di Camavinga sembra parecchio distante da tutto quel rumore e si basa sulla stabilità. È un prodotto della cantera del Rennes, da dove sono usciti giocatori come Wiltord, Doucuré, lo stesso Dembelé (Lione) per ultimo. Due uomini sono stati fondamentali per la sua crescita: Mathieu Le Scorniet e Julien Stephan, personaggi influentissimi in casa Rennes. Il primo l’ha reclutato quando giocava nel quartiere di Fougueres; il secondo è stato colui che l’ha fatto debuttare ad appena 16 anni. Poco dopo quel debutto, Stephan ha scommesso ancora su Camavinga: l’ha piazzato titolare, senza mai togliere la sua targa da quel posto.

Ad oggi, Le Scorniet e Stephan, sono il principale vincolo (sentimentale) al quale si aggrappa la multimilionaria famiglia Pinault, proprietaria del club, per convincere Camavinga a rimanere un altro anno, a giocare la Champions League con la squadra che l’ha lanciato nel calcio che conta.

In questo esatto momento, Eduardo ha il mondo ai suoi piedi: ha nazionalità francese e non è considerato “extra” in sede di mercato, ha firmato un contratto di sponsorizzazione con Nike (ormai da due anni) e si sente certamente felice del percorso che sta facendo. Valuta con attenzione tutte le proposte arrivate al Rennes, che ribadisce con fermezza: per meno di 80 milioni no, non va via.

Del resto, insieme ad Haaland, è probabilmente il grande talento emerso in questa stagione calcistica. Il mediano francese si è evidenziato ovunque, in qualsiasi posizione. E il Real Madrid farebbe carte false pur di averlo. Dove gioca? Da pivot nel 4-4-2 di Stephan, praticamente uno dei due centrali di centrocampo; mezzala destra se invece gioca a 3 in mezzo. Per tanti è il giocatore con più potenziale di tutta la sua generazione, e la sua esplosione è stata così straordinaria che è presto diventato il giocatore con il più alto valore di mercato tra i minori di 18 anni.

Visione di gioco e impegno difensivo sono le principali virtù. Per intenderci, e per restare in ambito Real: non è Casemiro, non è nemmeno Kroos, ma è certamente un misto dei due. In questi mesi di stop, non si è certamente fermato: ha iniziato un piano di lavoro fisico per mettere su massa muscolare. A 17 anni, i preparatori hanno deciso che ora è il momento di spingere e di iniettare forza nel suo talento. Poi sarà pronto, sì. Per tutto ciò che vorrà.

Cristiano Corbo
Fan dei tiri a giro sul secondo palo. Prima del sinistro di Grosso, solo quello di Volpecina. Ostinatamente giornalista e giornalisticamente ostinato