jude bellingham

Ha appena compiuto 17 anni, Jude Bellingham. E secondo gli esperti del calcio inglese, è il talento più grosso del mondo britannico sin dall’esplosione di Wayne Rooney, uno che – per intenderci – è stato il capitano della nazionale degli inventori del football. Differentemente dall’ex Manchester United, Bellingham però è polivalente: è un progetto di centrocampista misto, può fare il ‘volante’ e dunque l’esterno, può accompagnare e supportare la punta seguendolo nei movimenti. Spesso, pure creandoglieli.

Ha inoltre un fisico inusuale per la sua età e per quelle che sono le sue mansioni in campo. Il Birmingham, nonostante sia giovanissimo – è un classe 2003, nato alla fine di giugno -, non poteva più trattenerlo tra le sue fila: l’ha venduto per 25 milioni di euro al Borussia Dortmund, grazie all’aiuto e all’opera di convincimento di un altro inglese che lì è esploso, Jadon Sancho.

jude bellingham scheda.

Il più precoce

Ad appena 16 anni e 63 giorni, Bellingham è diventato il talento più precoce a debuttare nella prima squadra della sua città. Ha superato, e questo è straordinario, una leggenda come Trevor Francis. E da quel momento, non si è più fermato: nella stagione di Championship (seconda divisione inglese) appena terminata, ha disputato 40 partite, in 31 gare è stato addirittura titolare. Mezza Europa si è emozionata guardando, passo dopo passo, i suoi progressi sin dal marzo di quest’anno. Un paio di mesi fa, nell’ultima gara del campionato vinto dal Leeds di Marcelo Bielsa, Bellingham ha salutato in lacrime il campo di St. Andrews, lo stadio che è stato casa sua per otto anni. La dedica del club sui social è stata molto emozionante: “Il ragazzo potrà andare via da Birmingham, ma Birmingham non potrà mai andare via dal ragazzo”.

E’ rimasto mezz’ora in campo, quell’ultima volta. Solo. Una cerimonia individuale che ha mostrato fino a che punto un calciatore possa arrivare a identificarsi con una maglietta, con dei colori (blu e bianco, in questo caso) in grado di formarlo come sportivo, ma soprattutto come persona. Di questa connessione ha parlato più di una volta il centrocampista, che nei ritiri era l’unico con una stanza singola. Non per qualche tipo di privilegio, ma perché così stabiliva la legge: ha sempre giocato da minorenne. Previdente, Bellingham ha iniziato a seguire corsi per imparare a gestire la pressione, per affrontare i ‘problemi mentali’ che prima o poi, specialmente a un giocatore d’elite, sembrano una tassa da pagare. Nel tempo libero? Studia pure sociologia.

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L’addio a Birmingham

L’identificazione del giovane talento con il club e la città è tale da aver ricevuto due regali insperati: il primo è stato un murale del suo volto in una delle pareti dello stadio. Il secondo, forse ancor più sorprendente, è stato il ritiro della maglia numero 22 con la quale si è fatto conoscere e con cui ha segnato anche quattro gol. Solo lui, una volta tornato, potrà nuovamente utilizzarla: la speranza di un rientro romantico a Birmingham è viva sin dal giorno in cui ha detto addio.

Per avere un’idea di quale classe calcistica sia Bellingham: gli esperti di calcio inglese lo qualificano come il “miglioratore dei centrocampi”. In Argentina lo chiamano, ad esempio, un “volante mixto”, una mezzala barra esterno che possiede cambio di passo e soprattutto visione di gioco. I suoi vecchi allenatori l’hanno paragonato a Yaya Touré in potenza: ma alla base, per ora, non ci sono quei 15 gol a stagione che hanno fatto la fortuna dell’ex City e Barcellona. Gioca diretto, cioè in verticale, e sa maneggiare i tempi per arrivare al passaggio giusto al momento giusto. Va da sé: ha una grandissima tecnica per la sua età, e alla base di ogni discorso su Jude resiste sempre il tema della precocità. Ad appena 3 anni, mentre andava nella scuola media della sua città, il ragazzo prodigio era già in nazionale Under 15. Poi l’Inghilterra Under 18, quindi l’Under 17.

Le caratteristiche

Un potenziale da Premier League, ma Bellingham ha abbandonato la Championship nonostante la sua famiglia, che ancora oggi lo rappresenta, avesse intrattenuto rapporti fitti con il Manchester United. E’ stato sedotto da un modello di club che scommette sui giovani, piuttosto che sui milioni come i Red Devils. Su una crescita sportiva, oltre a una ricchezza personale di fondo, ritenuta fondamentale. Fino a poco tempo fa, era impossibile immaginare che un ragazzo inglese potesse fare questo tipo di scelta: ma l’educazione calcistica è parte incredibile di tutto quello che abbiamo oggi. I ragazzi l’hanno capito: si diventa grandi giocando.

Ecco, quanto grande può diventare Bellingham? Jude, centrocampista offensivo, ha due skills predominanti: innanzitutto la visione di gioco periferica, poi il controllo. Che di per sé sembra lievemente importante, e invece farlo a modo suo gli cambia drasticamente il potenziale dell’azione, permettendogli di accelerare palla al piede e anche di studiare gli inserimenti con e senza palla. Se parte in progressione, è un bel vedere. Ma – e in questo si dimostra già un giocatore da altissimi palcoscenici – Bellingham ha il dono dell’ultimo passaggio: nella fase calda della gara, non si scalda. Si tiene lucido e sa offrire cioccolatini meravigliosi ai suoi compagni. Ecco perché il Borussia l’ha preso: nei pensieri dei gialloneri, è il nuovo Gotze.

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Cristiano Corbo
Fan dei tiri a giro sul secondo palo. Prima del sinistro di Grosso, solo quello di Volpecina. Ostinatamente giornalista e giornalisticamente ostinato