malang sarr calciomercato

Gli occhioni dolci alla lettura di due semplici parole: “parametro” e “zero”.

Free agent, per dirla all’americana, dove la passione per il mancato pagamento del cartellino è sempre stata contagiosa. E allora, eccole in fila: Milan, Lazio e Napoli. Tutte a osservare un nuovo talento della difesa che sicuramente farà parlare di sé: Malang Sarr. L’avete già sentito, vero? Probabile: è sulla bocca degli addetti ai lavori ormai da tre anni.

Il centrale, classe 1999, andrà in scadenza di contratto con il Nizza: durante il lockdown non poteva non essere più chiaro, ai dirigenti francesi ha già rivelato che non è sua intenzione rinnovare il contratto.

Una lunga avventura con il club che l’ha formato, iniziata quando aveva solo 6 anni e conclusasi nel peggiore dei modi. Senza saluto nel meraviglioso Allianz Riviera, niente lacrime e niente consegna della fascia da capitano conquistata in tenera età. Si è fatto spazio tra gli squali del mercato: in Italia lo vogliono in tanti, anche la Germania è sicuramente un’opzione.

Chi è Malang Sarr

Del resto, qui non si tratta di un mero talento calcistico – che già di mero avrebbe ben poco -: qui parliamo di un pacchetto completo, testa e gambe, piedi e ambizioni.

Sarr si è legato indissolubilmente alla squadra della sua città: nel 2016, l’esordio ad appena 17 anni. Praticamente per caso. Subito però con un gol a referto. Aveva collezionato fino a quel momento solo una manciata di presenze nella squadra B del Nizza, poi venne notato dal tecnico della prima squadra dopo una serie di allenamenti convincenti.

Ecco, sapete chi era all’epoca l’allenatore? Lucien Favre. Oggi coach del Borussia Dortmund: diciamo che un certo feeling coi giovani ce l’ha, e sa ben sfruttarlo. Favre lo promuove immediatamente, ed ecco che poi il destino si frappone ed entra in tackle nel naturale corso degli eventi, come in tutte le grandi storie. Un infortunio dopo l’altro e l’allenatore perde tutti gli esterni di difesa. Nell’angolo mancino del campo, nel giorno di rifinitura, ecco il ragazzino con lo sguardo maturo e gli occhi sognanti: lo chiama e non usa giri di parole. Sarà titolare contro il Rennes.

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Numero 33 sulle spalle e… no, niente nome dietro la schiena. In Francia, se non hai un contratto da professionista, non ne hai diritto. Legge strana, chiaro. Comunque rispettata. Almeno per qualche giorno: poi la Francia si accorse di lui. Malang fu infatti protagonista assoluto di quella partita e delle successive: incasellò una prestazione poderosa dietro l’altra. E nella stessa gara di debutto, segnò anche l’1-0 decisivo per il Nizza.

Per tutta la stagione, Favre non fece più a meno di lui. Il Guardian, nella sua famosa lista dei 60 giocatori di classe ’99 più promettenti al mondo, inserì pure la tenacia di questo ragazzo. Non aveva neanche un ‘nome’, si ritrovò subito le attenzioni del mondo intero. La prima decisione? Restare a casa. Per crescere.

Il piccolo Maldini

Da terzino sinistro a centrale di difesa. Uno swipe che fece anche Paolo Maldini, sebbene in età avanzata. Ha iniziato proprio lì, Sarr. Che è sempre stato veloce, che ha sempre saputo cosa fare del pallone e allo stesso tempo come sbarazzarsi degli avversari. Non è una montagna: è alto 1,85 metri. Ma sa essere esplosivo, attento. Concentrazione da centrale, e infatti il cambio sembra essere il passaggio più naturale del mondo: anche per l’aggressività con cui sapeva affrontare il diretto avversario. Un percorso graduale, comunque, che gli valse il soprannome appunto di ‘Petit Maldini‘.

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Oggi assomiglia più a Upamecano, a Koulibaly, a Mangala: forti e fisici difensori centrali che di tanto in tanto provano l’impostazione dal basso. A proposito di Koulibaly: i due si sono conosciuti in un’amichevole contro il Napoli nel precampionato del 2016, e un anno dopo si affrontarono nel preliminare di Champions League. Era solo un ragazzino, Malang. Ma i tratti di KK erano già ben visibili.

Ne ha approfittato certamente Patrick Vieira, diventato allenatore del Nizza ormai dal 2018. Con l’ex centrocampista dell’Inter, le nozze sono state immediate: e Vieira, che di leadership se ne intende, gli ha subito affidato la difesa e la fascia da capitano. Era già cresciuto, Sarr.

Era diventato un leader della linea difensiva e sapeva parlare a cuore aperto con la squadra e per la squadra. Sarà un dispiacere non ritrovarsi in questa stagione, ma l’iridato francese sa di avergli fornito le ali per volare altissimo, magari sulle stesse vette che ha attraversato Patrick quand’era giocatore. Al momento manca solo la convocazione con Les Bleu: la traversata tra le fila della selezione è stata netta, ma si è fermata all’Under 21. Tempo al tempo: per lui garantisce anche l’interesse di Pep Guardiola, da sempre ormai alla ricerca di un centrale con quelle caratteristiche.

Giovane, ma…

Chissà se andrà a Manchester. Se arriverà in Italia. Se il richiamo della Bundesliga sarà forte. La bravura di Sarr gli ha portato così tante opzioni che adesso è quasi imbarazzante scartarne una. Ah, i problemi dei grandi giocatori. Grandi come Malang, in grado di superare ogni barriera di “crescita“: prima del debutto aveva collezionato appena 13 partite con la seconda formazione rossonera. Oggi? Lascia con 102 presenze in Ligue 1, 7 in Coppa di Francia, esperienza in Europa League (altri 7 gettoni) e anche 3 in Champions. 120 partite circa da professionista: a 21 anni. Vale ancora fare il paragone con lo sviluppo dei giovani calciatori italiani?

Giovane, sì. Ma già con tanta esperienza. L’ultimo obiettivo è quello di trovare una squadra in grado di valorizzare tutto questo patrimonio, fisico e mentale.

Sarr ha sempre impressionato per l’applicazione e l’attitudine in ogni singolo allenamento, fedelmente traslati all’interno dei novanta minuti di partita.

Non c’è che dire: la generazione attuale di calciatori francesi è devastante, ma quella in arrivo sarà altrettanto forte. Sarr, con quel fenomeno di Upamecano (appena un anno più grande), è destinato a guidare la retroguardia dei galletti per anni. E a vincere. Per forza.

Cristiano Corbo
Fan dei tiri a giro sul secondo palo. Prima del sinistro di Grosso, solo quello di Volpecina. Ostinatamente giornalista e giornalisticamente ostinato