mohamed ihattaren

Ci sono calciatori che entrano rapidamente negli occhi, e in quella cerchia ristrettissima ci sta alla perfezione Mohammed Ihattaren, 18enne di Utrecht (vi dice qualcosa?) e gioiellino del PSV Eindhoven. Come in ogni grande storia, c’è un prima e un dopo. Poi, uno stadio. Con una premessa: se splendi a Barcellona, hai necessariamente una luce diversa a proteggerti.

No, non siamo al Camp Nou. L’apparizione di Mo è avvenuta in una di quelle gare di Youth League al Miniestadi, il Camp in miniatura a due passi dall’impianto che ospita Messi e compagni. Per un po’ di anni, i momenti più alti della stagione catalana sono stati lì. E nell’era pre covid, era ormai diventata un’opportunità imperdibile anche per i tifosi locali.

Succede sempre questo, e accade forse solo a Barcellona: se si ha l’impressione di vedere una squadra forte, con giocatori potenziali fenomeni (vedi l’Ansu Fati di due stagioni fa), l’attenzione verso le under bluagrana cresce a dismisura. Solo un giocatore ha avuto lo stesso numero di applausi nonostante la maglia di un colore diverso: era Jadon Sancho, che a 18 anni fece a brandelli la fascia sinistra del Mini in una gara che inspiegabilmente il Manchester City finì perdendo.

scheda mohamed ihattaren

Nel settembre del 2018

Nel settembre del 2018, contro ogni pronostico, un ragazzo del PSV riuscì a ottenere simile acclamazione. Mohammed Ihattaren uscì dal campo nel tripudio d’onore degli spalti: qualcuno l’aveva già visto giocare, ma certamente senza essere cosciente di quanto Ihattaren fosse forte, di quanto fosse bravo in determinate situazioni. Avere il Camp Nou a un passo fece certamente da amplificatore: ma il ragazzo aveva qualità tecnica, sapeva frenare e accelerare da vero professionista. Allargava la fascia e ci si fiondava a tutta velocità. Ah, ovviamente, come in ogni storia che si rispetti, Mo era solo un underdog: un anno e mezzo in meno rispetto alla maggior parte dei compagni.

Mesi prima, Ihattaren aveva vinto da titolare l’Europeo Under 17. Mvp della finale, chiaramente. Nelle categorie giovanili, ha mostrato tutta la sua personalità. Curiosità, sebbene non eccesivamente sorprendente: l’identica corsa, la stessa qualità mostrata in quella gara di settembre, Mo l’ha traslata nel grande calcio con una naturalezza disarmante, quasi con sufficienza.

HAI MAI GIOCATO A SUPER6?

Pronostica 6 risultati e vinci 100.000€ in diamanti E se nessuno indovina i 6 risultati, tutte le settimane un diamante del valore di 1.000€ al miglior classificato. Provalo subito, E' GRATIS!

A sedici anni e 11 mesi, Ihattaren è diventato – nel gennaio del 2019 – il quarto debuttante più giovane del PSV in partite ufficiali. Aveva già brillato nella Champions dei giovani, ma anche nella seconda divisione con la formazione B dei biancorossi. Il passo successivo è sembrato ovvio. Prima le classiche panchine, poi le prime gare decise nella manciata di minuti a disposizione. In partitella spesso sbalordiva tutti: riceveva palla, si girava e lanciava i meravigliosi esterni dell’Eindhoven. Era al posto giusto, al momento giusto: con giocatori veloci e incisivi, moltiplicava le opzioni di passaggio sfruttando al massimo un talento fatto di enorme sensibilità. Avrete già capito il pezzo forte della casa: l’assist.

Le caratteristiche

Con assoluta naturalezza, Mo Ihattaren ha preso le redini di tutto il PSV in crisi appena scoccata la maggiore età. Nonostante nasca esterno destro, l’allenatore non ha avuto dubbi nel posizionarlo al centro del campo: ora, di fatto, è una seconda punta. Ihattaren è il fato offensivo del PSV, che ha perso tanto con i gol di Luuk de Jong (finito al Siviglia) e di Hirving Lozano, da ormai due stagioni al Napoli. In Olanda avevano perso pure Malen, infortunatosi nel momento migliore.

Pian piano, le luci dei riflettori l’hanno totalmente irradiato: e Mo ha aumentato il suo raggio d’azione, ha saputo offrire palloni interessanti a Dumfries, si è caricato di tale responsabilità che – a vederlo – non sembrava un debuttante, di certo non uno alle prime armi in un certo tipo di calcio. A volte, quando l’inventiva scarseggiava, era lui ad abbassarsi sulla linea dei centrali per farsi dare il pallone e iniziare l’azione dal basso. Cosa vuol dire? Personalità, innanzitutto.

Personalità, tanta. Ma anche sensibilità, visione di gioco. In questi mesi ha iniziato anche a filtrare il passaggio decisivo, sfruttando l’elegante nella conduzione – che è caratteristica innata – nello scambio stretto con il pallone. Testa alta, sempre: l’obiettivo è sapere dove siano i compagni, così da sfruttare al massimo frecce e ampiezza che sono nel dna del PSV.

Il ragazzo, di origini marocchine, ha le idee chiare e gli obiettivi ben fissati in testa: il prossimo step sarà quello di migliorare la protezione della palla e l’assistenza in velocità. Tocchi più rapidi e veloci. Soprattutto, eliminare dal campo ogni possibile equivoco: qual è il suo vero ruolo? Da esterno destro, paradossalmente, sembra sprecato. La sua missione è creare. E farlo dal centro del campo.

HAI MAI GIOCATO A SUPER6?

Pronostica 6 risultati e vinci 100.000€ in diamanti E se nessuno indovina i 6 risultati, tutte le settimane un diamante del valore di 1.000€ al miglior classificato. Provalo subito, E' GRATIS!

Articoli consigliati

Nessun articolo Consigliato

Cristiano Corbo
Fan dei tiri a giro sul secondo palo. Prima del sinistro di Grosso, solo quello di Volpecina. Ostinatamente giornalista e giornalisticamente ostinato