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Durante la sua lunga storia, il calcio italiano ha vissuto diversi scandali che hanno richiesto l’intervento giudiziario o sportivo. Ma furono soprattutto due le vicende che coinvolsero le squadre più blasonate del nostro campionato, cambiando di fatto la storia del pallone: il Totonero” del 1980 e “Calciopoli” del 2006.

Ironia della sorte, entrambe portarono in dote anche due mondiali vinti dagli azzurri, insieme però a tante conseguenze sportive per le società indagate. Compresa la prima retrocessione in Serie B della Juventus. Ma che cosa fu Calciopoli? Di cosa si trattava esattamente e perchè vennero condannate società, dirigenze e arbitri? Ripercorriamo insieme i punti più salienti della storia.

Che cos’è Calciopoli

Quando parliamo di “Calciopoli“, ci riferiamo a uno scandalo sportivo che ha avuto il suo apice nel Luglio del 2006, alla lettura della sentenza definitiva che ha visto condannata la Juventus alla retrocessione in Serie B, oltre ad altre penalizzazioni per diversi top team della massima serie (Milan, Lazio e Fiorentina) e all’esclusione di parecchi dirigenti e arbitri della federazione.

Il punto in questione infatti era proprio un presunto connubio tra alcuni dirigenti e i designatori arbitrali, creando pressioni (mediatiche e personali) per ottenere arbitri considerati più “favorevoli” per alcuni match del campionato. Sotto la lente dell’inchiesta finirono ben 19 partite di Serie A (con un secondo filone che riguardava invece Reggina e Arezzo).

Ma l’inizio dei sospetti avvenne però molto prima di tutto questo.

L’origine di calciopoli

Già un anno prima delle sentenze, il procuratore Raffaele Guariniello della Procura di Torino aveva già sul suo tavolo una inchiesta atta ad approfondire le vicende sullo scudetto assegnato nel 2005.

Il tutto si chiuse poi con un nulla di fatto, ma i dubbi restarono e si continuò a lavorare sotto traccia tramite intercettazioni e controlli. Non a caso erano sempre più frequenti in quel lasso di tempo le notizie di cronaca sportiva che rilanciavano possibili nuovi sviluppi sulla vicenda.

E infatti proprio a un passo dalla chiusura della stagione calcistica 2006 (concluso a fine aprile per la partenza dei mondiali), la stampa rese finalmente note alcune delle intercettazioni di quel periodo.

Fu la classica diga che straripa, travolgendo tutto. In breve rassegneranno le loro dimissioni i capi delle più importanti federazioni italiane (FIGC e AIA), oltre ai più noti dirigenti di Juventus (Moggi e Giaraudo) e Milan (Galliani, in veste anche di presidente della Lega Calcio).

Lo scandalo era definitivamente esploso.

Le accuse e le richieste di condanna

Da quel momento praticamente ogni giorno si avvicendano sui giornali le parole di questo o quel dirigente, oltre a un elenco sempre più lungo di indagati nella classe arbitrale. Anche diversi calciatori vengono chiamati a testimoniare, tra cui Buffon che si presenta spontaneamente alla procura di Torino.

Nove sono gli arbitri raggiunti da avviso di garanzia, tutti sospesi in maniera cautelare dall’AIA, così come si indaga anche su diversi giornalisti accusati di avere contatti con lo stesso Luciano Moggi per essere indirizzati sulle cose da scrivere nei loro commenti.

Il 4 Luglio 2006, vengono rese note le richieste dell’accusa, che vorrebbero la retrocessione in Serie B di Juventus, Fiorentina, Lazio e Milan (rispettivamente con 6, 15, 15 e 3 punti di penalizzazione). Oltre alla proposta di radiazione per i principali dirigenti e arbitri coinvolti.

E a giudicare dal clima che circondava il mondo del calcio in quel momento, tutti erano abbastanza convinti fossero quelle le decisioni. Fino a quando il 9 Luglio, la nazionale scende in campo contro la Francia aggiudicandosi il mondiale del 2006.

Le sentenze definitive

Non sappiamo quanto quella vittoria influenzò realmente la sentenza di appello che venne resa nota il 25 Luglio, ma certo dalle richieste di partenza dell’accusa ci fu una certa attenuazione delle pene (mitigate ancora di più nella sentenza definitiva di fine ottobre).

Unica squadra retrocessa fu quindi la Juventus (con 9 punti di penalizzazione per l’anno successivo invece dei 17 richiesti), a cui vennero però anche tolti gli scudetti degli ultimi due anni.

Fiorentina, Milan e Lazio presero “solo” 30 punti di penalizzazione per la stagione precedente (che permise peraltro al Milan di mantenere il posto in Champions, e vincerla l’anno dopo), più rispettivamente 15, 8 e 3 punti in meno nel campionato in corso. 11 punti anche per la Reggina (invece di 15) e 6 punti per l’Arezzo in Serie B.

Tra i dirigenti la stangata arrivò solo per Moggi e Giraudo (5 anni e richiesta di radiazione), oltre all’arbitro Massimo De Santis (4 anni) e Innocenzo Mazzini della FIGC (5 anni e radiazione).

La fine che non è la fine

Dopo quella sentenza, la Juve vinse il campionato di Serie B con numeri da record (e da lì sappiamo poi l’ascesa inarrestabile che fece). Il Milan riuscì addirittura a portarsi a casa la Champions League l’anno successivo. La Fiorentina annullò i suoi 15 punti di penalità e finì sesta (sarebbe stata terza) e la Reggina riuscì comunque a salvarsi con un’incredibile rimonta.

Insomma malgrado molti nomi di alti dirigenti non figurassero più nel ruoli di vertice del calcio italiano, tutto il resto sembrava rientrato nella norma e anche le squadre più coinvolte, rimesso la barra a dritta.

Ma le indagini non finirono con la sentenza definitiva. Tanto che anni dopo proprio partendo da quelle stesse intercettazioni, partì una nuova indagine definita “calciopoli bis”, cui si aggiunse anche la richiesta della Juventus di rivedere la decisione sull’assegnazione dello scudetto 2005-2006 all’Inter (coinvolta in questo nuovo filone di indagini). Finì con un nulla di fatto.

Tante poi furono le sentenze in cassazione che modificarono le condanne iniziali, ed è ancora aperto il dibattito su quanto sia veramente successo in quegli anni. Soprattutto perchè tanti sono gli animi coinvolti ed è ora decisamente difficile rendere il tutto oggettivo e scevro da condizionamenti emotivi (e sportivi).

Resta una sentenza che, blanda o severa che sia stata (a seconda delle opinioni), ha cambiato per sempre la storia del nostro calcio.

Marco Fava
Da più di quindici anni si occupa di comunicazione e contenuti online. Voce e volto di ItaliaPokerClub, capo-redattore di "Poker Sportivo" in genere sempre alle prese con tutto quello che è gaming. Negli ultimi tempi si occupa della redazione di un portale sportivo ("Improbabile.it") dedicato ai Daily Fantasy Sport.