zaccheroni milan

Lo scudetto numero 16 del Milan, è un qualcosa che va contro ogni logica. Dopo due anni deludenti, la società smantella la squadra, lasciando l’ossatura e assicurando al neo allenatore Zaccheroni tanti altri giocatori da assemblare. Quello che doveva essere un campionato di transizione per i rossoneri, si trasforma in una galoppata senza sosta verso una rimonta straordinaria sulla Lazio. Un remuntada spettacolare che culmina con il sorpasso a 90 minuti dalla fine.

A Perugia, il 23 maggio 1999 Maldini e compagni alzeranno lo scudetto meno atteso della storia recente del Milan. Nell’anno del centenario un regalo perfetto, ma soprattutto chiudendo il millennio con il botto. Con buona pace della Lazio che si consolerà con la vittoria della Coppe delle Coppe sul Maiorca di Cuper, per poi prendersi lo scudetto del nuovo secolo contro la Juventus nell’anno successivo. E sempre con il “Curi” di Perugia nel mezzo.

La Provincia si prende Milano

Il Milan di Silvio Berlusconi, dopo 10 anni di assoluto livello in Italia e in Europa, è reduce da due stagioni a dir poco deludenti. Nonostante gli investimenti fatti, i rossoneri non vanno oltre un decimo e un undicesimo posto. Per vedere il Milan fuori dalle Coppe Europee in due stagioni consecutive, bisogna tornare ai primi anni ’80. Allora il Presidente e il dottor Galliani optano per una mossa rivoluzionaria: basta grandi nomi, ma si riparte umili con nomi che bene hanno fatto in Provincia. Sulla panchina dei meneghini arriva Alberto Zaccheroni, il mago dei miracoli all’Udinese, romagnolo come Sacchi e nato l’1 aprile come il tecnico di Fusignano.

Il nuovo allenatore porta con se da Udine, l’esterno tutta fascia Helveg e il bomber tedesco Bierhoff. Arrivano poi dal mercato estivo fra gli altri, Sala e N’Gotty per la difesa, Guly a centrocampo con Morfeo e Giunti, oltre al portiere tedesco Lehmann. Della vecchia guardia restano solo Rossi, Maldini, Costacurta, Albertini, Boban, Leonardo, Ganz e Weah, mentre a gennaio tornerà dalla poco felice esperienza americana, un altro senatore come Roberto Donadoni ormai a fine carriera. Insomma rivoluzione totale.

L’avvio balbettante

Il 3-4-3 di Zaccheriana memoria è difficile da attuare nel Milan. Dura estirpare il 4-4-2 che per un decennio ha prodotto vittorie e trionfi, prima con Sacchi e poi con Capello. Non solo, ma a complicare i piani del Diavolo, ci pensa un Jens Lehmann che ne combina a raffica in campo. Una papera dietro l’altra che se da una parte costringe il Milan ad una partenza lenta, infastidisce non poco il pubblico di San Siro che non ha ancora compreso l’arretramento a riserva di Sebastiano Rossi. E proprio il portiere romagnolo, sarà dalla quinta giornata il titolare dei pali rossoneri, con il tedesco che nel mercato invernale fa le valigie e saluta il popolo milanista.

Ecco allora il primo vero cambio nella stagione del Milan. L’uomo dei record si riprende il suo posto a difesa della porta del Milan e la squadra ne giova con risultati importanti, anche se il gioco non è eccelso, con Boban e Leonardo spesso costretti a partire dalla panchina. Una cosa che per il presidente Berlusconi è inaccettabile. Nel suo Milan, la fantasia deve essere al potere e in numeri 10 devono giocare. Questo tira e molla fra presidenza e allenatore dura quasi tutto un girone, dove il Diavolo naviga a ridosso delle prime della classe, ma con un distacco importante.

La rivoluzione dei numeri 10

Non sappiamo esattamente come sia andata. Se il diktat berlusconiano abbia prevalso sulle scelte dell’allenatore, oppure che sia stata una scelta della squadra. Sta di fatto che nel gennaio del 1999 il Milan abbandona il 3-4-3, per passare al 3-4-1-2, con Boban o Leonardo, alle spalle della coppia Weah – Bierhoff. E’ il terzo shock della stagione rossonera. Il secondo c’è stato nell’ultima gara del 1998, con Rossi che rifila un gancio destro a Bucchi e si prende una lunga squalifica.

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Tocca allora al giovanissimo terzo portiere della truppa, vale a dire Christian Abbiati rientrato alla base in estate dopo una serie di prestiti nelle serie minori. Il cambio in porta e il cambio di modulo fanno volare il Milan. I rossoneri espugnano Bologna 3-2 nella prima gara del nuovo anno, grazie alle parate di Abbiati e alla rete al 90′ di N’Gotty su punizione. Da quel momento la squadra di Zaccheroni è tutta un’altra cosa.

Vittorie su vittorie, che portano il diavolo al secondo posto, soprattutto dopo gli 0-0 in casa della capolista Lazio e dei campioni d’inverno della Fiorentina. Se la Lazio appare in quel momento imprendibile, la viola perde in un colpo solo Batistuta che si rompe contro il Milan ed Edmundo, il quale non resiste al richiamo del carnevale di Rio e lascia Trapattoni nei guai. Il Milan insomma, senza le coppe a stancare i giocatori, si tiene in scia alla Lazio ed inizia a cullare il sogno dello scudetto a sette giornate dalla fine, quando però il distacco è sempre di sette punti.

Maldini suona la carica

A sette giornate dalla fine, il Milan chiude in svantaggio il primo tempo in casa contro il Parma. Nella ripresa Maldini con un missile dal limite pareggia i conti e poi Maurizio Ganz beffa Buffon-Cannavaro per la rete della vittoria. Tre punti pesanti per i rossoneri, considerando che la Lazio inizia a perdere e lascia punti altrettanto pesanti per strada. Il Diavolo è come uno squalo che sente l’odore del sangue e dal Parma in poi ci saranno sette vittorie di fila.

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Sotto i colpi della squadra di Zaccheroni, cadono Juventus, Udinese, Vicenza e Sampdoria, con una rete al 95′ del solito Ganz. Si arriva così a 180 minuti dalla fine, con Lazio ancora in testa, ma di un solo punto. Vieri e soci sono attesi nella penultima giornata a Firenze, mentre il Milan attende il retrocesso Empoli. La formazione viola blocca la Lazio sull’1-1 e il Milan affonda gli empolesi per 4-0. Poker di gol, tris di punti e sorpasso sui capitolini. Il Diavolo adesso guarda tutti dall’alto in basso.

L’ultimo atto

L’ultima giornata è da cuori forti. Si decide tutto negli ultimi 90 minuti nella corsa al titolo. Il Milan è di scena al Curi di Perugia che sogna ancora la salvezza, mentre la Lazio chiude all’Olimpico contro un Parma ormai sazio. I rossoneri però hanno il destino nelle loro mani e così dopo 30 minuti sembrano aver ipotecato la vittoria. Il guizzante Guly piega le mani a Mazzantini e Bierhoff di testa incorna per il 2-0. Scudetto assegnato? Non del tutto. Il Perugia potrebbe essere salvo anche con un Ko, a patto che la Salernitana non vinca a Piacenza.

Così due minuti dopo il gol del tedesco, Kaviedies si procura il rigore che Nakata trasforma. Il Milan di colpo indietreggia e gli Umbri prendono coraggio. Nella ripresa, con la Lazio che supera 2-1 il Parma e l’1-1 tra Piacenza e Salernitana, è tutto un gioco di calcoli. I meneghini amministrano e i padroni di casa vanno a folate, attenti a non concedere il contropiede a rivali. Bucchi al 77′ potrebbe cambiare la storia di quel campionato, ma Sant’Abbiati vola e nega il pareggio.

Su quella parata si infrangono le speranze della Lazio. Nel finale infatti, la notizia del definitivo 1-1 di Piacenza fa scattare la doppia festa sulle tribune del Curi. Perugia salvo e Milan ad un passo dal tricolore. In campo i giocatori si scambiano i complimenti, mentre l’arbitro mugellano Braschi ha il suo bel d’affare per tenere fotografi e giornalisti oltre la linea del fallo laterale. Alle 18.32 del 23 maggio 1999, il triplice fischio, consegna al Milan il più incredibile degli scudetti.

L’ultimo campionato del vecchio millennio è nella mani del Diavolo. Zaccheroni come Sacchi, campione d’Italia al primo colpo, con la Vecchia Guardia rossonera che torna a ruggire. Galliani regala facce da Oscar in tribuna e Berlusconi da Arcore rivendica il merito del cambio di modulo. Una rimonta spaziale, consegna il titolo numero 16 al Milan.

Matteo Felli
Nel mondo del giornalismo sportivo da quando avevo 16 anni. Amo calcio, snooker, golf, surf, ciclismo e motori. Da 15 anni ho abbracciato poker, betting e il gaming in generale. Adoro il calcio inglese. Filosofia di vita? "Amici Miei".