keane vs vieira

Per quanto i tifosi costruiscano, sulle rivalità sportive tra singoli campioni, storie e leggende dal sapore antico, si direbbe mitologico, misterioso e persino taumaturgico, la realtà dei fatti impone ad una narrazione seria e documentata di partire, appunto, proprio dalla rivalità sportiva in sé – senza cercare nei ghirigori della fantasia risposte intriganti ma svianti.

Nemici per la pelle

Quella tra Patrick Vieira e Roy Keane è una rivalità che nasce, si sviluppa, e muore, sul campo. Ad otto anni di distanza dal loro ultimo incontro nel 2004, l’irlandese e il francese si ritroveranno insieme a commentare gli Europei del 2012 per l’ITV. I racconti popolari vogliono che sia stato Keane a rompere il ghiaccio offrendo al nemico di una vita un gustoso gelato. Quasi da non credere. I due protagonisti della rivalità più sentita e celebre nella storia della Premier League, seduti l’uno accanto all’altro, a leccare un gelato. Come due amici qualunque.

Senza dubbio Roy Keane, dopo l’addio con i Red Devils, tanto doloroso per lui quanto rigenerante per la squadra allenata da Sir Alex Ferguson, si è calmato. Il suo sangue, bollente come il sugo che accompagna la colazione irlandese, non si è raffreddato, ma è certamente stato costretto a dosare il proprio calore. Oggi infatti Roy Keane è commentatore per Sky Sports – dove è più che mai presente l’amico di una vita e spalla destra nello spogliatoio di quello United Gary Neville – e, a differenza della sua nemesi Patrick Vieira, non ha avuto grande fortuna come allenatore. Il francese, al contrario, allena con entusiasmo, idee e risultati il Nizza.

Da dove nasce la rivalità tra queste due affascinanti figure? Lo dicevamo in apertura: dalla rivalità sportiva. Spieghiamoci meglio: è certamente vero che proprio Patrick Vieira e proprio Roy Keane, dei numerosi giocatori che hanno vestito le maglie di Gunners e Red Devils in quel decennio d’oro per le due squadre inglesi (dal ’94 al 2004), si sono ritrovati a vestire i panni dei «capitan cattiveria»: perché loro e non altri?

Domanda legittima: senza dubbio le stelle hanno voluto così. Ma è altrettanto vero che questa rivalità, unica nel suo genere, è scaturita nell’alveo di uno scontro più grande: quello tra Arsenal e Manchester United, le due squadre dominanti di fine anni Novanta e inizio Duemila in Inghilterra.

Entrambi i giocatori, tuttavia, ben prima di incontrarsi e scontrarsi, avevano avuto modo e volontà di sporcare la propria fedina penale.

Roy Keane: un tipico duro britannico

Iniziamo con Roy Keane, più attempato rispetto a Patrick Vieira. In un Leeds-Manchester United del settembre 1997 Roy Keane cade rovinosamente al suolo dopo uno scontro con Alf-Inge Haaland (il papà dell’attuale attaccante del Borussia Dortmund), che accusa l’irlandese di simulare il dolore. L’esito dell’intervento è però noto: legamento crociato anteriore rotto per Roy Keane. La colpa non è di Haaland, il cui contrasto è stato leale e neanche troppo duro. Ma l’accusa di simulazione è un fatto troppo grave per Roy Keane, che da buon irlandese non solo non dimenticherà le parole del norvegese, ma aspetterà con pazienza omicida l’occasione della vendetta.

Nell’aprile del 2001, quindi a distanza di quattro anni, Keane ritrova Haaland nel derby contro il Manchester City. Quale miglior occasione. A pochi minuti dal termine dell’incontro, sul punteggio di 1-1, Keane mira il ginocchio sinistro di Haaland e lo tacchetta con violenza inaudita. Un colpo secco ma letale che accorcerà i tempi di fine carriera del norvegese – già ad un passo dal ritiro per pregressi problemi al ginocchio, come affermerà Haaland “assolvendo” parzialmente l’intervento dell’irlandese.

Quello che inquieta non è tanto la dinamica, quanto l’espressione del centrocampista in maglia Red Devils: Keane non si scompone dinnanzi al cartellino rosso, anzi lascia il campo senza dire una parola. Tre giornate di squalifica e 3mila sterline di multa; giornate che diventeranno cinque quando qualche mese dopo Keane pubblicherà la propria autobiografia, nella quale affermerà di aver premeditato quel fallo ai danni di Haaland.

Eppure Keane, almeno a livello statistico, non è il calciatore più cattivo della Premier League. Egli è infatti tredicesimo nella speciale classifica inglese, con Patrick Vieira nono – grazie al bottino, di tutto rispetto, di 77 ammonizioni e ben 8 espulsioni con la maglia dell’Arsenal. Vieira detiene, insieme a Zlatan Ibrahimovic, l’invidiabile record di essere stato espulso in Champions League con tre maglie diverse (Arsenal, Inter, Juventus).

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Il terribile Vieira

La vera differenza tra l’irlandese e il francese, comunque, sta proprio in questo: che uno è irlandese e l’altro è francese. Keane è cattivo, ma coerente. Vieira è cattivo, ma anche infido.

Nella partita di Champions League contro la Lazio (ottobre 2000), ad esempio, Vieira si becca a più riprese con Sinisa Mihajlovic, non proprio un carattere acquietante. I due se le mandano a dire chissà in quale lingua, con frasi del tipo: «n. di m****, scimmia», da parte del serbo, e «zingaro di m****», da cui sarebbe partito tutto, da parte del francese.

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Quello che conta non è però la qualità dell’insulto, ma il suo esito. Mihajlovic, i cui insulti verranno denunciati alle telecamere italiane ed estere da Vieira nel post-partita, verrà multato; Vieira invece la passerà liscia. «Accetto la provocazione, anche l’insulto. Purché rimanga in campo; se vai a piangere da mamma, davanti alle telecamere, sei un piccolo uomo. Vieira mi ha insultato e io gli ho risposto, ma non l’ho accusato davanti alle telecamere al contrario suo», affermerà Mihajlovic a squalifica acclarata.

Vieira, certo, un angioletto proprio non è. In ben due West Ham-Arsenal (in FA Cup nel 98 e in campionato nel 99), il francese riuscirà a farsi multare per aver messo le mani addosso a qualcuno (nel primo caso su Ian Pearce a fine partita, nel secondo su Ruddock, con tanto di sputo, e addirittura con alterco nei confronti di un poliziotto nel tunnel degli spogliatoi, per una multa di 45.000 sterline, la più alta nella storia della Football Association. Altri episodi contro Leeds e ovviamente Manchester United ne dipingeranno una reputazione da «tough player» di tutto rispetto.

Lo scontro sul campo

Roy Keane e Patrick Vieira si sono incontrati 19 volte in partite ufficiali: 5 pareggi, 6 vittorie di Vieira, 8 vittorie di Keane, che ha anche segnato più gol (3 contro 1) quando l’avversario era in campo. Nel 1999 la prima di tante apoteosi tra i due giocatori. È la semifinale di FA Cup tra Arsenal e Manchester United e Roy Keane, a pochi minuti dalla fine, viene espulso per doppia ammonizione. L’Arsenal si butta in avanti alla ricerca del gol vittoria, ma un passaggio sbagliato in orizzontale da parte proprio di Patrick Vieira consente a Ryan Giggs di involarsi verso la porta avversaria e segnare one of the greatest gol ever, almeno a giudizio del telecronista inglese.

Roy Keane chiederà poi ironicamente a Vieira come mai nessuno abbia steso il gallese, libero di slalomeggiare tra i difensori in maglia rossa. Vieira, abbozzando, dichiarerà: «L’Arsenal è una squadra magnifica, che può vincere qualsiasi partita, ma solo se gioca meglio del proprio avversario». Vieira, in quella squadra, quella degli Invincibili per intenderci, è come la miccia che fa scoppiare i fuochi d’artificio; un giocatore indispensabile, la cui cattiveria agonistica e intelligenza tattica sono tanto elevate da offuscare un’eleganza ed efficacia tecnica seconda a pochi giocatori nel suo ruolo.

Qualche mese più tardi, ad Highbury, assistiamo al primo vero scontro tra Vieira e Keane.

L’irlandese interviene sul pallone, spazzandolo, dinnanzi al centrocampista francese, che aveva legalmente atterrato Beckham nella stessa azione. Legalmente, ma non a giudizio di Keane, che dopo aver calciato quel pallone conteso con Vieira, aveva anche affondato i tacchetti sul polpaccio destro del centrocampista francese. Da cui la reazione di Vieira, preso al collo prima da Keane e poi da Stam, contro il quale Vieira aveva deciso – con un pizzico di follia suicida – di mettersi di traverso nel corso della rissa.

«Qual è il grande punto di forza di Patrick Vieira?», verrà chiesto a Roy Keane anni dopo. «Era un duro,. molto, molto, molto, molto duro», ammetterà lealmente l’irlandese, quasi a riconoscerne un legame sacro, a prescindere da – anzi in forza di – ogni più forte rivalità. «E qual era la sua debolezza?», verrà chiesto sempre al centrocampista dello United. «Che non penso fosse duro quanto me»

Roy Keane a “Best Enemies”, ITV 2013

L’apogeo della rivalità, comunque, verrà raggiunto il 1° febbraio del 2005. Per la prima volta da un decennio a questa parte, il titolo non è affare né dell’Arsenal né dello United – il Chelsea di Mourinho le distanzia infatti di 10 e 11 punti. La relativa inutilità della partita la rende se possibile ancora più accesa del solito. Ciò è dimostrato dal fatto che la rissa più celebre del Millennio avviene prima dell’ingresso in campo delle due squadre.

Mentre Keane torna negli spogliatoi per recuperare la fascia di capitano, lasciata nella room degli ospiti, Neville viene accerchiato da alcuni giocatori dell’Arsenal. Dietro di lui Vieira, che gli ricorda amichevolmente: «Neville, Neville, non azzardarti a toccare i nostri sul campo». Vieira confesserà che la provocazione a Neville era premeditata, trattandosi a suo avviso dell’anello debole del gruppo United. Fatto sta che Keane vede da lontano la scena, e decide di fiondarsi sui giocatori Gunners con la stessa veemenza con la quale mamma leonessa difende i propri cuccioli da una scorrazzata di rinoceronti.

Il resto è storia. Pochi minuti prima Keane aveva letto il match program dell’Arsenal, all’interno del quale si faceva riferimento ad un’iniziativa di solidarietà promossa da Vieira in Senegal – sua nazione natia.

«Se ami così tanto il Senegal, perché non giochi per loro?», gli urla allora Keane da dietro, presentandosi sulla scena come nei film western. «Non accetto lezioni da uno che ha mollato la sua Nazionale a due settimane dai Mondiali», risponde Vieira lanciandogli dell’acqua da una bottiglietta.

I due capitani vengono accerchiati dalle rispettive squadre: il clima è di terrore, roba che in confronto la guerra fredda è una sciocchezza da adolescenti. Graham Poll, l’arbitro, prova a riportare la calma, ma Keane rivolgendosi a Vieira esclamerà in direzione del francese, davanti alle telecamere: «ci vediamo in campo».

Risultato? 4-2 per lo United in rimonta. «Se fossimo davvero venuti alle mani, probabilmente Patrick mi avrebbe ammazzato», affermerà poi Roy Keane.

«La parte più dura del corpo di Roy è la lingua. Ha la lingua più crudele che si possa immaginare. Potrebbe mettere in difficoltà il più sicuro degli individui, con quella lingua. Ciò che notai, discutendo con lui quel giorno, furono i suoi occhi, che cominciarono a farsi più piccoli, quasi fossero perline nere. Era inquietante. E io vengo da Glasgow»

Sir Alex Ferguson

Fu l’ultimo duello in campionato, il penultimo in assoluto.

Si rivedranno, Keane e Vieira, al Millennium Stadium di Cardiff per la finale di FA Cup – decisa ai rigori proprio da Vieira, con un tiro sotto l’incrocio che ne dipinge tutta la maestà del grande giocatore di pallone.

Anche Keane segnerà, ma inutilmente. Vieira lascerà l’Arsenal con celebrazioni e tripudi, donando ai Gunners un ricordo indelebile. Diversamente accadrà per Roy Keane, che chiuderà con lo United ai ferri corti con quasi tutti i membri dello spogliatoio escluso Gary Neville, che avrebbe difeso anche in mezzo ad una tempesta – ammesso e non concesso che quella quasi rissa nel tunnel di Highbury fosse più piacevole di una tempesta.

Vieira lascerà l’Arsenal perché così si era deciso. Perché quello era il momento opportuno. Keane lascerà lo United perché «era un giocatore ormai in declino, e il vuoto che lasciò fu minore rispetto a quanto sarebbe stato tre anni prima. Lo spogliatoio si rilassò: una sensazione di sollievo pervase la stanza».

Gianluca Palamidessi
Crede solo a ciò che è impossibile (Tertulliano). Appassionato di Football e Filosofia, cerca il passaggio filtrante per trovarle nella profondità. Se si parla di sapienza, sa riderci su. Se si parla di pallone, lo scherzo finisce subito.