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In tutte le grandi rivalità del nostro calcio, esistono dei momenti-chiave che, in un modo o nell’altro, hanno scritto un capitolo importante nella storia di due società contrapposte.

Gli esempi più ovvi possono essere uno scudetto conteso fino all’ultima giornata, una partita in campo europeo, una grande vittoria (contrapposta ad una logica pesante sconfitta), delle contestate decisioni arbitrali.

Prendiamo le due squadre di Milano, Inter e Milan: da sempre si contendono il predominio cittadino, dividendosi i tifosi, tramite derby infuocati e spettacolari, grandi cadute e colpi di scena.

C’è un altro aspetto, però, inerente la coesistenza di queste due grandi società, che spesso passa in sordina: quello degli scambi tra l’una e l’altra squadra.

Affari non molto chiari, talenti che col cambio di maglia diventano bidoni e bidoni che viceversa diventano campioni: c’è di tutto nella storia degli scambi tra Inter e Milan.

Fino agli anni 2000, pochi scambi ma buoni

Gli scambi tra Inter e Milan, fino agli anni 2000, non rappresentano una novità assoluta, dal momento che vi sono tracce di operazioni del genere, anche se con una frequenza ridotta.

Nel 1997/1998, ad esempio, il Milan acquista Francesco Moriero, fortissimo tornante della Roma; pochi giorni dopo, al termine di una intricata trattativa di mercato, soffia ai cugini anche Andrè Cruz, difensore centrale del Napoli dal sinistro magico che aveva già un accordo con i nerazzurri. Per ovviare allo sgarbo, cede Moriero all’Inter tenendosi Cruz.

Estate 2001: l’inizio del valzer nei navigli

Al termine di una stagione pessima per ambo le lombarde, nell’estate del 2001 inizia un processo di scambi di casacca che farà discutere l’una e l’altra  sponda per molti anni.

Moratti saluta Tardelli con ben pochi rimpianti e ingaggia dal Maiorca il sergente di ferro Hector Cuper.

I dettami tattici del tecnico argentino suggeriscono un centrocampo estremamente fisico, nel contesto di un rigido 4-4-2 nel quale non ci può essere troppo spazio per la fantasia.

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In questo quadro, non c’è spazio per il giovane Andrea Pirlo, che peraltro aveva passato metà dell’annata precedente già in prestito a Brescia. E’ il Milan che lo acquisisce, mettendo sul piatto 35 miliardi e il prospetto Drazen Brncic, croato di belle speranze.

Il resto è storia: Pirlo troverà con Ancelotti la sua collocazione tattica ideale davanti alla difesa, in cui farà la storia del Milan e del calcio italiano; Brncic collezionerà zero presenze in nerazzurro.

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Nella stessa estate 2001, peraltro, un altro scambio aveva movimentato i mercati di ambo le compagini meneghine: quello tra Cristian Brocchi  e Andres Guglielminpietro. Il primo, centrocampista centrale rimasto inghiottito dalla stagione horribilis Tardelliana, è stato spinto in rossonero in cambio dell’esterno che con un gol decisivo aveva fatto conquistare al Milan lo scudetto del 1998/1999.

Brocchi, pur con un ruolo da comprimario, vince tutto in rossonero; Guly, questo il suo soprannome in Europa, trascorre due stagioni in nerazzurro senza lasciare ricordi indelebili.

Estate 2002: la storia si ripete

Dopo la beffa del 5 maggio 2002, l’Inter di Cuper vuole ripartire nella caccia ad uno scudetto che probabilmente avrebbe anche meritato. Ceduto Ronaldo per Crespo, la priorità del tecnico argentino diventa il silurare Gresko, sciagurato protagonista della debacle dell’Olimpico. Serve un terzino sinistro, e un profilo interessante potrebbe essere quello di Francesco Coco, di proprietà del Milan, giocatore reduce da due ottime stagioni, una in rossonero e una addirittura a Barcellona, coi blaugrana, oltre che dalla spedizione azzurra in Corea.

Per il Milan la cosa si può fare, ma solo in cambio di Seedorf. L’olandese è stato utilizzato per lo più come esterno di destra, dal momento che i centrocampisti centrali per Cuper risultano essere Di Biagio e Cristiano Zanetti.

La dirigenza interista, visto anche il dilemma tattico in cui l’orange è coinvolto, lo libera e acquista il terzino della nazionale.

Come per lo scambio Pirlo-Brncic, la storia resta la stessa: Seedorf vince tutto al Milan, costituendo uno dei reparti di mediana più forti di ogni tempo con appunto Pirlo, Kakà e Gattuso; Coco, all’Inter, si segnala più per le presenze in infermeria e sulle cronache rosa.

Estate 2003: il mistero plusvalenze tra Inter e Milan

Nell’estate del 2003, il romanzo continua. Il Milan vince la finale di Manchester e l’Inter vuole ritentare assalto a campionato e Champions.

Per riconfermarsi, ambo le squadre necessitano di poter contare su risorse particolarmente significative.

E qui si materializzano una serie di avvenimenti mai del tutto ben chiariti: alcuni giovanissimi calciatori cambiano sponda del naviglio segnando a bilancio fortissime plusvalenze per l’una o l’altra società.

Dall’Inter, approdano in rossonero i giovanissimi Giordano, Toma, Brunelli e il regista padovano Matteo Deinite; effettuano il viaggio contrario Ferraro, Livi, Ticli e Varaldi.

Il risultato di questi scambi è di un forte attivo a bilancio per ambo le compagini, nonostante un basso rilievo dal punto di vista tecnico.

A corollario di un’estate comunque movimentata su ambo le sponde, Helveg trova spazio alla corte di Cuper, mentre Domoraud va al Milan. Nessuno dei due lascia il segno dopo lo scambio.

Estate 2012: scambio dal profumo blucerchiato

A invertirsi, nell’estate 2012, sono i due ex compagni della Sampdoria Antonio Cassano e Giampaolo Pazzini: entrambi hanno fatto abbastanza bene al Milan e all’Inter, ma sperano di poter fare meglio passandosi il testimone. Quindi, Cassano va all’Inter alla corte di Stramaccioni e Pazzini al Milan agli ordini di Allegri. Per il Pazzo sono 16 le marcature al primo anno in rossonero, per Fantantonio invece 7.

I cambi di casacca

Dopo il periodo dei primi anni 2000, in cui gli scambi tra Inter e Milan – vuoi per motivi tecnici, vuoi per ragioni di bilancio – erano diventati una vera abitudine, in seguito la moda (eccezion fatta nel 2012) si è un po’ persa.

Abbiamo assistito a cessioni più o meno clamorose, non esattamente degli scambi: ricordiamo ad esempio Christian Vieri, che dopo una vita all’Inter (condita da oltre 100 gol) nel 2005 passa al Milan dove combina poco o nulla; Amantino Mancini , nel 2010, all’Inter non è mai stato quello di Roma, così passa al Milan convinto di potersi ritrovare: così non sarà.

Nel 2012 il ghanese Muntari, dopo aver vinto tutto con Mourinho, passa in rossonero: passerà alla storia il suo “non gol” nella partita-scudetto contro la Juventus.

A vedere i risultati complessivi, comunque, è senza dubbio il Milan ad averci storicamente guadagnato. Quando le cronache sportive narrano di un trasferimento rossonerazzurro, pertanto, i tifosi nerazzurri tremano: arriverà mai ad Appiano un giocatore dal Milan che si rivelerà essere un campione?

Riccardo Moro
Editorialista, copywriter, appassionato di comunicazione, sport e giochi. Da sempre racconta storie di calcio, motori e gambling.