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Ci sono delle date che per dei tifosi restano impresse in modo indelebile. Per un tifoso della Roma, naturalmente, una delle date assolutamente incancellabili è quella del 17 giugno 2001, quando la Roma vinse il terzo scudetto della sua storia.

Ma quello è solo il traguardo di un percorso iniziato molto prima: molti tifosi giallorossi, infatti, non scordano il 14 maggio del 2000, quando fu la Lazio a vincere il tricolore; paradossalmente, la rincorsa scudetto dei capitolini iniziò proprio quando a festeggiare erano i cugini.

L’estate del 2000

Subito dopo aver assistito al trionfo di Nesta e compagni , il Presidente Franco Sensi mise mano al portafoglio, e con una serie di poderose manovre finanziarie (con, tra le altre, l’ingresso in Borsa del titolo AS Roma), allestì una campagna acquisti memorabile. Alla corte di Fabio Capello arrivarono Samuel dal Boca Juniors, Zebina dal Cagliari, Emerson dal Bayer Leverkusen e Alenichev dal Perugia. Ma il vero “colpo da novanta” fu senza dubbio l’ingaggio di Gabriel Batistuta, che a Firenze aveva messo a segno, in nove stagioni, la bellezza di 168 reti. Questi inserimenti andarono ad immettersi nella già ottima ossatura costruita da Capello nella stagione antecedente, comprendente Cafu e Aldair in difesa, gli arcigni Cristiano Zanetti e Tommasi a centrocampo, il prolifico Montella in attacco ovviamente appoggiato dal capitano Francesco Totti.

Le parole di Aldair, ad inizio stagione, lasciavano presagire una stagione da protagonisti. Alla domanda “Come hai vissuto la vittoria dello scudetto della Lazio” rispose infatti “Non ho sofferto più di tanto per lo scudetto della Lazio. Ho pensato solo alle facce che faranno loro quando lo vincerò io. Cioè quest’anno“.

La Roma sarebbe partita a braccetto con la Lazio campione d’Italia tra le favorite della Serie A, ovviamente a pari passo con la sempre pericolosa Juventus di Ancelotti. Molto attese, naturalmente, le milanesi di Lippi e Zaccheroni, oltre al super-Parma targato Tanzi e Malesani.

Un inizio sprint

Il campionato, dopo un’estate densa di impegni per lo sport italiano (in particolare facciamo riferimento al Campionato Europeo, contraddistinto dal “cucchiaio” di Totti in semifinale con l’Olanda, e dalle Olimpiadi di Sydney), parte il primo di ottobre, una data piuttosto tardiva rispetto al consueto.

Roma che parte fortissimo, con tre vittorie nelle prime tre partite, su Bologna, Lecce e Vicenza, prima di cadere a San Siro con l’Inter del subentrato Tardelli. In ogni caso, il trio d’attacco sembra veramente efficace, ed in classifica i giallorossi si trovano già sopra alle contendenti, dal momento che al primo di novembre, con la Roma a 9 punti, Juventus e Lazio stazionano a 7 punti , Inter a 6 e Milan a 4.

Da qui in avanti, la Roma ingrana ulteriormente la marcia, inanellando cinque vittorie e un pareggio nelle successive sei gare: le vittime sono Brescia (affossato da una tripletta di Batistuta), Reggina, Verona, Fiorentina (memorabili le lacrime di Batigol dopo un grande gol da fuori area alla sua ex squadra), pari a Perugia e vittoria con l’Udinese.

Dopo dieci giornate, la Roma è prepotentemente in testa a 25 punti, seguita da Atalanta e Juve a 19, Lazio e Milan a 18.

Tutti pensano che la Roma possa essere la prima indiziata per la vittoria finale, ma dopo la battuta di arresto di Milano alla quarta giornata, arrivava un filotto di scontri diretti con le altri grandi squadre: prima il derby con i Campioni d’Italia della Lazio, poi la Juventus, la sorpresa Atalanta e il Milan (dopo la parentesi Bari), Napoli e Parma.

I punti negli scontri diretti e il titolo d’inverno

E’ il 17 dicembre 2000, serata che si rivelerà molto cara ai tifosi capitolini. I ragazzi di Capello, infatti, colgono quella sera la vittoria del derby romano nel modo più singolare e beffardo possibile per i cugini: l’autorete di Paolo Negro, infatti, sigillava la vittoria per la Roma e dava un’indicazione di come il fato sembrasse essere dalla parte giallorossa.

Dopo il pari casalingo con la Juve, arrivò la splendida vittoria di Bergamo, seguita dai due piccoli appannamenti con Bari e Milan, in cui Totti e compagni raccolsero un solo punto.

Lo straordinario attacco giallorosso rimise le cose in chiaro negli scontri con Napoli (3-0) e Parma (vittoria al Tardini per 1-2), in quella che era l’ultima giornata di andata.

La contemporanea sconfitta della Juventus a Bergamo laureò la Roma campione d’ inverno, che a quota 39 stazionava a +6 da Juventus e Lazio (nel frattempo presa in mano da Zoff).

Una galoppata (quasi) inarrestabile

Il girone di ritorno comincia come esattamente come quello d’andata: arrivano in fila le vittorie con Bologna, Lecce e Vicenza; nella quarta di ritorno, all’Olimpico, con l’Inter, furono Montella e Assuncao a rovesciare una partita che Vieri aveva messo sui binari nerazzurri, dando un ulteriore colpo alle speranze delle inseguitrici.

L’unico vero momento di flessione arriva a cavallo di marzo e aprile, quando con Reggina, Fiorentina e Perugia Totti e compagni raccolgono solo 2 punti. La vittoria di Udine, con i gol di Montella, Tommasi e del nipponico Nakata, preparano i giallorossi al rush finale , dato che alle porte vi è il tour de force rappresentato da Lazio e Juventus. In questo momento, la Roma ha 6 punti di vantaggio sui bianconeri e 7 sulla Lazio.

Il calcio toglie, il calcio dà

Nel derby del 29 aprile, la Lazio si gioca le residue chance di scudetto, che sembrano svanire definitivamente quando la Roma si porta sul 2-0 grazie alle reti di Batistuta e di Delvecchio, solito uomo-derby. Nedved e Castroman sulla sirena riprendono i giallorossi, attesi dalla Juventus al Delle Alpi in una vera e propria gara-scudetto.

I bianconeri di Ancelotti, stazionari a -6, partono arrembanti e mettono subito la gara nel binario giusto, dal momento che in meno di 10 minuti si trovano già sul 2-0 a proprio favore, grazie alle reti di Del Piero e Zidane. Con quel risultato, andrebbero a -3 dalla Roma, riaprendo ogni discorso.

Ma è l’uomo che non ti aspetti a rimettere tutto apposto: il giapponesino Nakata, coraggiosamente entrato al posto di Totti, indovina un siluro da lontano a dieci minuti dal termine, che unito all’incertezza di Van Der Sar su Montella nel finale vuol dire 2-2 finale, con la Roma che resta a +6 e si avvicina a grandi falcate al traguardo finale.

Le vittorie con Atalanta e Bari, seguite dai pari con Milan e Napoli, proiettano la Roma all’ultima giornata con un match point clamoroso, nella partita in casa con un Parma che non ha più nulla da chiedere al campionato.

L’urlo del 17 giugno 2001

A Roma, lo scudetto manca dal maggio 1983, con quella che era la Roma di Falcao. Lo scontro col Parma poteva spezzare quell’attesa.

In un Olimpico che esplodeva di entusiasmo, Totti, Montella e Batistuta hanno trascinato i giallorossi alla vittoria, battendo il Parma e mandando in estasi i tifosi, che così “scucivano” così lo scudetto dal petto dei nemici laziali, vincenti solo un anno prima.

Era il coronamento di una stagione perfetta, col tridente Totti-Batistuta-Montella che si è rivelato uno dei più prolifici della storia della nostra Serie A; un centrocampo tutto polmoni con gli instancabili Tommasi e Zanetti, unitamente  alle geometrie di Emerson; un gioco sulle fasce spumeggiante grazie ai velocissimi Cafu e Candela, una difesa blindata grazie a Zago, Aldair e Zebina a protezione di Antonioli.

Fabio Capello aveva così conquistato un titolo tra i più significativi della sua carriera, perché ottenuto lontano da una piazza notoriamente vincente.

Tutti i tifosi romanisti ricorderanno a vita quel giugno del 2001, capitolo finale di un romanzo iniziato nel maggio del 2000.

ROSA

Portieri: Francesco Antonioli, Marco Amelia, Cristiano Lupatelli, Carlo Zotti.

Difensori: Cafù, Antonio Carlos Zago, Aldair, Jonathan Zebina, Walter Samuel, Damiano Ferronetti, Alessandro Rinaldi, Cesare Bovo, Vincent Candela.

Centrocampisti: Cristiano Zanetti, Marcos Assunçao, Eusebio Di Francesco, Hidetoshi Nakata, Emerson, Massimo Bonanni, Gaetano D’Agostino, Damiano Tommasi, Gianni Guigou, Daniele De Rossi, Alessandro Tulli, Daniele De Vezze.

Attaccanti: Francesco Totti, Vincenzo Montella, Gabriel Batistuta, Abel Balbo, Marco Delvecchio, Daniele Martinetti.

Allenatore: Fabio Capello

Capitano: Francesco Totti

Giocatore con più presenze in campionatoDamiano Tommasi – 34 presenze

Miglior marcatore: Gabriel Batistuta – 20 reti

FORMAZIONE TIPO (3-4-1-2)

Antonioli; Zago, Samuel, Zebina; Cafù, Tommasi, Emerson, Candela; Totti, Batistuta, Montella.

CLASSIFICA FINALE CAMPIONATO 2000/2001

Roma 75
Juve 73
Lazio 69
Parma 56
Inter 51
Milan 49
Atalanta 44
Brescia 44
Fiorentina 43
Bologna 43
Perugia 42
Udinese 38
Lecce 37
Verona 37
Reggina 37
Vicenza 36
Napoli 36
Bari 20

Riccardo Moro
Editorialista, copywriter, appassionato di comunicazione, sport e giochi. Da sempre racconta storie di calcio, motori e gambling.