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Riccardo Albini è uno di quei signori che rispondono con tono serio e saldo alle più irriverenti (e facili) ironie del mondo social. È, per dirlo con una battuta comoda ed intuitiva, quello che i Millennial e la Generazione Z appellerebbero come «boomer». È allora davvero curioso scoprire che Albini, giornalista, è l’inventore di quel fantacalcio che, introdotto in Italia nei primi anni Duemila, è letteralmente esploso all’alba degli anni Dieci del nostro Secolo.

L’origine del Fantacalcio

Classe 1953, Albini ha in realtà «inventato» il fantacalcio nel 1990. O meglio, è a questa data che va ricondotta la pubblicazione dell’opera prima del giornalista italiano (Serie A-fantacalcio, proposto senza successo alla Gazzetta dello Sport): «Era il 1990. Vennero stampate 10mila copie e ne vendemmo un quarto. A livello editoriale fu un bagno di sangue ma i numeri parlano chiaro: quell’anno circa 15mila persone divennero fantallenatori».

Più che di invenzione, comunque, sarebbe corretto parlare di «trasposizione». Albini all’epoca lavorava per la rivista italiana Videogiochi, e alla luce delle proprie competenze e mansioni di giornalista era solito viaggiare spesso fuori dall’Europa, destinazione Stati Uniti d’America. Si trova a Chicago, Albini, quando improvvisamente gli capita tra le mani un libro che parla di Fantasy Football. Apriti cielo. Pochi mesi dopo, ne uscirà una versione speculare indirizzata agli amanti del Baseball.

Albini capisce che quello è il futuro. Legge le pagine americane con grande avidità, curioso e al contempo impaziente di formulare le proprie regole, redatte qualche tempo dopo insieme ad alcuni amici. Il vero problema era semmai di natura culturale: come poter insegnare ad una nazione – e ad una tradizione – lontana dalla mania e dalla venerazione delle statistiche – com’è invece l’America, si pensi solo all’NBA – l’importanza dei numeri nello sport?

Ma Albini leggeva i giornali italiani e, nonostante la Rosea gli rifiuterà la pubblicizzazione e la sponsorizzazione dell’idea, sarà proprio questo giornale, non l’unico chiaramente, a fornire ai fantallenatori, in assenza di un supporto digitale comune per tutti, lo strumento perfetto per potersi confrontare sulle pagelle, quindi i voti, i risultati e i bonus/malus (ammonizioni, autogol, espulsioni, etc.).

Il boom: dalla metà degli anni 90 all’epoca dei social

Prima che la Gazza prendesse in carico questa pepita d’oro, era solo questione di tempo. È infatti il 1994 quando sulle pagine della Rosea vengono pubblicate, per la prima volta nella storia, le liste ufficiali del Fantacalcio con quotazioni e altre statistiche succulente. Il successo è immediato. Ci si aspettano cifre tra i 5000 e i 10.000 fantallenatori, ma alla fine dell’anno sono già in 70.000 a giocare al gioco più bello del mondo, dopo il calcio (così recitava il sottotitolo dell’opera di Albini).

L’avvento di internet e la diffusione capillare del gioco, favorito anche e soprattutto dalle televisioni e dai social-network, hanno poi fatto il resto (oggi sono 5 milioni i fantallenatori solo in Italia). Albini si è defilato dalla società nel 2001, poco prima che il gioco esplodesse definitivamente.

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Le regole, stilate in maniera definitiva insieme ai collaboratori Alberto Rossetti e Diego Antonelli, sono abbastanza semplici: ogni fantallenatore crea la propria rosa (con un numero di giocatori e crediti uguali per ogni fantallenatore) attraverso un’asta che, soprattutto per il mercato estivo, può portare via anche un’intera giornata di lavoro.

Tutto sta nell’azzeccare i colpi giusti su cui puntare, ma le variabili che portano alla vittoria o alla sconfitta della propria squadra nel corso della stagione sono parecchie: dalla scelta dei titolari allo scontro con gli altri fantallenatori, se la ruota gira bene, se non gira non c’è niente da fare.

Un popolo di fanta-allenatori

Il successo del gioco sta probabilmente proprio nel fatto che in Italia ci si sente allenatori a qualsiasi latitudine della Penisola, e ciò che è richiesto per vincere il fantacalcio è proprio la capacità di saper scegliere prima del (e durante il) campionato gli uomini giusti.

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Dalle sorprese alle certezze, dai difensori goleador ai centrocampisti low-cost, fino al portiere e alle riserve. Tutto dipende chiaramente dalla prestazione della squadra, oltre che del giocatore singolo, nella quale milita il giocatore acquistato. Se una squadra gira bene, difficilmente i fantavoti saranno bassi per il giocatore che vi gioca ogni settimana.

Può però anche darsi il caso opposto: che nel declino di una squadra, si abbia proprio quel giocatore che si salva dalla stagione deludente.

Prima dell’avvento dei cellulari, degli smartphone e di internet, la modalità preferita dagli italiani era quella di giocare tutti contro tutti: vinceva cioè il fantacalcio la fantasquadra con la somma voti (giornata per giornata) più alta al termine della stagione.

Oggi, la soluzione più gradita sembra essere invece quella relativa al calendario, che prevede veri e propri scontri diretti tra i fantallenatori, che domenica dopo domenica sperano di strappare punti fondamentali per l’ottenimento della vittoria finale. Che non è mai soltanto, comunque, una questione di competenza.

Dalle gufate preventive al profilo basso, dall’egocentrismo all’ironia: tutto questo è fantacalcio, tutto questo e molto altro è il gioco più amato dagli italiani. Dopo il calcio.

Gianluca Palamidessi
Crede solo a ciò che è impossibile (Tertulliano). Appassionato di Football e Filosofia, cerca il passaggio filtrante per trovarle nella profondità. Se si parla di sapienza, sa riderci su. Se si parla di pallone, lo scherzo finisce subito.