gresko inter

Zanetti, Milito, Facchetti, Matthaus, Bergomi, Meazza: sono innumerevoli i giocatori che hanno fatto la gloriosa storia dell’Inter, uno dei club calcistici più amati e seguiti al mondo.

Questi campioni, oltre ad aver contribuito alle vittorie di un club leggendario, sono ben impressi nella memoria collettiva dei tifosi nerazzurri. Loro come chiunque altro abbia contribuito a scrivere pagine di storia sportiva per la celebre formazione meneghina.

Esiste un’altra categoria di giocatori, però, che è rimasta impressa nella mente dei tifosi: quella dei bidoni che hanno vestito la maglia interista.

Si, perché, oltre a tanti campioni, l’Inter nella sua storia ha annoverato (come è capitato del resto a tutte le società di Serie A) anche tanti giocatori molto scarsi, o che hanno reso molto al di sotto delle aspettative, arrivati in pompa magna per poi deludere clamorosamente.

Abbiamo stilato – con un pizzico di inevitabile ironia – la nostra top 11 dei bidoni della storia dell’Inter. Vediamola insieme.

La top 11 dei bidoni della storia interista

Portiere: Fabian Carini

Se lo raccontate ad un marziano, non ci crederà mai. Dopo zero presenze in due anni alla Juventus, il giovane uruguagio classe ’79 viene scambiato con l’Inter nel 2004 nientemeno che per.. Fabio Cannavaro, futuro pallone d’oro. L’estremo difensore collezionerà 4 presenze in nerazzurro, chiuso da Toldo, per lasciare in seguito Milano senza alcun rimpianto. A Torino si stanno ancora sfregando le mani.

Terzino destro: Martin Montoya

Dura, durissima cogliere l’eredità di mostri sacri nerazzurri come Facchetti, Bergomi e Zanetti. Montoya, promessa della cantera blaugrana, non solo non la coglie, ma non ci va minimamente vicino. Arrivato nel 2015 alla corte di Mancini, dura sei mesi e colleziona tre presenze anonime. A gennaio 2016 se ne va al Betis, ma nessuno si accorge della sua partenza.

Centrale destro: Bruno Cirillo

Puntalo, puntalo che è scarso” Così Materazzi, nel 2004, suggeriva Recoba, indicando Cirillo come punto debole della difesa della Reggina. L’episodio ha poi generato una deprecabile scazzottata, ma tutti i torti Materazzi non li aveva: nel 2000-2001 Cirillo guidava in nerazzurro una difesa capace di prendere valanghe di gol (derby compreso…); quell’anno, poi, il povero Bruno più volte finì per essere panchinato perché gerarchicamente superato da Ferrari e Simic (mica Beckenbauer e Baresi, per dire).

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Centrale sinistro: Gonzalo Sorondo

L’Inter pesca in Uruguay nel 2001 e consegna a Cuper Gonzalo Sorondo, difensore centrale che avrebbe dovuto lasciare il segno in nerazzurro. Il segno lo lascia, ma in tribuna: colleziona 11 presenze in due stagioni, la maggior parte delle quali condite da svarioni e incertezze. Se ne va poi in Inghilterra, per una carriera di bassissimo tenore.

Terzino sinistro: Vratislav Gresko

Chiariamoci: Gresko non è UN bidone, Gresko è IL bidone. Il giocatore più odiato nella storia nerazzurra. Del resto per battere una folta concorrenza fatta dai vari Centofanti, Pistone, Brechet, Coco, Erkin, Macellari, Wome, Dodò, doveva arrivare un fenomeno in negativo. Gresko mette d’accordo tutti. Gli juventini ancora lo ringraziano.

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Centrocampista di destra: Ezequiel Schelotto

Dopo due discrete stagioni nell’Atalanta (e prima ancora nel Cesena), nel gennaio 2013 l’Inter decide di puntare sull’ala destra argentina. Dopo tre presenze, firma il clamoroso gol nel derby contro il Milan. I più diranno: “da lì, carriera in ascesa!”… invece, Schelotto si perde nei corridoi di Appiano Gentile, tanto che progressivamente si accomoda in panchina senza più alzarsi. Mazzarri, in estate, lo silura.

Centrocampista centrale: Vampeta

Giù il cappello, signori. Siamo di fronte a un top-bidone assoluto. L’Inter lo nota (e non è una battuta) sia per due buone stagioni al Corinthians sia per le foto nude su una rivista gay nel 1999. Paragonato a Dunga, arriva in nerazzurro sponsorizzato da Ronaldo per 40 miliardi di lire: colleziona solo una presenza in Serie A con Lippi, poi viene collocato nel dimenticatoio nerazzurro.

Centrocampista centrale: M’vila

M’vila chi? Francese classe ’90, pupillo di Mazzarri, l’Inter pensa di sistemare il proprio centrocampo prelevandolo dal Rubin Kazan. Racimola otto presenze in nerazzurro, combinandone una più di Giamburrasca, e con l’arrivo di Mancini si accomoda in tribuna senza più alzarsi.

Centrocampista di sinistra: Zdravko Kuzmanovic

Ok, per i puristi della tattica, Kuzmanovic non sarebbe proprio un centrocampista mancino. Tuttavia, in quanto a scarsezza, davvero non potevamo non trovare un posto per l’ex centrocampista della Fiorentina. E dire che in nerazzurro gioca anche parecchio: 55 presenze in due anni tentando, senza successo, di contrastare o impostare.

Prima punta: Darko Pancev

La Gialappa’s Band ci ha costruito mezza carriera. Nel 1991, il macedone segna raffiche di gol con la Stella Rossa, con cui vince addirittura una Champions League. A Milano, però, deve essere arrivato il gemello scarso: il “cobra”, così veniva soprannominato, dopo un buon inizio in Coppa Italia, si trasforma in “ramarro”, centrando una serie di prestazioni rabbrividenti. Il computo è di 19 presenze e 3 gol in Serie A, con una valanga di gol sbagliati davanti alla porta, che lo incoronano ancor oggi come peggior attaccante della storia nerazzurra.

Seconda punta: Ishak Belfodil

Folta concorrenza per questa maglia. L’ex Parma Belfodil arriva a Milano nel 2013 in compagnia di Mauro Icardi, col quale avrebbe dovuto comporre una micidiale coppia gol. Invece, in nerazzurro Belfodil si segnala solo per un’espulsione patita contro il Verona, e per le otto ectoplasmatiche presenze (condite da zero gol) nella gestione Mazzarri.

Menzioni d’onore

Tanti, tantissimi i tagliati fuori da questo improbabile undici. Ci limitiamo a segnalare gli altri nomi che hanno concorso a questa sciagurata formazione: Carrizo, Quaresma, Gabigol, Botta, Fadiga, Alvarez, Vivas, Rivas, Gilberto, Domoraud, Pacheco, Peralta, Hakan Sukur, Brncic, Simic, Guly, Lamouchi, Solari, Castaignos, Forlan,  Luciano, Obinna, Pereira, Taider, Sainsbury.

Chi sarà il prossimo (presunto) campione ad entrare in questa poco ambita lista?

Riccardo Moro
Editorialista, copywriter, appassionato di comunicazione, sport e giochi. Da sempre racconta storie di calcio, motori e gambling.